Note su “Sessualità e nazionalismo” di George L. Mosse
- 21 Dicembre 2018

Note su “Sessualità e nazionalismo” di George L. Mosse

Scritto da Carlotta Centonze

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Amicizia, società maschile e “antifemminismo”

La riscoperta del corpo da parte dei movimenti giovanili fin de siècle in Germania, che esaltavano la natura e il corpo nudo come simbolo di innocenza sessuale e di resistenza alla depravazione della modernità, insieme al culto settecentesco dell’amicizia e successivamente al mito del Mannerbund («la società maschile basata sull’affinità piuttosto che sulle esigenze di un’autorità superiore come lo Stato» (p. 71) vengono assorbite dal nazionalismo, che si rafforza e collabora con la rispettabilità borghese nel combattere l’omoerotismo latente in tali movimenti.

Infatti, il nazionalismo e la rispettabilità condividono l’obiettivo di separare l’amicizia dalla sessualità, riducendo l’autonomia dell’individuo: «agli uomini e alle donne non doveva essere permesso di scegliere liberamente le proprie amicizie, come non gli doveva essere permesso di seguire i propri istinti sessuali: andavano stabiliti dei modelli e vi si doveva conformarsi» (p. 73).

Differente, tuttavia, è la declinazione che l’ideale di amicizia ebbe in Germania e in Inghilterra. Nella prima, l’ideale di amicizia maschile si intreccia prima col patriottismo, e in un secondo momento col nazionalismo integrale del XIX sec., alimentato da miti e simboli delle guerre di liberazione nazionale. Conseguenza naturale fu la subordinazione dell’amicizia al nazionalismo, e l’attenzione verso il Bund più militante rispetto al circolo di amici settecentesco, dando vita a un ideale di mascolinità aggressiva che esalta la bellezza maschile e ha la sua espressione maggiore nel Mannerstaat, costantemente minacciato dall’omosessualità[4].

In Inghilterra, dove il nazionalismo ebbe meno presa, l’omoerotismo insito nell’ideale di amicizia si manifesta nella società maschile per eccellenza, ovvero la scuola pubblica. La società separata degli istituti di formazione di Oxford e Cambridge garantisce un minore controllo sull’omoerotismo, ed è frequente l’esperienza omosessuale per gli studenti inglesi durante l’università.[5] Mosse analizza inoltre il dinamismo dell’Impero britannico come frutto delle energie sessuali represse, che diedero vita a miti esotici di civiltà dai molli costumi come quella araba[6].

Secondo Mosse, proprio «l’azione reciproca tra amicizia e nazionalismo può servire a dimostrare quanto spazio l’individuo riuscì a garantirsi nell’ambito della società e dello Stato per far proprio il diritto alla libera scelta e all’espressione di sé» (p.  72).

Ciò che è interessante notare dell’analisi di Mosse è la sua capacità di restituire il quadro complesso e sfaccettato del legame tra nazionalismo e sessualità. Egli non solo ripercorre le tappe salienti di questa alleanza, ma mette a fuoco anche le contraddizioni interne ad essa, dipingendo a chiare lettere gli effetti collaterali della repressione borghese, e il moto aggressivo che paura e frustrazione sessuale possono generare.

Convinto che la storia della rispettabilità sia ancora la nostra, Mosse restituisce una voce all’“estraneo”, costringendoci a riflettere su quanto l’ideale di virilità influenzi il nostro vivere sociale e politico, e quanto la morale delle classi medie, quindi economica e religiosa, contribuisca alla costruzione di una linea di demarcazione netta tra la decenza e l’ “altro”, tra la società maschile e il femminile mortificato come espressione di debolezza (l’ebreo e l’omosessuale sono infatti disprezzati anche perché considerati femminili).

Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale hanno segnato una crescente apertura verso il tema della sessualità, incoraggiata da studi come il rapporto Kinsey e la ricerca di Masters and Johnson in America, e dai numerosi trattati scientifici conseguenti, il cui apice può essere individuato nella rivoluzione sessuale del ‘68 e nella scoperta della pillola contraccettiva, che cambia radicalmente il ruolo della donna.

Nonostante ciò, l’analisi di Mosse risulta essere più attuale che mai nel panorama socio-politico odierno, in cui il rafforzarsi in Europa dell’estrema destra nazionalista[7] si è accompagnato a una retorica che potremmo definire “antifemminista”, finalizzata a riportare al centro del discorso politico temi tradizionali di quella che Foucault chiama biopolitica[8]. Il sostegno alla natalità (spesso legato alla teoria del complotto nota come “sostituzione etnica” che prende di mira la migrazione verso l’Europa), le proposte di legge che tentano di ostacolare il divorzio, l’appoggio ai movimenti pro-life antiabortisti e la difesa della famiglia tradizionale hanno caratterizzato il focus delle rivendicazioni da parte dei movimenti che rappresentano oggi il nazionalismo europeo, dimostrando l’attualità dell’analisi di Mosse del processo di creazione degli stereotipi nazionali e sessuali, fondati sull’individuazione dell’“altro” considerato una minaccia per la “normalità” e sull’enfasi data alla società maschile e al modello di “virilità normativa”.

Alla luce di quanto detto, appare dunque fondamentale riconsiderare gli studi pionieristici di Mosse e di Foucault sull’argomento, che hanno aperto la strada a una nutrita storiografia in merito[9], per trovare l’esempio di una riflessione lucida sulle modalità con cui il potere tuttora definisce ed esercita il controllo sulla sessualità e sul corpo come espressione dell’individualità.

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[4] Figura chiave della lotta contro l’omosessualità nei ranghi delle SS e della polizia fu Himmler, «eminenza occulta che guidò la persecuzione degli omosessuali e impersonò la politica e le paure, nei riguardi della sessualità, del Terzo Reich» (p. 188).

[5] Testimonianza dell’amore omosessuale nelle scuole pubbliche inglesi, è il romanzo Maurice scritto da E. M. Forster nel 1914, e pubblicato solamente nel 1971.

[6] P. 137, T. E. Lawrence, detto Lawrence d’Arabia, scrivendo della sua esperienza di guerra nel famoso The Seven Pillars of Wisdom (1926) descrive l’omosessualità tra i giovani arabi nel deserto.

[7] www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/estrema-destra-donne-aborto

[8]Foucault M., La volontà di sapere, Feltrinelli, Milano 1978.

[9] Betta E., Percorsi della storia della sessualità, Contemporanea, Vol. 14, No. 4 (ottobre 2011), pp. 701-703.


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Scritto da
Carlotta Centonze

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università di Bologna, si interessa di tematiche legate al diritto islamico, al diritto della migrazione, alle relazioni esterne dell’UE e ai gender studies. Scrive di cinema per diverse riviste online.

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