“Sette ragioni per amare la filosofia” di Giuseppe Cambiano

GIUSEPPE CAMBIANO Sette ragioni per amare la filosofia

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Dal particolare all’universale

Ma si può rinvenire, leggendo tra le righe del testo, un senso più profondo dell’operazione di Cambiano. In un passaggio in cui l’autore tratta del rapporto tra filosofia e letteratura, si legge, in relazione alle finzioni letterarie: «A volte però [il lettore] sente affiorare il pensiero che qualcosa del genere potrebbe capitare anche a lui, di doversi trovare anche lui di fronte a scelte difficili o subire vicende traumatiche. Ciò che riguarda un singolo personaggio assume allora una portata generale» (pp. 68-69); e poco più avanti viene evidenziato come romanzi e film tentino di sottrarsi alla creazione di stereotipi astratti. La letteratura (così come il cinema), insomma, non fornisce contenuti generali “preconfezionati”, ma ogni lettore è portato, immergendosi nella storia, ad eseguire quel movimento che, dal particolare delle vicende e dei personaggi della trama, porta al generale dell’«esempio di una situazione possibile». Ed effettivamente sembra proprio questo movimento, così ben rappresentato nell’esperienza letteraria, a caratterizzare il nucleo dell’attività filosofica per Cambiano, che del resto testimonia così la sua natura di antichista.

Il pensiero è ciò che dal particolare conduce al generale, all’universale. Questa chiave interpretativa innerva molte delle tematiche affrontate dall’autore. Il movimento dal particolare al generale è anche, ad esempio, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, la montaliana «ora che indaga». Che il libro sia rivolto innanzitutto ai giovani è esplicito fin dalle prime righe dell’Introduzione, e la filosofia sa venire incontro, per Cambiano, proprio a questa disposizione a «porre questioni su aspetti generali del mondo e della vita, per cercare di comprenderli e capirli anche a prescindere dalle situazioni singole» (pp. 20-21). L’emergere della riflessione e della capacità di pensare muove contro lo stato di passività del seguire ciò che dicono e fanno gli altri, dell’accontentarsi delle risposte fornite dai propri genitori. Come la buona letteratura è quella che sa tenersi lontana dagli «stereotipi astratti», così un autentico movimento di pensiero non si appaga di soluzioni facili ed estrinseche, quelle dell’abitudine, delle credenze condivise, dell’autorità genitoriale. È come se Cambiano cercasse di dispiegare una “pedagogia del ragionamento” ad uso di chi si vuole avvicinare alla filosofia e al pensiero consapevole. Non sempre però la generalità è frutto di un ragionamento corretto; essa può essere anche sintomo di faciloneria e di semplificazione, come mette in luce un bel passo di Calvino citato nel testo: «Nei discorsi approssimativi, nella genericità, nell’imprecisione di pensiero e linguaggio, specie se accompagnati da sicumera e petulanza, possiamo riconoscere il diavolo come nemico della chiarezza, sia interiore sia nei rapporti con gli altri» (p. 64).

La generalità del ragionamento deve saper tenere insieme la complessità, deve fuggire l’indifferenziato; e questa disposizione può e deve essere insegnata innanzitutto a livello scolastico. Cambiano torna spesso, nel corso del testo, sul tema della scuola e dell’educazione, che vengono rivestite di un ruolo fondamentale, analogo a quella “pedagogia del ragionamento” che si cerca di mettere in atto nelle pagine di Sette ragioni per amare la filosofia. La scuola – il cui destino è intrecciato irrimediabilmente con quello della filosofia – viene spesso contrapposta ad internet e a un tipo di «saperi facili», spesso fatti di scorciatoie e semplificazioni, la cui superficialità porta più che altro all’apparenza di aver appreso. Si tratta di contrapporre a ciò i «saperi difficili» che caratterizzano tanto le discipline scientifiche da una parte che quelle umanistiche dall’altra – contrapposizione, quest’ultima, che è più che altro «fuorviante», in quanto «spirito scientifico e spirito filosofico (e più in generale umanistico), pur avendo forme diverse e differenti modi di espressione, in ultima istanza perseguono obiettivi analoghi: ridestare, costruire e rafforzare quello che è chiamato spirito critico» (p. 152).

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Nato a Verona, studia Filosofia all'Università di Padova. Si interessa anche di attualità e il suo sogno è quello di far congiungere le due passioni. Appena può, viaggia.

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