“Storia del Medio Oriente contemporaneo” di Massimo Campanini

Medio Oriente

Recensione a: Massimo Campanini, Storia del Medio Oriente contemporaneo, il Mulino, Bologna 2017, pp. 312, 23.00 euro (scheda libro).


Vi è un’espressione che da tempo è entrata a far parte della prassi quotidiana ed è ormai onnipresente nei titoli di tutti i media globali: quella di “Medio Oriente”. Difficilmente vi sono parole che rievocano allo stesso modo nell’immaginario collettivo occidentale una simile commistione di sentimenti contrastanti: dal fascino alla paura; dalla curiosità allo sdegno. Il costante susseguirsi negli ultimi decenni di guerre, migrazioni e attacchi terroristici hanno contribuito a creare una percezione semplicistica (e spesso malsana) del Medio Oriente, sempre più visto come un blocco instabile, arretrato e ostile da contrapporre ad una crescente identità “occidentale”. Ad una aumentata percezione del Medio Oriente come presenza nel mondo contemporaneo, però, spesso non corrisponde una più realistica rappresentazione della sua realtà, così complessa e variegata. Al contrario, l’esposizione ad una simile mole di informazioni, prive di un qualsivoglia ordine, contribuisce unicamente a gettare ulteriore fumo negli occhi a coloro a cui sono indirizzate. In definitiva, sorge spontaneo domandarsi: che cos’è il Medio Oriente? Qual è la sua storia? E quali eventi hanno contribuito a definirne la realtà odierna?

Si propone di adempiere a questo arduo compito l’orientalista italiano Massimo Campanini. Nel suo volume Storia del Medio Oriente contemporaneo, infatti, egli offre un’analisi dei principali avvenimenti che hanno caratterizzato la storia del Medio Oriente sino ai giorni nostri. Ripercorrendo le complesse e spesso drammatiche trasformazioni nella regione, quest’opera getta luce sulle evoluzioni che si sono susseguite nel corso degli ultimi due secoli, dallo sbarco delle truppe napoleoniche in Egitto, all’avvento di Dā’ish e del terrorismo internazionale.

Massimo Campanini ha alle spalle una vasta esperienza nell’ambito degli studi mediorientali, avendo ricoperto per anni il ruolo di docente di civiltà islamica e di storia contemporanea del Medio Oriente presso le Università di Urbino, Milano, Napoli e Trento. Il libro è principalmente destinato a svolgere il ruolo di testo introduttivo per gli studenti di storia politica mediorientale, sebbene la sua linearità e la sua semplicità ne rendano possibile la comprensione anche ad un pubblico non direttamente coinvolto in tali studi. La forza di questo lavoro, infatti, risiede nella sua capacità di offrire un’analisi generosa di un insieme complesso, ma intimamente intrecciato, di soggetti che uniscono aspetti culturali, sociali, economici e politici delle trasformazioni del Medio Oriente in una prospettiva storica ampia e che si presenta ben scritta e facile da cogliere.

 

Comprendere il Medio Oriente

Prima di intraprendere una qualsivoglia opera di ricerca in ambiti mediorientali, è fondamentale innanzitutto definire cosa sia il “Medio Oriente”. L’idea di Medio Oriente è di norma presente nell’immaginario collettivo occidentale come un’unica essenza, una realtà monolitica nella storia, con leggi, precetti, e tendenze univoche, spesso legato ad un concetto sottinteso di “opposto” rispetto all’Occidente. È proprio da questa connotazione geografica, invece, che la nostra analisi deve aver inizio. Per Campanini, infatti, il termine Oriente deve la sua origine ad una prospettiva eurocentrica, volta a definire quei territori che si frapponevano tra gli stati europei e l’India britannica. Tale concetto di Vicino Oriente venne presto rivisitato dall’ingresso sulla scena mondiale degli Stati Uniti, i quali spostarono ulteriormente il baricentro della regione attraverso la coniazione del termine Medio Oriente. Al di là della parentesi storica, è chiaro che una simile formulazione, impregnata di preconcetti riguardanti arretratezza e inciviltà, consentì all’Europa di estendere progressivamente la propria influenza su queste regioni. Citando le parole dell’autore, “l’Europa ricca, avanzata e civile, portava il fardello di educare e ricostruire, riportando all’interno della storia i popoli emarginati ed esclusi dal progresso”. Una prima categoria ermeneutica, quindi, sotto la quale si pretese (e ancora si pretende) di raggruppare una realtà storica e culturale estremamente differenziata, che si estende dalle coste dell’Africa settentrionale al Sud-Est asiatico, dall’Asia centrale all’Africa sub-sahariana e che è presente con comunità stabili e crescenti in tutto l’Occidente. Di non diversa accezione è l’idea di attribuire alla concetto di Medio Oriente l’Islam come variante principale. Se ciò da un lato sembra escludere il fatto che in alcune di queste terre risiedano numerose comunità di altre confessioni religiose, dall’altro applica all’Islam la medesima chiave di lettura, relegando così popoli diversi per etnia, lingua, storia, tradizioni sociali e culturali ad una presunta condizione di staticità e di immutabilità nel tempo.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Comprendere il Medio Oriente

Pagina 2: Lo scontro con la modernità

Pagina 3: Il riassetto politico della regione


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Nato a Bologna nel 1990, è laureato in Storia e in Scienze Orientali. Attualmente segue un Master in Middle Eastern Studies (MIMES) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si interessa principalmente di storia contemporanea e delle relazioni internazionali del Medio Oriente.

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