“Sconfiggere il terrorismo. L’evoluzione della minaccia jihadista” di Andrea Manciulli
- 22 Novembre 2017

“Sconfiggere il terrorismo. L’evoluzione della minaccia jihadista” di Andrea Manciulli

Scritto da Enrico Cerrini

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Conclusioni

Dopo la presentazione della legislazione contro il terrorismo esistente in Europa, per lo più mutata a seguito dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, l’autore illustra la proposta di legge volta a combattere la radicalizzazione. In coerenza con quanto descritto precedentemente, la proposta non prevede misure repressive, già presenti nel nostro ordinamento, ma piani incentrati sul monitoraggio e la prevenzione del fenomeno.

Si prevede la creazione di un comitato parlamentare di monitoraggio della radicalizzazione e di un Centro nazionale sulla radicalizzazione (CRAD) che elabori un piano strategico per prevenirla. Non meno importanti sono i programmi di contrasto che comprendono sia l’utilizzo dei media che piani formativi linguistici e di dialogo interreligioso rivolti a chi si trova in contatto con individui a rischio radicalizzazione, come le forze armate, i corpi di polizia locale, il personale docente e quello penitenziario.

La proposta di legge appare coerente con lo studio del fenomeno, ma, come spesso accade, rischia di ottenere risultati parziali qualora le armi mediatiche e formative fossero applicate in modo particolarmente inefficace. Inoltre, potrebbe arrivare al momento del voto finale eccessivamente depotenziata. Ad esempio, la proposta di attuare politiche attive del lavoro per gli individui a rischio di radicalizzazione è stata soppressa durante il passaggio in commissione. Pare quindi opportuno un costante monitoraggio degli esperti nelle fasi di approvazione e applicazione.

A seguito dell’illustrazione della proposta di Legge in corso di approvazione, il libro si conclude con riflessioni generali relative ai valori democratici propri del mondo occidentale e al protagonismo delle nostre istituzioni, in particolare la NATO e l’UE, identificati come elementi necessari a combattere la radicalizzazione in Europa e Daesh in Siria.

Si lasciano aperte un paio di questioni fondamentali che meriterebbero una nuova trattazione. La prima è come sia possibile ridare forza ai principi democratici che appaiono oggi diritti acquisiti poco stimolanti, soprattutto in un mondo unipolare privo di una competizione ideologica come fu durante la guerra fredda. La seconda pone la domanda se dopo anni di interventismo militare non sia arrivata l’ora di tenere un profilo più basso, aprendosi al mondo senza dettare le proprie condizioni e intervenendo solo dietro le quinte con abili manovre di intelligence laddove sia strettamente necessario.

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Scritto da
Enrico Cerrini

Ha studiato Scienze Economiche all’Università di Pisa e all’Università di Graz e ha conseguito il dottorato in Economia Politica all'Università di Siena.

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