“Romanzo di uno scandalo. La Banca Romana tra finzione e realtà” di Clotilde Bertoni
- 15 Maggio 2018

“Romanzo di uno scandalo. La Banca Romana tra finzione e realtà” di Clotilde Bertoni

Scritto da Jaka Makuc

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La Banca Romana: l’ultima battaglia del Risorgimento

Il saggio è infatti ripartito in tre sezioni: una prima parte introduce l’affinità della situazione politica a fine XIX secolo tra Francia e Italia, tratteggiando la complessità del particolare momento storico e la sua esemplificazione nello scandalo del Panama, antecedente e corrispettivo francese di quello della Banca Romana; la parte centrale del testo si concentra invece in una disamina minuziosa[1] ma scorrevole della storia della Banca Romana, dalle origini alla crisi; infine, una ricca antologia di produzioni letterarie inerenti allo scandalo bancario o, più in generale, politico (uno tra i molti: Il Gattopardo), con un’incursione conclusiva nelle sue trasposizioni cinematografiche.

La ricostruzione storica è quindi, fin dalle primissime pagine, accompagnata dalla ricezione dello scandalo e dalla reazione che questo suscita nell’opinione pubblica, presenza costante e imprescindibile all’interno della narrazione: in effetti, lo scandalo è possibile solo per via della sua pubblicità e della cronaca, strumento che in quegli anni conosceva la propria affermazione.

La formazione letteraria dell’autrice risulta dunque evidente già dall’inizio del volume, la cui fisionomia di saggio storico, quantunque innegabile, assume talvolta i caratteri del testo di critica letteraria. Difatti, alla ricerca storiografica si accompagna sovente il confronto con la narrativa ottocentesca e i parallelismi rinvenibili tra questa e lo scandalo bancario; viene così evitata la prolissità della giaculatoria evenemenziale e si imposta invece l’esplicazione della crisi della Banca Romana in una narrazione che, a tratti, acquista appunto il ritmo del romanzo storico.

Tutto ciò viene esplicitato dalla stessa autrice: «gli eventi che la compongono [la vicenda della Banca Romana] si possono suddividere in un prologo e in quattro atti, di diversa durata» (p. 76). Protagonisti di questo scandalo sono uomini talvolta grotteschi a tal punto da risultare, per l’appunto, romanzeschi. Primo tra tutti è Bernardo Tanlongo, «personaggio insieme macchiettistico e inquietante» (p. 80), il governatore della Banca Romana. Al centro di una rete clientelare così fitta da arrivare presumibilmente ai Savoia stessi, la banca da lui gestita, insieme ad altre cinque, si troverà al centro di un’indagine voluta dall’allora ministro Luigi Miceli, eroe garibaldino (siamo nel dicembre del 1889).  A capo dell’ispezione della Banca Romana viene posto Giuseppe Giacomo Alvisi, altro esponente della Sinistra storica, a cui sarà affiancato un funzionario del Tesoro: Gustavo Biagini. Questi «assoda rapidamente reati massicci: una circolazione di cartamoneta che eccede il limite consentito di oltre venticinque milioni, un portafoglio irregolare, conti correnti non garantiti, crediti in sofferenza, un deficit di cassa di nove milioni, e l’esistenza, per la stessa entità di denaro, di banconote create indebitamente, vale a dire non risultanti dai verbali» (p. 83).

Da qui, si dipanerà una lunghissima e intricata sequela di corruzioni, connivenze, occultamenti e indecenze che saranno al centro della cronaca almeno fino al 1894. A colpire l’opinione pubblica fu il progressivo emergere del coinvolgimento nelle malversazioni di uomini politici di spicco; inoltre, ben tre Primi Ministri (Rudinì, Crispi e Giolitti) si vedranno compromessi dallo scoppio dello scandalo, tanto che Giolitti sarà costretto a rassegnare le dimissioni (la fine del “primo governo Giolitti”).

Ed è proprio questo coinvolgimento massivo della classe politica nella corruttela bancaria a indignare l’opinione pubblica.

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Scritto da
Jaka Makuc

Studente di Filosofia presso l’Università di Pavia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo. Allo studio della filosofia, accompagna l’interesse per l’ermeneutica biblica, la teoria del pensiero rivoluzionario e la storia del socialismo italiano con particolare riferimento all’opera di Giacomo Matteotti.

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