Serve un progetto per l’Europa

Europa

Il testo che segue è tratto da una delle relazioni tenute al seminario sull’Europa “Convergenza, democrazia, sovranità. La transizione europea e il ruolo della politica” , organizzato da Pandora e Treccani il 26 Gennaio presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana a Roma. Ringraziamo il professor Biasco per aver accettato di partecipare e di farci pervenire il suo intervento.


La prospettiva più appropriata per affrontare il tema dell’Europa è guardare allo scenario mondiale. Siamo alla vigilia di mutamenti importanti. Il regime liberale, incardinato sul libero mercato, che si è imposto negli ultimi trenta anni, sta avendo un punto di svolta, ed è forse alla fine. Non in virtù dell’azione della sinistra, perché è ancora una volta la destra ad avere l’iniziativa. Quello che si profila è uno scenario di disincaglio dalle forme estreme della globalizzazione, con rilevante interferenza dello Stato nei processi competitivi. Riappaiono inclinazioni nazionalistiche. Si attenua l’apertura, l’internazionalismo, la responsabilità mondiale del paese centro. Ma sarebbe un errore pensare che il vecchio ordine scompaia del tutto. Sopravvive in altre parti importanti e complementari a quel disincaglio, addirittura con un approfondimento di alcuni dei suoi canoni fondamentali. Sopravvive attraverso la deregolamentazione in campo finanziario, sociale e ambientale e di imposizione fiscale, che va oltre i vecchi orientamenti o torna indietro da quanto si era riusciti a correggere. Entrambi questi indirizzi sono contagiosi, perché lo è il protezionismo e altrettanto la corsa al ribasso in campo regolatorio. In più, va detto che l’economia non è l’unico aspetto, anche se io fermerò l’attenzione su questa. Se tiriamo in argomento anche le posizioni della nuova Amministrazione americana sulla Nato, sull’isolazionismo, sulla stessa esistenza dell’Unione Europea, sulla politica ambientale e energetica, forse un analisi appropriata dovrebbe toccare anche in parallelo il possibile mutamento degli scenari geopolitici.

Di fronte a questi scenari, ha senso l’Europa? Direi che il senso è accresciuto rispetto al passato. Mi chiedo quale potrebbe essere l’alternativa. Non certo quella del singolo Stato nazionale che si trovi da solo a fronteggiare un mondo che rischia di esasperare la competizione tra potenze. Sono i grandi stati a possedere ancora le leve di controllo e di guida sulla propria economia, come abbiamo visto negli ultimi anni, e a contare nella contrattazione globale. In più, possono affrontare con un approccio globale problemi che sono globali, quali quelli della corruzione, dell’ambiente, dei paradisi fiscali, delle regole da porre al capitalismo, ecc.

Un paese come l’Italia, con un enorme debito pubblico, un settore bancario disastrato, disoccupazione molto alta e un apparato produttivo indebolito sarebbe alla mercé degli eventi mondiali e non potrebbe fare affidamento, una volta rimasto da solo, su uno Stato capace di riprendersi le leve di conduzione economica. Come potrebbe riguadagnarle? uscendo dall’euro? Qualcuno si illude che riappropriandosi del controllo del cambio, gestendo la politica economica autonomamente o ridando spazio alla contrattazione collettiva si apra un nuovo capitolo in cui la sinistra possa riacquistare libertà di azione, oggi compressa dall’appartenenza a un area monetaria, se non all’intera costruzione europea. In realtà, non funzionerebbe così.

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Ha senso l’Europa?

Pagina 2: Italia ed Europa

Pagina 3: Il ritorno in campo della politica: un progetto per l’Europa


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Professore di Economia Internazionale all’Università La Sapienza di Roma. Formatosi a Cambridge è tra i fondatori della “Scuola di Modena”. È stato anche parlamentare nella XIII Legislatura (1996-2001) e Presidente della Commissione Bicamerale su fisco e, successivamente, come autore del “Libro Bianco” redatto dalla Commissione che porta il suo nome (2007) ha contribuito all’attuale legislazione fiscale sulle imprese e sulla finanza. Suoi libri recenti sono "Regole, Stato, Uguaglianza", "Per una sinistra pensante" e "Ripensando il capitalismo".

One Comment on “Serve un progetto per l’Europa

  1. Pingback: Futuro dell’Europa. Dossier |