“Statualità e minoranze” di Alessia Melcangi

Minoranze Medio Oriente

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Minoranze, un termine politico

Prima di tutto una precisazione: il termine “minoranza” non ha sempre ricoperto l’importanza attuale nelle politiche di quest’area del mondo. L’autrice traccia uno sviluppo di questo concetto e trova un punto di svolta nel periodo del primo dopoguerra, in corrispondenza cioè con la creazione degli stati nazione attuali dalle ceneri dell’ormai dissolto Impero Ottomano.

Il Nord Africa e il Medio Oriente infatti si contraddistinguono per ospitare all’interno dei propri territori una grande diversità etnica e religiosa. Nel periodo pre-coloniale questa frammentazione era gestita, non senza diverse problematiche, attraverso l’istituto dei dhimmi (millet nella dicitura ottomana): alle comunità non musulmane venivano garantiti i principali diritti civili, come la protezione da parte dei governanti o il diritto di culto, dietro il pagamento di particolari imposte da cui i musulmani erano esentati. Questo da una parte sanciva ufficialmente la diversità della comunità in questione e la sua minorità rispetto alla più grande “ummah” (comunità) musulmana, dall’altra però garantiva la legittimità della presenza dei suoi componenti sul territorio e della loro partecipazione alla vita pubblica. Se pur consapevoli della propria diversità, i membri di queste comunità confessionali ancora non parlavano di sé come appartenenti a una “minoranza”.

All’inizio del XX secolo, con la fine dell’Impero Ottomano e la creazione dei moderni confini statali, spesso dettati dagli interessi delle potenze europee come nel caso dell’area levantina, si assistette ad un profondo mutamento. Il concetto di nazione appena importato dall’Europa, infatti, presupponeva l’esistenza, se non altro nella percezione collettiva, di una popolazione dalle caratteristiche omogenee abitante un territorio corrispondente a quello racchiuso dai confini statali. Una condizione problematica questa in un territorio variegato come quello mediorientale. Questo significò per le autorità governative, desiderose di implementare lo Stato moderno nelle nuove entità territoriali, la negazione, negli atti e nella retorica ufficiale, delle differenze etniche, religiose e culturali esistenti e il tentativo di diluizione delle diverse identità comunitarie in un’unica grande identità nazionale. È in questo periodo che inizia ad avere valore il concetto di “minoranza”, utilizzato inizialmente dalle potenze europee in riferimento alle comunità cristiane per giustificare le proprie interferenze con finalità “protettiva”.

Questo processo omogeneizzante risultò ancora più accentuato nel secondo dopo guerra, quando cioè molti Stati della regione ottennero l’indipendenza dalle potenze mandatarie e il nazionalismo divenne un termine chiave della retorica ufficiale dei loro leader. Lo storico Moncef Khaddar distingue due tipi di nazionalismo: un “nazionalismo anti-coloniale”, vario ed inclusivo nei confronti di tutti i settori della popolazione, formatosi in seguito alla coesione delle diverse voci della società durante la lotta contro le interferenze coloniali europee; a questo, nel secondo Novecento, si contrappose un “nazionalismo di Stato”  finalizzato alla conservazione delle élite al potere, maggiormente autoritario e omogeneizzante, volto a riconoscere un solo popolo unito da una storia, una cultura e un territorio condiviso. Questo nazionalismo nega la presenza in uno stesso Stato di comunità contigue e parallele distinte sì in virtù della loro appartenenza confessionale ed etnica ma unite secondo il principio di cittadinanza multiculturale.

È il caso dell’Egitto attuale dove la minoranza copta è vista, dai copti stessi e dalla narrazione ufficiale dello Stato, come una comunità caratterizzata da una certa estraneità rispetto al corpo sociale egiziano. Estraneità che si traduce in “necessità di tutela” da parte del governo, che così ne esce rafforzato, e che giustifica un trattamento diverso dei suoi membri – minori diritti, minori possibilità di carriera – rispetto alla maggioranza della popolazione.

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Nato a Lecco nel 1996, studente di arabo e persiano, ha passato gli ultimi 3 anni tra Iran, Egitto, Libano, Kurdistan (iraniano) e il Veneto. Ha seguito corsi presso l'Università Ferdowsi di Mashhad, Iran. È studente del terzo anno presso l'Università Ca Foscari di Venezia.

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