“Il Sacro Romano Impero” di Peter H. Wilson
- 10 Aprile 2017

“Il Sacro Romano Impero” di Peter H. Wilson

Scritto da Emanuele Monaco

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L’impero e l’Europa

Quest’ultimo capitolo, quello che risulta più “politicamente” interessante, parte da una base concettuale molto recente. In una Europa da ricostruire dopo i disastri causati da un nazionalismo cieco ed aggressivo nella prima metà del XX secolo, il fantasma dell’impero carolingio infatti è stato rievocato, soprattutto in Germania, dai primi tentativi di integrazione europea come la CECA del 1950, con una tradizione di un Europa di identità locali, regionali, pre-nazionali, prima ritenuta anacronistica e antistorica, che ritorna come antidoto alla distruzione del continente e della sua cultura. Da qui Wilson, se da una parte argomenta che proprio dalla critica alle strutture imperiali sia nata la moderna disciplina storica, con l’attenzione alle storie nazionali e al progresso dello stato centralizzato (per lui l’impero tuttavia non ha la “colpa” della mancata unificazione tedesca, un’unificazione che “nessuno riteneva necessario costruire” prima dell’Ottocento), dall’altra ritiene che una sua riabilitazione può aiutarci a comprendere meglio l’Europa moderna. Perché, anche se politicamente e geograficamente distante, l’impero era un motivo di attaccamento per i suoi abitanti. Questi possedevano diverse identità all’interno della struttura orizzontale dell’impero. Un cittadino di Milano poteva essere un cattolico, un borghese, un padre di famiglia, un membro di una corporazione e un Italiano anche se allo stesso tempo suddito imperiale. Molte realtà locali vedevano nell’impero una fonte di sicurezza e protezione della propria particolarità contro le rivendicazione centralizzatrici degli stati nazionali. Un impero di cui Wilson tenta di decostruire la “germanicità”, prendendosi molto tempo e spazio da dedicare al rapporto che Cechi, Italiani, Francesi, Neerlandesi, Svizzeri avevano con esso, una particolarità che si manifesta in tutti i capitoli del libro. Perché la componente “multinazionale” dell’impero è centrale nella visione dell’autore riguardo la sua “seconda vita” moderna. Ma se quindi la tradizione imperiale rivive nella moderna Unione Europea, per l’autore quest’ultima condivide con l’altra i suoi limiti strutturali, soprattutto la permeabilità dei suoi confini e le diverse e confuse giurisdizioni, e i suoi problemi, la complessità “bizantina” delle sue istituzioni, la loro distanza dai cittadini e il continuo affidamento al compromesso.

Come Wilson argomenta, la “democrazia deriva la propria legittimità da un dibattito libero ed aperto, non dalla pratica del voto”, ed è questo il problema principale dell’UE, in cui le istituzioni europee non riescono a creare un dibattito pubblico continentale. Naturalmente è uno storico troppo abile per dire che istituzioni di secoli fa, con le loro strutture premoderne e socialmente ineguali, possano essere usate come esempi per il presente, ma se la storia dell’impero di Carlo Magno ha qualcosa da insegnarci, è che l’appartenenza deriva dalla consapevolezza e dalla partecipazione, non da trattati internazionali e che una politica unitaria può essere esercitata anche in una struttura orizzontale in cui diverse identità locali interagiscono tra loro. Se infatti sia federalisti europeisti che euroscettici vedono le istituzioni politiche come poli di accentramento del potere esercitato su aree ermeticamente chiuse, il Sacro Romano Impero, e Peter Wilson, ci ricordano che questo non è stato l’unico passato dell’Europa, ed è molto probabile che non ne sarà il futuro.


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Scritto da
Emanuele Monaco

Classe 1990. Dottorando in storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Dopo aver studiato presso l’Università Federico II di Napoli, l’Università di Bologna e la Paris I Sorbonne di Parigi, ha lavorato a Londra. Si occupa di storia europea, relazioni transatlantiche e storia di genere

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