“Sconfiggere il terrorismo. L’evoluzione della minaccia jihadista” di Andrea Manciulli
- 22 Novembre 2017

“Sconfiggere il terrorismo. L’evoluzione della minaccia jihadista” di Andrea Manciulli

Scritto da Enrico Cerrini

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Le tre teste di Daesh

Lo Stato islamico è descritto dall’Autore come una sorta di Idra di Lerna dotata di tre teste ognuna delle quali si muove in un determinato campo. Daesh è infatti capace di esercitare sia una minaccia convenzionale (simmetrica), dotata di un’organizzazione statale e di un esercito, sia una minaccia asimmetrica, tipica delle organizzazioni terroristiche. Al tempo stesso, Daesh sa perfettamente giocare nel campo mediatico. Grazie alle tre teste, lo Stato islamico impatta maggiormente sulla popolazione civile rispetto al predecessore Al Qaeda.

L’organizzazione è nata da una costola di Al Qaeda in Iraq a seguito della morte del leader al Zarqawi, quando fu fondato lo Stato Islamico in Iraq, gruppo costituito principalmente da iracheni, guidato da Abu Omar al Baghdadi e caratterizzato da un’agenda più localistica. Abu Bakr al Baghdadi ne divenne leader nel 2010, a seguito della morte del suo predecessore. All’interno dei centri di detenzione come Camp Bucca, il nuovo capo strinse i contatti con le forze baathiste di Saddam Hussein che il governo sciita di Baghdad aveva escluso dall’amministrazione del Paese.

Anche con l’aiuto della letteratura accademica, dopo aver analizzato la storia dell’organizzazione, Manciulli descrive la struttura di Daesh. La forma statale è stata agognata anche da Al Qaeda ma Daesh ne ha anticipato i tempi di realizzazione. Il territorio conquistato è diviso in Province (Wilayat), ciascuna governata da un Governatore (Wali) e dotata sia di un apparato amministrativo, il quale si occupa prevalentemente di sicurezza e di educazione islamica, che di un apparato per i servizi, il quale si concentra sulle infrastrutture.

L’esercito è articolato su tre livelli separati, in modo da limitare le infiltrazioni, e basato sul principio di indipendenza delle unità militari. Il primo livello rappresenta la leadership centrale composta da una dozzina di membri che comprendono l’Emiro generale e i responsabili dell’addestramento e dell’intelligence. Il secondo è formato da 27 leader territoriali volti ad agevolare le comunicazioni tra il primo e il terzo livello. Infine, 61 comandanti militari con un passato nell’esercito di Saddam Hussein appartengono al terzo livello. Ciascuno di essi conosce e comunica con solo uno dei 27 leader territoriali.

La struttura esecutiva vede come organo principale il Consiglio della Shura, composto da una decina di membri nominati dall’Emiro Generale. Il Consiglio della Shura è responsabile degli aspetti organizzativi e della nomina di comandanti ed emiri. Il suo lavoro è affiancato da altri Consigli tematici (militare, mediatico, intelligence, religioso, servizi postali, etc.). Gli uffici di governo sono ubicati a Raqqa e attuano le direttive in materia di salute, istruzione, sicurezza e rapporti con le tribù locali. Malgrado gli uffici impongano tasse di vario genere, la principale fonte di reddito per Daesh è rappresentata dai proventi delle attività illegali. Infine, organo di una certa importanza è l’Hisba, la polizia religiosa che verifica l’applicazione della legge.

L’abile sfruttamento dei media amplifica la minaccia asimmetrica posta dallo Stato islamico. La qualità della comunicazione è garantita da video seriali tradotti in diverse lingue per raggiungere un pubblico internazionale. I messaggi aggressivi rappresentano un’operazione di marketing volta a consolidare il brand di Daesh attirando sostenitori, per lo più giovani emarginati e inclini alla violenza a cui viene fornito un senso di appartenenza non riscontrabile nelle comunità in cui vivono. La radicalizzazione è quindi un tentativo di trovare una radice dopo anni di marginalizzazione, oltre che il risultato della diffusione di dottrine estremiste e manichee che attirano individui insoddisfatti, in genere con un passato nella microcriminalità. Il carcere si presta come grande bacino di reclutamento di queste personalità.

Il messaggio di radicalizzazione attira anche una parte di insospettabili, musulmani istruiti e apparentemente integrati. Grazie ai media, si compie il fenomeno dello jihad individuale, lotta condotta da cellule piccole e separate in grado di intraprendere azioni con mezzi artigianali in modo da accrescere il senso di vulnerabilità nella popolazione civile, così come teorizzato dal siriano Abu Musab al-Suri. Le azioni dei cosiddetti lupi solitari non sarebbero state quindi riconducibili ad una regia unitaria anche se nel 2016 si è ipotizzata l’esistenza di una centrale operativa responsabile dell’organizzazione. L’arretramento di Daesh in Medio Oriente potrebbe riunire i lupi solitari con i foreign fighters partiti dal vecchio continente per combattere il dittatore Bashar al-Assad, aumentando la vulnerabilità delle nostre città.

Un altro pericolo per l’Europa è rappresentato dai Balcani, laboratorio di radicalizzazione a causa della presenza di veterani delle guerre jugoslave e di istituzioni poco solide. Particolarmente in Bosnia e Kosovo sono proliferate organizzazioni non governative capitanate da imam radicali e finanziate con fondi provenienti dai Paesi del Golfo, capaci di generare numerosi terroristi che si sono distinti in Siria e Iraq. Lo stesso utilizzo di tale area come via di transito di foreign fighters dall’Europa alla Siria e viceversa rappresenta un campanello d’allarme per i servizi segreti del vecchio continente.

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Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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