“Storia profonda” di Daniel Lord Smail

storia

Recensione a: Daniel Lord Smail, Storia profonda. Il cervello umano e l’origine della storia, Bollati Boringhieri, Torino 2017, pagg. 235, 24 euro (scheda libro).


On Deep History and the Brain, questo il titolo del libro di Daniel Lord Smail, docente di Storia a Harvard, che Bollati Boringhieri manda in stampa a quasi 10 anni dalla sua pubblicazione originale, avvenuta nel 2008. Il titolo si pone in continuità con altri testi che programmaticamente criticano la logica della storia basata esclusivamente sul periodo successivo all’invenzione della scrittura.

Per molti versi questa critica rientra in una più generale attenzione da parte del mondo dell’editoria italiano che, solo di recente, ha pubblicato diversi testi che in forme e prospettive diverse si propongono di mettere in discussione gli assetti storiografici: The History Manifesto[1] [Donzelli 2016] di David Armitage e Jo Guldi, innanzitutto, che critica una presunta riduzione micro-storiografica ed una eccessiva riduzione del lavoro dello storico sulla dimensione del micro-evento, a svantaggio delle grandi narrazioni e delle ampie ricostruzioni tipiche della longue durée.

E poi c’è Abbiamo ancora bisogno della storia. Il senso del passato nel mondo globalizzato [Raffaello Cortina 2016] di Serge Gruzinski che, attraverso il punto di vista della storia globale vuole problematizzare il «senso del passato nel mondo globalizzato». Mettendo al centro la necessità di una storia organizzata intorno a connessioni globali l’autore critica lo status quo, oltre all’impostazione «accademica delle discipline storiche, sempre più parcellizzate in compartimenti stagni non dialoganti fra loro e impegnate in dibattiti che, a suo dire, «mirano più spesso a ridefinire settori (…) indeboliti che a mettere in discussione le abitudini accademiche»[2].

La critica di un’impostazione che identifica l’inizio della storia con l’emergere della “cultura” o, al più, con la rivoluzione cognitiva è dunque in sintonia con questo più ampio moto problematico che investe la disciplina storiografica. Lord Smail, in particolare, è convinto che non si possa escludere più dalla ricerca il periodo che precede l’invenzione della scrittura; i dati disponibili, le ricerche portate avanti in ambito neuro-cognitivo, oggi consentono una svolta verso una «storia profonda», più completa, in grado di rendere conto di una molteplicità di percorsi evolutivi oggi colpevolmente tralasciati.

La principale responsabile di questo stato di cose, secondo l’Autore, è la storia sacra che per diverse migliaia di anni ha influenzato gli storici «che scrivevano all’interno della tradizione ebraico-cristiana [e] sono rimasti indifferenti alla questione delle origini» (p.26). Il dato di partenza era assodato e coincideva con quello stabilito dalle Sacre Scritture che lo collocavano «nel Giardino dell’Eden, e questo era il luogo dove le storie generali della tarda antichità e dell’Europa medievale facevano cominciare la loro storia» (p.26). Lord Smail affronta la questione nel primo capitolo, quello forse in cui più emerge la natura del libro derivato da un corso tenuto nel 2000 presso la Fordham University.

L’andamento espositivo appare in più passaggi ripetitivo e didattico e le informazioni contenute non sono sempre adeguatamente sviluppate. Nonostante ciò il capitolo appare essere propedeutico per l’impalcatura del libro che vuole riconoscere legittimità a «quel lungo tratto dell’Età della Pietra che precede la diffusione dell’agricoltura» (p. 16). Una delle ipotesi del testo è che tale scelta metodologica miri a salvaguardare la specificità dell’uomo, infatti – come ha sostenuto Mott Greene – «abbandonare la preistoria equivarrebbe a ipotizzare una continuità tra l’origine biologica dagli ominidi e l’ascesa della civiltà di quell’astratto “genere umano” che si trova nella storiografia umanistica» (p. 17). Invece la storia profonda che interessa all’Autore deve tenere insieme «il Paleolitico e il Neolitico assieme al Postlitico – ossia, a tutto ciò che è accaduto a partire dalla comparsa della metallurgia, della scrittura e delle città circa 5500 anni fa» (p. 17).

Continua a leggere – Pagina seguente


Indice dell’articolo

Pagina corrente: Storia profonda

Pagina 2: Neurostoria e storia globale


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Siciliano, nato nel 1979. Ricercatore e docente di storia e filosofia nei licei. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell'Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), dell'Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell'Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi (ISAP), dell'Associazione amici di "Passato e presente" (APEP). Scrive per riviste cartacee e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: "Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan" [Galaad ed.]. Collabora con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea di Cuneo e svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

Comments are closed.