“Scienza in vendita. Incertezza, interessi e valori nelle politiche pubbliche” di Codagnone, Bogliacino e Veltri

Scienza in vendita. Incertezza, interessi e valori nelle politiche pubbliche

Recensione a: Cristiano Codagnone, Francesco Bogliacino e Giuseppe A. Veltri, Scienza in vendita: Incertezza, interessi e valori nelle politiche pubbliche, Egea, Milano 2018, pp. 236, 30 euro (scheda libro). 


Il dibattito sul rapporto tra politica e scienza ha una storia articolata e di recente è ritornato al centro della discussione pubblica. In questo ambito si confrontano posizioni opposte: da un lato chi tende a considerare la scienza “ortodossa” come un’entità monolitica da usare come criterio per l’organizzazione della società, dall’altra il rifiuto del dato, in nome della presenza di conflitti di interessi nella produzione scientifica. Due visioni che vanno man mano radicalizzandosi, che trovano forza nell’irrigidimento e nelle lacune dell’altra: se i rimandi alle “lobby delle case farmaceutiche” risultano spesso goffi e superficiali, espressioni come “era della post-verità”, “negazionismo economico”, “complottismo”, tendono a delegittimare in partenza ogni spunto critico. In questo contesto si inserisce il libro Scienza in Vendita di Cristiano Codagnone, Francesco Bogliacino e Giuseppe A. Veltri, che offre uno studio sistematico delle interazioni tra produzione di sapere e di politiche, mostrando le ingenuità e le degenerazioni delle retoriche in voga.

L’idea di un rapporto verticale tra evidenza empirica e politiche pubbliche emerge nel Regno Unito a partire dagli anni Ottanta. Il primo governo Thatcher inaugura il processo di aziendalizzazione del settore pubblico, dando vita al cosiddetto New Public Management (NPM). La tendenza viene poi esacerbata dal mantra blairiano del “what works” che si propone di superare le vecchie ideologie e fondare ogni politica pubblica esclusivamente sulla base dell’evidenza empirica. Nasce così nel 1997 il programma delle Politiche Basate sull’Evidenza (PBE), che si circonda di un’ampia rosa di istituzioni ad hoc, centri di ricerca, think tank, che lavorano secondo metodologie prestabilite (analisi costi-benefici, Randomized Control Trials), ponendo enfasi su efficienza e quantificazione. Si instaura da allora in larga parte del mondo occidentale un vero e proprio revival tecnocratico. Scienza in Vendita si presenta come una fervida critica a tale approccio, ed alla concezione della scienza ad essa sottesa: «il binomio NPM-PBE ambisce a eliminare qualsiasi elemento politico dal processo decisionale. Si tratta di un approccio rozzamente positivista, ingenuo e parziale» (p. 35).

Il volume, attraversando alcuni dei contributi più importanti di storia e filosofia della scienza dell’ultimo secolo, delinea un’immagine più consapevole del processo di ricerca. La produzione di evidenza viene presentata come passibile di condizionamenti sociali e finanziari, oltre che soggetta a limiti epistemici e cognitivi. Forti di queste considerazioni e tenuto in debito conto delle difficoltà materiali di coordinamento nell’implementazione delle politiche, gli autori tentano poi di fornire linee guida su come reimpostare il legame tra evidenza empirica e politiche pubbliche.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Scienza in vendita

Pagina 2: Scienza, decisioni politiche ed evidenza empirica

Pagina 3: Il “triangolo delle politiche”


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Nato nel 1996. Laureato in Economia, Mercati e Istituzioni all'Università di Bologna, studia Economia e Politica Economica presso la stessa sede. Membro di Rethinking Economics Bologna. Si occupa primariamente di metodologia e storia dell'analisi economica.

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