“I riformismi socialisti al tempo del centro-sinistra” a cura di Enzo Bartocci

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Storia di una“epopea”: il centro-sinistra

Come potrà vedere il lettore, questa ampiezza di punti di vista consente di tirare i fili di una “epopea”, quella del centro-sinistra e di spiegarne la contraddizioni di cui si diceva poco fa. È utile mettere brevemente in luce gli aspetti che in positivo ed in negativo sembrano caratterizzare questa stagione.

Innanzitutto tra i punti a favore bisogna parlare del contesto: il centro-sinistra comincia con la fine della lunga coda del dopoguerra e vede il Paese consolidarsi come una moderna e competitiva società occidentale. Come le altre società occidentali anche l’Italia viene attraversata dai movimenti di trasformazione che nascono sia sul fronte giovanile che su quello della rivendicazione da parte dei lavoratori di una maggiore partecipazione ai dividendi della crescita sotto forma di salari e stato sociale. Il regime repubblicano nato con la Costituzione del 1948 garantisce la possibilità che questo conflitto avvenga dentro i canali della democrazia rappresentativa. Sul piano internazionale i cardini della politica estera impostata da De Gasperi dopo il trionfo elettorale del 1948 (alleanza atlantica e processo di unificazione europea) rimangono sostanzialmente immutati ed anzi incrociano in quegli anni la stabilizzazione “pacifica” almeno in Europa occidentale che consente un ulteriore “scongelamento” anche della politica interna. In questo quadro il blocco sociale del lavoro può organizzarsi, stabilendo radicamento ed alleanze, anche sfruttando la peculiare sensibilità di una parte della Democrazia Cristiana in questo senso.

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L’altra caratteristica che emerge è la profondità progettuale con cui i Socialisti si avvicinano al Governo, un processo ben precedente l’approdo al Governo e che fa leva su due elementi: la tradizione stessa del socialismo italiano che ha radici lunghissime e risale fino al socialismo originario di Turati e, in secondo luogo la qualità dei dirigenti socialisti, una generazione che ha affrontato dei decenni davvero unici della storia d’Italia e del mondo. Il centro-sinistra è stato, per l’osservatore di oggi, veramente un progetto organico, che ha anche completato una quantità di riforme davvero ragguardevole.

La vivacità culturale del PSI, la capacità e la preparazione dei suoi uomini di punta hanno sopperito alle carenze su altri piani, ed hanno contribuito in maniera decisiva a lanciare la società italiana in una profonda fase di modernizzazione.

Il centro-sinistra analizzato in questo saggio ha contribuito in definitiva, alla maturazione politica delle classi popolari del Paese, ha sdoganato la concezione una Stato non più considerato solo uno strumento oppressivo della borghesia al potere e costruito una buona parte del welfare italiano. Questi elementi “luminosi” dell’esperienza del centro-sinistra sono da valutare in maniera ulteriormente positiva se si considerano i rapporti di forza con cui il PSI ha dovuto confrontarsi sia verso destra con la presenza di un vasto segmento conservatore e “resistente” nella Democrazia Cristiana sia verso sinistra con la presenza di un singolare Partito Comunista egemone nel rapporto con il sindacato e più forte da un punto di vista organizzativo ed elettorale.

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Nato nel 1984 a Roma. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza. Ha studiato sopratutto i sistemi politici istituzionali anglosassoni ed i partiti politici europei ed americani.

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