Steve Bannon: l’uomo del suo tempo

Bannon

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La maturità di Bannon: dalla Marina alla guida di Breitbart News

Lasciata la Benedictine, Bannon conseguì, nel 1976, una Laurea in Pianificazione Urbana e successivamente divenne ufficiale di marina. Sulle navi militari girò mezzo mondo, andando anche in Asia e in Africa.

Parlare della vita di Steve Bannon non è facile poiché sovente egli stesso manipola le notizie o mente volontariamente (come è stato dimostrato per esempio da The New Yorker a proposito delle vicende riguardanti suo padre[6]). Ha confessato egli stesso che in questa fase simpatizzasse per i democratici ma che fosse fondamentalmente apolitico[7]. Una serie di informazioni riguardanti la madre (molto attiva politicamente, tanto è vero che lavorò per la campagna elettorale del democratico afroamericano Douglas Wilder) e la sua esperienza come presidente della Student Government Association alla Virginia Tech Univerity nel 1975, paiono cozzare con questa ricostruzione[8]. Stando tuttavia a quanto egli stesso afferma, l’esperienza decisiva che lo portò ad abbandonare il Partito Democratico fu la presidenza Carter, vista come debole e incapace di gestire le problematiche più concrete (si pensi in particolare alla questione degli ostaggi presi dal governo iraniano nel 1979)[9]. L’uomo che lo avrebbe portato ad appassionarsi veramente alla politica e che lo spinse a dedicarsi con tutto sé stesso a essa sarebbe stato invece Ronald Reagan. Dell’ex attore di Hollywood, come molti altri neoconservatori, Bannon apprezzava la politica estera aggressiva e ardentemente anticomunista (il comunismo veniva visto come il male assoluto o l’Impero del Male, come lo definì appunto il presidente americano) e le maggiori libertà che riconosceva ai singoli Stati.

Bannon decise così di lasciare la marina, desideroso di indirizzare la propria vita su altri binari. Prese un Master in National Security alla Georgetown University e lavorò come assistente speciale del capo delle operazioni navali al Pentagono. Successivamente prese un Master con lode alla Harvard Business School.

Erano nel frattempo arrivati gli anni Ottanta. Bannon era più che trentenne e, dopo aver viaggiato e cambiato varie università e lavori , decise di cercare qualcosa di più stabile. Venne assunto da Goldman Sachs dove lavorò per qualche anno prima di licenziarsi. Alcuni hanno impropriamente interpretato questo impiego come la prova che Bannon fosse parte dell’alta finanza che oggi combatte. In realtà non riuscì mai a fare carriera come avrebbe desiderato e probabilmente anche questo contribuì a coltivare la sua antipatia per il mondo della grande finanza, oltre a spingerlo a cercar fortuna altrove. Si è molto speculato a proposito di questa esperienza lavorativa, arrivando in alcuni casi ad affermare che Bannon sarebbe addirittura miliardario. Non è chiaro a quanto ammonti il suo conto in banca, ma soprattutto pare trascurabile: Bannon è un uomo avido di potere e ambizioso, ma che dà un peso relativo ai soldi. Non mentiva il fratello quando lo definiva un’idealista. Abbandonò infatti Goldman Sachs, aprendo la Bannon&Co, una piccola agenzia di intrattenimento che collaborò anche con Berlusconi e la Samsung. Nel 1998 vendette l’agenzia alla Société Generale e iniziò a inseguire il suo nuovo sogno: diventare produttore e regista cinematografico di opere politiche.

Il suo obiettivo sarebbe stato quello di diventare il Michael Moore della destra, ma una forte influenza su di lui la ebbe anche Helene “Leni” Riefenstahl[10], celebre documentarista nazista sotto il Terzo Reich. Dopo aver prodotto il film Titus (1999) diventò a tutti gli effetti regista con In the face of the Evil: Reagan War in word and deed (2004) dedicato a Ronald Reagan, The Undefeated (2011) a proposito della figura di Sarah Palin e Occupy Unmasked (2012) che trattava il movimento di Occupy Wall Street. In questo periodo crebbe sensibilmente il suo odio per tutte le élite politiche e il così detto establishment, democratico quanto repubblicano. Per combatterle attivamente nel 2012 fondò insieme a Peter Schweizer, conosciuto durante la lavorazione del film su Ronald Reagan, il Government Accountability Institute, una no-profit che si occupava di investigare sui vari politici e scoprire le loro malefatte, rendendole successivamente di dominio pubblico

Nel frattempo, nei primi anni 2000, aveva fatto un’altra conoscenza che sarebbe stata per lui fondamentale: incontrò infatti Andrew Breitbart, fondatore di Breitbart News. Dopo la morte di questi, avvenuta per infarto nel 2012, Bannon prese la guida del sito, trasformandolo in un vero e proprio punto di ritrovo online per l’alt-right americana. L’obiettivo dichiarato era quello di rendere Breitbart News “l’Huffigton Post della destra a stelle e strisce”[11]. Sul sito iniziarono a trovare sempre più spazio gruppi antisemiti, suprematisti bianchi, neonazisti vari nonché rappresentanti di tutte le realtà dell’estrema destra americana. Ciò nonostante, Bannon continuò (e continua tutt’oggi) a sostenere che il sito non fosse razzista, anche se riconosceva che tra i suoi lettori e collaboratori ve ne fossero. Poco per volta, grazie al lavoro di Bannon, Breitbart News si tramutò nel principale mezzo di informazione della destra populista USA.

Fu anche grazie a questo lavoro che Bannon riuscì a diventare, nel 2016, direttore esecutivo della campagna elettorale di Donald Trump. I principali artefici del suo successo però sono altrove. Se è innegabile il talento di Bannon per la comunicazione e il fiuto per prodotti mediatici potenzialmente di successo, coloro che gli diedero la sua grande occasione, grazie all’unione tra una disponibilità sconfinata di denaro e il desiderio di investire nel settore dell’estrema destra americana, sono una famiglia self-made billionaires che si sta oramai affermando nel panorama politico USA. Alcuni li presentano già come i Koch del XXI secolo. Il nome di questa temutissima quanto riservata famiglia è Mercer.

Il capostipite, nonché creatore del patrimonio familiare, è Robert Mercer, anche se sempre maggiore centralità sta assumendo una delle figlie, Rebekah. Bannon conobbe i Mercer tramite Breitbart intorno al 2011. La sua vita, grazie a loro, cambiò per sempre.

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[6] www.newyorker.com/news/daily-comment/the-problem-with-steve-bannons-story-about-his-father

[8] www.nytimes.com/2016/11/27/us/politics

[9] I come from a blue-collar, Irish Catholic, pro-Kennedy, pro-union family of Democrats,” says Bannon, by way of explaining his politics. “I wasn’t political until I got into the service and saw how badly Jimmy Carter f—ed things up. I became a huge Reagan admirer. Still am. But what turned me against the whole establishment was coming back from running companies in Asia in 2008 and seeing that Bush had f—ed up as badly as Carter. The whole country was a disaster. www.bloomberg.com/politics/

[10] www.panorama.it/cinema/leni-riefenstahl-regista-hitler-foto

[11] www.bbc.com/news/world-us-canada-37109970


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Nato nel 1997 a Novara, si è trasferito a Bologna dove studia scienze politiche, sociali e internazionali. È appassionato di politica estera, filosofia politica e storia. Ha preso parte alla campagna elettorale del 2016 negli Stati Uniti.

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