Saving for a rainy day. Cicli economici e politica fiscale
- 25 Maggio 2018

Saving for a rainy day. Cicli economici e politica fiscale

Scritto da Gianluca Piovani

5 minuti di lettura

Il titolo del primo capitolo del fiscal monitor dell’aprile 2018 del Fondo Monetario Internazionale[1] (d’ora in avanti FMI) è «saving for a rainy day», ovvero «risparmiando per un giorno di pioggia». Tale titolo esprime il principio di buon senso secondo cui nei periodi buoni è bene risparmiare/accumulare in vista di quelli cattivi. L’FMI rileva quindi che, poiché attualmente stiamo attraversando un ciclo economico positivo, sarebbe bene risparmiare. Al contrario nei periodi buoni la tentazione è quella di non preoccuparsi di possibili difficoltà future e, per quanto banale, ciò è quanto sta accadendo attualmente in molti paesi del mondo.

In base al World Economic Outlook dell’FMI di Gennaio 2018[2], la crescita del PIL mondiale è stata del 3.2% nel 2016, del 3.7% nel 2017 e dovrebbe attestarsi al 3.9% sia per il 2018 che per il 2019. Una crescita mondiale del 3.9% è un buon valore. Ciò che preoccupa d’altra parte è la lunghezza del ciclo finanziario economico positivo che l’ha sostenuta. A partire dal 2008 le banche centrali di tutto il mondo hanno posto in essere misure espansive per combattere la crisi economica: in diverse aree geografiche i tassi d’interesse ufficiali sono stati portati a 0 o addirittura sono divenuti negativi mentre contemporaneamente sono stati massicciamente acquistati titoli pubblici per iniettare nuovo denaro nell’economia e sostenere il credito.

La politica monetaria espansiva delle banche centrali è stata decisiva per evitare che la crisi si prolungasse nel tempo, ma ha creato alcuni squilibri finanziari. I tassi di interesse calanti hanno causato rialzi nei mercati obbligazionari così come sono stati alla base di uno dei cicli positivi più lunghi della storia del mercato azionario, i cui valori attuali possono essere considerati molto elevati.

Il progressivo rialzarsi del livello dell’inflazione sta ora, al contrario, costringendo le banche centrali di vari paesi sviluppati[3] ad iniziare la riduzione delle misure di stimolo prima, e a mettere in atto misure di normalizzazione poi (ovvero misure restrittive per riassorbire l’eccessiva liquidità in circolo). Questo scenario mette a rischio la stabilità finanziaria a livello globale e rende probabile l’avvicinarsi di picchi di volatilità, ovvero di tensioni sul mercato che possono causare forti oscillazioni nei prezzi.

Ciò che preoccupa sono le eventuali oscillazioni a ribasso, in altre parole i cosiddetti crolli e le crisi di borsa. Non a caso il Global Financial Stability Report di aprile dell’FMI[4] mette in guardia contro possibili prossimi shock finanziari.

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: Contesto economico attuale


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Scritto da
Gianluca Piovani

Nato nel 1991 a Bologna, ha conseguito la laurea magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica «Il Chiasmo». La sua esperienza lavorativa inizia con ricerca economica in Prometeia e prosegue in Banca di Bologna con la gestione patrimoniale. Attualmente lavora per la multinazionale Crif e si occupa di servizi informatici per banche.

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