“I social network” di Giuseppe Riva

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Il successo dei social network

Questa configurazione particolare ha permesso ai social network di essere appetibili ad un gran numero di persone, che hanno visto in essi, seppure inconsciamente, un mezzo per soddisfare i propri bisogni primari e condurre esperienze gratificanti. Riva infatti mette in relazione la struttura dei social e la piramide dei bisogni di Maslow, mostrando come questi riescano a soddisfare appieno tutti i bisogni principali di una persona, dal bisogno di sicurezza a quello di autorealizzazione. Ma non solo, Riva evidenzia come i social siano anche capaci di offrire esperienze «flow», cioè esperienze che, a prescindere dal fine per cui sono fatte, sono gratificanti e dunque spingono l’utente a volerle ripetere. Queste caratteristiche hanno dunque determinato la grande diffusione dei social network (passati nel giro di 14 anni da 1 milione a 2 miliardi di utenti [p. 161]) e la creazione di un vero e proprio cyberspazio, cioè un luogo digitale in grado di aggregare comunità fluide e disperse e di unire le caratteristiche delle reti sociali tradizionali con quelle del web (interazione, supporto, multimedialità, condivisione e creazione di contenuti).

Altro effetto di questa configurazione è quello di aver definitivamente abbattuto la barriera fra mondo offline e mondo digitale: ora ciò che capita in uno ha effetto sull’altro e viceversa. Uno degli esempi di questo cambiamento che Riva propone è quello del tagging, cioè la possibilità di associare ad una foto il nome di una persona con una etichetta (tag): il tag può farlo chiunque, sfuggendo quindi al controllo della persona taggata, la cui identità sociale digitale e reale può essere danneggiata se la foto rappresenta la persona in atteggiamenti contrari all’idea che di lei ha la sua rete sociale o che un estraneo può farsi. La caduta di questo muro pone l’interrogativo sugli effetti che i social network possono avere sulla costruzione, relazione e comunicazione dell’identità personale. I social infatti hanno dato vita ad uno spazio sociale ibrido, che Riva chiama interrealtà, composto da legami digitali e legami offline che continuamente scambiano fra loro informazioni. Questo travaso continuo di dati, principale oggetto di studio della cyberpsycology, rende i social network fonte sia di opportunità, sia di problemi.

Sul fronte delle opportunità, la grande malleabilità dei social network permette un controllo e una modifica dell’esperienza e dell’identità sociale mai sperimentati prima. Tra queste nuove opportunità offerte dai social, una è la possibilità di scegliere come presentarsi alle persone che compongono la propria rete sociale (impression management), e quindi di poter più direttamente determinare quale lato di sé esporre agli altri, un’altra è la possibilità di creare attraverso di essi relazioni interpersonali stabili, come ad esempio una relazione amorosa. In questo i social network si configurano come mezzi gratuiti di «self-empowerment», che permettono cioè ai soggetti di utilizzare al meglio le proprie risorse e caratteristiche, aiutandoli ad uscire da una situazione di stallo (p. 117). Inoltre i social costituiscono anche un’opportunità dal punto di vista economico: le aziende possono comunicare più efficacemente coi clienti, che sono così trasformati da consumer a prosumer, capaci di creare o modificare i contenuti esistenti secondo i propri bisogni. Ma non solo. I social raccolgono anche i contributi di persone che gratuitamente condividono con la propria rete sociale contenuti da essi prodotti con il solo fine di contribuire all’avanzamento generale, andando verso quella che Riva chiama «economia della felicità».

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Nato nel 1996, studia Storia all'Università di Torino, dove si sta laureando con una tesi in Storia medievale. Si interessa di storia e politica, con particolare riguardo alla crisi della democrazia contemporanea.

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