Cos’è la world history? “Storia globale” di Sebastian Conrad

storia globale

Recensione a: Sebastian Conrad, Storia globale: un’introduzione, Carocci, Roma 2015, pp. 210, 19 euro (Scheda libro).


Per comprendere il mondo globalizzato in cui viviamo oggi e la sua storia non sono più sufficienti i tradizionali strumenti sviluppati dalle scienze storiche a partire dal XIX secolo ed è sempre più avvertita la necessità di adottare nuove prospettive di ricerca nello studio del passato. Tra i più autorevoli fautori di questa linea di pensiero si annovera lo storico tedesco Sebastian Conrad, professore presso la Freie Universität di Berlino, che in quest’opera traccia un profilo dello sviluppo della storia globale e insiste sulla sua importanza come nuovo campo di studio e sulla necessità di provvedere ad una sua istituzionalizzazione all’interno dei curriculum accademici.

Il volume si presenta come un’introduzione manualistica di taglio storiografico alla storia globale e si rivolge in primo luogo agli studenti ed alla didattica universitaria. È quindi significativo che la casa editrice Carocci abbia deciso di provvedere, in tempi piuttosto rapidi, alla pubblicazione di una sua edizione in lingua italiana, a testimonianza di un crescente interesse per la disciplina anche all’interno del nostro mondo accademico1.

La storia globale viene innanzitutto definita da Conrad come “una forma di analisi storica nella quale fenomeni, eventi e processi vengono inquadrati in contesti globali” (p. 18), un approccio cioè attento ad evidenziare le connessioni, gli scambi e la circolazione di merci, persone, idee e istituzioni all’interno di processi storici su scala globale, il cui sguardo travalica quindi quei confini nazionali che così spesso la storiografia non ha osato oltrepassare. La tradizionale importanza attribuita alla dimensione temporale e diacronica nell’analisi dei fenomeni interni a una società, viene ribaltata a favore di una nuova attenzione per il piano spaziale e sincronico: uno spostamento da una prospettiva ristretta e verticale ad una più ampia e orizzontale. A questa nuova ottica è connaturata una serrata critica dell’eurocentrismo inteso, usando le parole di Robert Marks, come quella concezione che “vede l’Europa come l’unica figura attiva della storia mondiale, in un certo qual modo come la sua ‘origine’. […] L’Europa è il centro e il resto del mondo la sua periferia. Solo gli europei sono in grado di avviare cambiamenti o modernizzazione, il resto del mondo no” (p. 96).

Questo approccio disciplinare non deve però essere necessariamente inteso come sinonimo di storia dell’intero pianeta o dell’umanità dalle sue origini ad oggi, dato che, afferma Conrad, le prospettive storico-globali non sono necessariamente orientate in senso macrostorico: “molto più frequenti, e per lo più anche più feconde, sono le analisi che considerano un oggetto concreto nella sua specificità spaziale-sociale e lo inquadrano in un contesto globale. Le questioni più appassionanti si collocano spesso al punto d’incontro dei processi globali con le loro manifestazioni locali” (p.132).

Per quanto già nell’antichità storici come Erodoto in Grecia, Sima Qian in Cina o Ibn Khaldū’n in Africa avessero trattato di civiltà e culture diverse e spesso geograficamente distanti dalla propria, è solo a partire dagli anni Ottanta del XX secolo che la storia globale, specialmente negli Stati Uniti, comincia ad affermarsi come campo autonomo all’interno delle scienze storiche. L’influenza esercitata dagli area, subaltern e postcolonial studies (con la loro critica alle tradizionali letture eurocentriche del mondo moderno), la crescente internazionalizzazione dell’ambiente accademico americano e lo spostamento dell’attenzione politica verso una dimensione progressivamente meno bipolare e sempre più globale sono alcuni dei fattori che ne favoriscono la nascita. È nel 1982 che viene fondata la World History Association, mentre nel 1990 iniziano le pubblicazioni del “Journal of World History”. Prontamente accolta nel Regno Unito, dove Asia, Africa ed ex colonie britanniche erano d’altronde già da lungo tempo oggetto di studio dell’imperial history, la storia globale ha poi trovato un ancoraggio istituzionale all’interno di diverse università europee e asiatiche, in particolar modo in Germania, Cina e Giappone.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Introduzione alla storia globale

Pagina 2: Le questioni fondamentali della storia globale

Pagina 3: L’applicazione concreta degli approcci di storia globale


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Franco Capozzi: Torinese, laureato in Storia presso l’Università di Torino nel 2015. Studia Scienze Storiche a Bologna. Si occupa di storia della storiografia e della musealizzazione del colonialismo europeo. Francesco Rustichelli: Nato a Carpi (MO), laureato in Storia nel 2015 presso l'Università di Bologna dove attualmente studia Scienze Storiche. Si occupa di comunicazione per i Giovani Democratici di Carpi. Aspirante bibliofilo.

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