Il software proprietario. Viaggio nel cuore delle multinazionali informatiche
- 21 Marzo 2017

Il software proprietario. Viaggio nel cuore delle multinazionali informatiche

Scritto da Walter Rapetti

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Conclusioni

Vista l’importanza del mercato digitale, sia in termini strettamente economici che per la qualità della circolazione delle informazioni (e quindi della tenuta democratica della società), e della rilevanza che i motori di ricerca e i social network hanno acquisito nelle nostre vite di cittadini e nella vita politica di gran parte dei paesi occidentali, è fondamentale che la politica – soprattutto nel campo progressista – si riappropri del ruolo che le è proprio smettendo di lasciar andare questo mercato alle proprie dinamiche, nella vaga speranza che si autoregoli. Il mercato digitale non si è auto-regolato dagli interventi di Ronald Regan in poi: si sono semplicemente creati pericolosi ed enormi monopoli che minano la redistribuzione sia economica che della conoscenza.

La politica deve fare proprie le istanze degli utenti. Ogni utente, ogni cittadino, ha il diritto ad essere l’utilizzatore della propria macchina e non ad esserne utilizzato a propria insaputa. Ogni cittadino ha diritto all’accesso alle informazioni, e per questo abbiamo bisogno di software liberi e di internet libera. Adottare obbligatoriamente i software liberi nella Pubblica Amministrazione, negli uffici e nelle scuole, consentirebbe milioni di euro di risparmi ogni anno che vengono spesi in acquisizione e rinnovo di licenze di cui sono proprietarie Microsoft Corporation o altre multinazionali private. Consentirebbe inoltre una indipendenza informatica e una aumentata sicurezza da intrusioni esterne che attualmente non abbiamo né come cittadini né come paesi europei. È necessaria una politica nuova e alternativa verso il mondo digitale, che sia in grado di tassare i profitti pubblicitari dei colossi del web nei paesi dove vengono generati e non in lontani paradisi fiscali, di portare chiarezza sugli algoritmi che governano le informazioni e le notizie di stampa, di indebolire i monopoli e di ridare al cittadino la consapevolezza che le sue scelte – anche nel mercato digitale – possono concretamente avere una influenza sulla propria vita e sulla società in cui lavora.

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[1] Forbes, The World’s Billionaires, 2016 Ranking; consultabile al link: https://www.forbes.com/billionaires/list/#2016

[2] World Bank Group, World Development Report, “Digital Divide”, 2016 edition, Washington DC.

[3] Per praticità richiamiamo la definizione del The Linux Information Project, “Source Code Definition”: “Source code (also referred to as source or code) is the version of software as it is originally written (i.e., typed into a computer) by a human in plain text (i.e., human readable alphanumeric characters).

The term software refers to all operating systems, application programs and data that is used by products containing microprocessors (also called processors or central processing units). Such products include not only personal computers but also a vast array of other products, such as aircraft electronic systems, railway signaling systems, industrial robots, electronic medical equipment, space vehicle guidance systems, electronic cameras and even simple electronic toys.”, consultabile al link: http://www.linfo.org/source_code.html.

[4] Per approfondimenti: Why Source Code Analysis and Manipulation Will Always Be Important, Mark Harman, 10th IEEE International Working Conference on Source Code Analysis and Manipulation (SCAM 2010), Timişoara, Romania, 12–13 September 2010.

[5] Per approfondimenti: The Backdoor Key: A Path to Understanding Problem Hardness, Yongshao Ruan and Henry Kautz, Department of Computer Science, University of Washington Press, Seattle (US), 2014.

[6] Per una rapida panoramica del problema: Static Detection of Application Backdoors, Chris Wysopal and Chris Eng, Veracode Inc. Publications, Burlington, MA, 2015.

[7] The Risks of Closed Source Computing, Frank Meinholds, Universität Zürich, Zurigo (CH), 2012.

[8] Già le Condizioni d’Uso che ogni utente di Facebook accetta per poter creare il suo account sono piuttosto significative: https://www.facebook.com/terms.php?ref=pf.

[9] “The Free Software Movement (FSM) is one of the most successful social movements to arise from computing culture, driven by a worldwide community of ethical programmers dedicated to the cause of freedom and sharing. But the ultimate success of the free software movement depends upon teaching our friends, neighbors and work colleagues about the danger of not having software freedom, about the danger of a society losing control over its computing and about the danger of inequality.”, Arthur C. Robinson, Cultural, Social and Political Movements in Western History, vol. III, Harvard University Press, 2004.

[10] Informazioni sulla Free Software Foundation sono reperibili al link: https://www.fsf.org/about/.

[11] Caldamente consigliata la lettura del documento di referimento del GNU international group: https://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html

[12] “In Africa esiste un concetto noto come Ubuntu, il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri”, Richard Stengel, Nelson Mandela: Portrait of an Extraordinary Man, Random House, 2012, p. 68.


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Scritto da
Walter Rapetti

Nato nel 1987. Laureato in Scienze Storiche con tesi in evoluzione culturale. Master in Innovazione nella Pubblica Amministrazione. E' assistente europarlamentare e insegna presso un Liceo pubblico di Genova. Collabora con diverse associazioni e riviste nel settore culturale e politico.

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