“Tutti a scuola! L’istruzione nell’Italia del Novecento” di Monica Galfrè

scuola

Recensione a: Monica Galfré, Tutti a scuola! L’istruzione nell’Italia del Novecento, Carocci, Roma 2017, pagg. 332, euro 25, (scheda libro).


Una solida e convincente ricostruzione storiografica delle vicende che hanno interessato l’istruzione in Italia nel Novecento. Volendo sintetizzare è questo il giudizio che segue la lettura di Tutti a scuola! L’istruzione nell’Italia del Novecento di Monica Galfrè, professore associato di Storia Contemporanea all’Università di Firenze, autrice di diversi volumi sulla scuola[1] e sull’epilogo del terrorismo negli anni Ottanta[2]. Una vicenda, quella della scuola italiana, su cui nonostante l’ampia produzione storiografica c’è ancora bisogno di scrivere, per portare alla luce nodi irrisolti che si intrecciano con i processi di trasformazione che hanno riguardato la storia dell’Italia unita. E in tale ottica appare molto proficua la scelta ermeneutica dell’Autrice di non limitarsi a una ricostruzione delle principali vicende che hanno interessato la scuola italiana, ma di collocarla all’interno della storia della Penisola nel Novecento. Così facendo disinnesca a priori uno dei rischi maggiori che riguardano questo genere di operazioni ermeneutiche, vale a dire quello di sconnettere la storia della scuola dalle più generali vicende del Paese di cui è espressione.

L’Autrice definisce questo rischio «l’idea ingannevole della scuola come spazio separato: perché prescinde dai contesti in cui questa si colloca, coltivando l’ingenua illusione che si possano eliminare diseguaglianze e disparità scolastiche all’interno di società attraversate da disuguaglianza e disparità» (p.15). Troppo spesso, invece, abusando delle elaborazioni di Bourdieu, si è indugiato sulle presunte responsabilità della scuola di classe, dell’istruzione che continua a selezionare sulla base delle riproduzioni delle diseguaglianze di partenza, dimenticando che il sistema di istruzione di un Paese è l’espressione della società in cui prende forma e delle contraddizioni che la animano. E che per questo è ingenuo pretendere che le diseguaglianze che innervano la società tutta restino fuori dalle aule scolastiche. Tutto questo, ovviamente, non significa accettare la questione come un dato immodificabile, ma semplicemente prenderne atto perché gli interventi correttivi vadano valutati e giudicati secondo una prospettiva realistica.

Sulla base di questa avveduta premessa ermeneutica Galfrè indaga una storia in cui «scuola e cultura svolgono una funzione complessa. Confermano le tradizionali gerarchie sociali, ma ne rimodulano anche i profili, offrendo uno straordinario strumento di riscatto» (p.13), proprio come avviene nel ciclo dell’Amica geniale, di Elena Ferrante, attraverso cui viene introdotto il libro. Questa scuola è significativamente cambiata nel corso dei decenni, «ma non si può dire che abbia smesso di svolgere un ruolo decisivo nel destino degli italiani. Nonostante ritardi evidenti e drastici tagli di spesa, le valutazioni impietose dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e una generale tendenza al catastrofismo, fino a oggi la scuola reale si è dimostrata assai più vitale e capace di rigenerarsi di quanto non traspaia nel dibattito pubblico» (p.14). Una scuola insomma che nonostante limiti, difficoltà e carenze, continua a mostrare vitalità e a svolgere, in qualche modo, la sua funzione.

Il volume è organizzato in due parti e nove capitoli che ricostruiscono la storia della scuola italiana dagli inizi del Novecento fino ai lavori della Commissione Brocca che «rappresentano l’ideale terminus ad quem della storia della scuola italiana nella Prima Repubblica e più in generale nel secolo breve» (p.314). Il capitolo primo funge da introduzione e indaga le vicende della scuola nel periodo che giunge fino al fascismo. Facendo proprie le scansioni del sociologo Philip Brown l’Autrice individua nelle «tre ondate» (p.23) il percorso dell’istruzione nel mondo occidentale. Innanzitutto la prima di esse, negli ultimi decenni dell’Ottocento, «volta a confermare le gerarchie sociali, coincide con la sanzione dell’obbligo, con il processo di normalizzazione e con la richiesta di manodopera qualificata legata alla seconda rivoluzione industriale» (p.23). Di seguito la fase «che culmina nella crescita dirompente degli anni Sessanta, durante i quali l’istruzione appare il volano decisivo dello sviluppo» (p.23) e comincia a farsi largo l’idea dell’integrazione, piuttosto che quella della selezione. Infine l’ultima fase, contraddistinta dalla globalizzazione e dalla svolta neoliberale; queste ultime puntano a «trasformare l’istruzione in un bene privato grazie al quale le classi medio-alte possano riprodurre il proprio privilegio» (p.24).

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Indice dell’articolo

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Pagina 3: La scuola di tutti


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Siciliano, nato nel 1979. Ricercatore e docente di storia e filosofia nei licei. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), dell'Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell'Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi (ISAP), dell'Associazione amici di "Passato e presente" (APEP). Scrive per riviste cartacee e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: "Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan" [Galaad ed.]. Collabora con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo e svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

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