I sistemi tributari e la “flat tax” del Bruno Leoni

flat tax

Il presente articolo si propone di spiegare alcuni concetti base riguardanti i sistemi fiscali vigenti nei principali paesi sviluppati al fine di descrivere e commentare la recentissima proposta dell’Istituto Bruno Leoni (d’ora in avanti IBL) di adottare in Italia un sistema cosiddetto di flat tax ad aliquota unica pari al 25%. Tale proposta ha sollevato un ampio dibattito sulle pagine del Sole 24 Ore, suscitando l’interesse sia del mondo accademico che di quello politico e coinvolgendo anche alcune personalità di spicco quali Lamberto Dini e Vincenzo Visco. L’ampio interesse suscitato e le prese di posizione in vari casi anche forti dimostrano l’attualità e la rilevanza del tema.

Come anticipato i paragrafi iniziali saranno dedicati alla trattazione di alcune tematiche di base, di cui la prima è appunto la natura della tassazione proporzionale: con essa si intende la presenza di un’aliquota costante al variare del reddito. Ciò significa che un lavoratore che percepisce un reddito di 1.000 euro al mese ed un ricco redditiere che ne percepisce 1.000.000 saranno entrambi tassati con la stessa aliquota, diciamo ad esempio del 20%: il soggetto dal reddito più basso dovrà pagare un tributo di 200 euro mentre per il redditiere il tributo ammonterà a 200.000 euro. Tale costanza della quota di contribuzione viene universalmente riconosciuta come ingiusta e poco sostenibile poiché privarsi del 20% del proprio reddito è un sacrificio molto maggiore per una persona dal reddito basso che per una dal reddito elevato.

Per ovviare a tale inconveniente in tutti i principali paesi sviluppati la tassazione del reddito segue un criterio non proporzionale ma così detto progressivo; in Italia l’articolo 53 della costituzione stabilisce che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Secondo il criterio di progressività l’aliquota di tassazione aumenta all’aumentare del reddito. Un possibile esempio è uno in cui la fascia di reddito 0-1.000 è tassata al 10% e quella da 1.000 euro in poi al 20%. In tale caso un individuo che percepisce un reddito di 2.000 euro sarebbe tassato al 10% per i “primi” 1.000 euro ed al 20% per i “secondi” mille. Il tributo totale sarebbe quindi pari a 300 euro ed equivalente ad un’aliquota media del 15% del reddito; notiamo come in tale caso l’aliquota aumenta progressivamente all’aumentare del reddito fino a tendere, per redditi molto elevati, alla fascia più alta che in questo caso sarebbe 20%. A seguire si riporta, a titolo di ulteriore esempio, gli scaglioni IRPEF sulla tassazione personale attualmente vigenti in Italia:

Un altro modo di implementare un sistema progressivo è quello di prevedere esenzioni per i redditi più bassi: un’esenzione per redditi bassi può essere pensata come una normale fascia di reddito di un sistema progressivo in cui l’aliquota di tassazione è pari a zero. Nell’esempio precedente si sarebbe avuta un’esenzione per redditi bassi nel caso la prima aliquota invece che 10% fosse stata 0%.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Criterio proporzionale e criterio progressivo

Pagina 2: Flat tax, semplificazione o diseguaglianze?

Pagina 3: La flat tax nel dibattito pubblico


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Nato nel 1991, ha conseguito la maturità presso il liceo scientifico Augusto Righi di Bologna, quindi la laurea triennale in Economia e Finanza e la magistrale in Finanza Intermediari e Mercati presso l’Università di Bologna. Durante il periodo universitario ha fatto parte del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Ha collaborato con la rivista elettronica Il Chiasmo e ho svolto stage presso l’azienda bolognese Prometeia e in Banca di Bologna.

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