Steve Bannon: l’uomo del suo tempo

Bannon

Pagina 2 – Torna all’inizio

Il Figlio del Sud, ovvero i primi anni di vita

Nacque a Norfolk (Virginia) il 27 novembre 1953 Stephen Kevin Bannon. Norfolk è una grande città a 90 miglia da Richmond, quella che fu la capitale degli Stati Confederati durante la Guerra Civile. A due passi vi si trova la Naval Station Norfolk, la più grande base navale al mondo. Il padre, Martin, era un dirigente di medio livello di una compagnia telefonica, mentre la madre, Doris Herr, cambiò nel corso della vita vari lavori, mantenendo però sempre un grande interesse per la politica.

La famiglia di Steve aveva origini irlandesi e come ogni buona famiglia della classe media irlandese era cattolica, democratica e numerosa, cinque figli in tutto. Steve, come due suoi fratelli, frequentò la Benedictine High School, una scuola militare cattolica. Alla Benedictine i ragazzi (il maschile è d’obbligo, poiché alle ragazze era vietata l’iscrizione) erano obbligati a portare la divisa e i capelli corti. I professori chiamavano gli studenti Cadet e i ragazzi dovevano rispondere Yes Sir! o No Sir!.

La famiglia, a differenza di quello che si potrebbe immaginare vedendo gli attuali sodali di Bannon, non era razzista. Stando alle ricostruzioni dei parenti, ci furono molti matrimoni non solo interrazziali ma anche interreligiosi. Steve crebbe fin da bambino sia con amici di altre etnie che di altre religioni[1]. Pare che da ragazzino il futuro stratega di Trump fosse un attaccabrighe idealista. Finì spesso per partecipare a risse e scazzottate, ma ne uscì più o meno sempre illeso, grazie anche al suo fisico tarchiato e massiccio. È un lottatore, dice sempre di lui il fratello. È un Figlio del Sud, dicono i suoi amici.

Non si può capire questo personaggio senza conoscere la storia degli Stati Uniti del sud. La Virginia, la terra di Steve Bannon e di otto presidenti, è sempre stata democratica ma, soprattutto, meridionale. Lo è da un punto di vista culturale prima ancora che geografico.

I democratici del sud sono stati lungamente eredi della Guerra Civile. Durante quel conflitto i democrats, situati nel meridione, lottarono in favore dello schiavismo, mentre i republicans, presenti nel nord, si batterono contro di esso. Questo portò per esempio alla nascita del luogo comune (non del tutto infondato) che sarebbe più a sinistra un repubblicano del nord che un democratico del sud. Il meridione rimase pressoché inalteratamente democratico fino al 1968, quando iniziò – dopo il “tradimento” del texano Johnson che promosse leggi in difesa dei neri[2], la sconfitta del candidato Goldwater (repubblicano ma razzista e sostenitore della segregazione razziale)[3] e il fallimento di Wallace (candidato democratico xenofobo presentatosi alle elezioni del 1968)[4] – ad avvicinarsi ai repubblicani.

Questo tipo di sud si è sempre percepito come una realtà armonica, in cui neri e bianchi convivevano in pace, ognuno nelle sue rispettive sfere e senza discriminazioni (Separate but equal come definisce la sentenza della Corte Suprema Plessy vs Ferguson del 1896 che diede legittimazione a tutte le discriminazioni razziali[5]).

Se si vuole avere un’idea più chiara di come questo mondo si auto-percepisca basta guardare quel capolavoro cinematografico che è Via Col Vento, dove i neri sono servi e schiavi ma appaiono soddisfatti della loro condizione poiché consapevoli che quello è il loro ruolo nella società. Non deve quindi sorprendere che i parenti di Bannon, così come molti suoi amici o collaboratori, non lo dipingano come razzista.

Il nemico del millantato “sud armonico” è sempre stato, più ancora che la popolazione afroamericana, lo Stato Centrale, un organismo visto come tentacolare e autoritario, desideroso di intromettersi nella vita dei cittadini e manovrato da una sorta di lobby ed élite corrotta, il Deep State (termine che potremmo paragonare al nostro “poteri forti”).

Il sud ha sempre contrapposto a esso uno Stato minimo che non insidiasse i singoli Stati della Federazione, vero fulcro e cuore della nazione. Per i sostenitori dello Stato minimo sono i singoli Stati il luogo geografico e politico in cui il popolo si può esprimere liberamente. Lo Stato centrale invasore, invece, era quello che voleva imporre cambiamenti, un tiranno lockiano da limitare poiché ambiva a violare la libertà dei suoi cittadini imponendosi politicamente e intromettendosi nella cultura e le usanze locali (venivano derubricate in questo modo la schiavitù, la sistematica violazione dei diritti dei neri e la macabra usanza del linciaggio degli afroamericani).

Se la “traversata del deserto” del sud, da democratico a repubblicano, iniziò con la strategia meridionale di Nixon, il vero fautore di essa fu Ronald Reagan, che divenne l’eroe di chi voleva più rispetto delle autonomie locali e uno Stato minimo. Rientra in pieno in questa categoria Steve Bannon, che infatti abbandonò i democratici e divenne un reaganiano di ferro.

Continua a leggere – Pagina seguente


[1] “Mary Beth Meredith, Mr. Bannon’s sister, said accusations of personal bigotry against him were “absolutely absurd.” “We have interfaith marriages in our own family,” she said. “We have interracial marriages — our family is a microcosm of the U.S.” www.nytimes.com/2016/11/27/

[2] www.history.com/topics/us-presidents/lyndon-johnson-signs-civil-rights-act-of-1964-video

[3] en.wikipedia.org/wiki/Barry_Goldwater

[4] www.ilpost.it/2012/05/15/chi-era-george-wallace/

[5] www.history.com/topics/black-history/plessy-v-ferguson


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Nato nel 1997 a Novara, si è trasferito a Bologna dove studia scienze politiche, sociali e internazionali. È appassionato di politica estera, filosofia politica e storia. Ha preso parte alla campagna elettorale del 2016 negli Stati Uniti.

Comments are closed.