The Long View: scenari OECD di lungo periodo

OECD

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Un mondo multipolare

Lo studio riporta interessanti dati e stime riferiti all’equilibrio tra membri OECD (in sostanza i paesi sviluppati di oggi ovvero Europa, Giappone, Australia ed America del Nord) e paesi emergenti (gli 11 non inclusi nell’OECD di cui sopra). A seguire un grafico che mostra la composizione del PIL mondiale per aree:

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La quota riferita ai paesi OECD del PIL mondiale nel 2000 era pari al 72%. Nel 2010 questa è diminuita al 54% e si prevede si riduca fino al 43% entro il 2060. La quota di Cina ed India invece si espande notevolmente arrivando ciascuna a rappresentare circa il 20-25% del PIL mondiale del 2060. Il trend relativo alla Cina è tuttavia interessante: il forte incremento del PIL cinese subisce secondo le stime OECD una battuta d’arresto dovuta alla chiusura del cosiddetto gap con la sua crescita potenziale. Secondo le teorie economiche prevalenti esistono una serie di fattori di fondo, come ad esempio la qualità delle istituzioni e la demografia, che definiscono le potenzialità di crescita di un Paese nel lungo periodo. Se per qualche motivo queste cambiano si aprirà una fase di crescita accelerata che colmerà il gap del Paese con il suo potenziale fino a quando finalmente il potenziale sarà raggiunto. In altre parole, la crescita economica non può essere infinita; può essere molto rapida per un certo periodo di tempo ma infine inevitabilmente si scontrerà con il potenziale di lungo periodo. Lo studio dell’OECD suggerisce che la Cina colmerà molto rapidamente il gap per poi attestarsi su una crescita di lungo periodo più moderata. Al contrario l’India chiuderà il gap molto più lentamente ma ha le potenzialità per continuare il suo percorso di chiusura del gap nel lungo periodo.

Fino a quale punto il gap di PIL potenziale di Cina ed India sarà chiuso? La scomposizione della quota di crescita del PIL mondiale di ciascuna area geografica mostra che, sebbene la quota della crescita mondiale ad oggi imputata alla Cina sia considerevole, nel lungo periodo questa quantità diminuirà notevolmente fino ad essere superata da quella dell’OECD:

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In altre parole il modello cinese è molto efficace nella fase di primo sviluppo ma lo statalismo potrebbe non permettere alla Cina di superare la cosiddetta trappola del reddito medio destinandole una sorte simile a quella della Russia nel corso della guerra fredda. A seguito di un massiccio sviluppo dovuto ad investimenti statali ed all’accentramento dell’economia, l’ingombrante mole dello Stato russo non ha poi permesso al Paese di essere sufficientemente flessibile per sviluppare la tecnologia ed il benessere diffuso che hanno avuto gli USA. La democrazia ed il liberismo sono poco efficienti nella fase di primo sviluppo, in cui gli imponenti investimenti per modernizzare velocemente un Paese sono guidati dallo Stato. Le istituzioni tipiche del mondo occidentale diventano invece decisamente più efficienti quando la fase di sviluppo accelerato dell’economia si esaurisce e diventa necessario concentrarsi su flessibilità e innovazione.

Lo scenario ipotizzato dall’OECD suggerisce quindi un equilibrio mondiale multipolare. Da un lato gli stati ad oggi sviluppati (semplificando l’OECD) resteranno comunque il polo più rilevante di sviluppo e benessere economico, ma dall’altra parte la quota di PIL di India e Cina sarà circa equivalente a quella dei paesi OECD. Il grafico che segue riassume efficacemente quanto sopra:

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In questo grafico si ha il reddito reale pro capite di ogni Paese in percentuale di quello degli USA sia ad oggi (barra azzurra) che nel 2060 (triangoli). Da un lato quasi tutti i paesi mostrano di convergere verso gli Stati Uniti (il livello dei triangoli è generalmente più alto di quello delle barre azzurre), dall’altro pochi raggiungono il valore del 100% (parità con gli USA). In particolare, sebbene vi sia un notevole sviluppo di Cina ed India, queste non arrivano a raggiungere rispettivamente il 60% ed il 40% del livello di benessere degli USA.

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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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