Appunti di storia della sicurezza sociale
- 21 Giugno 2017

Appunti di storia della sicurezza sociale

Scritto da Tommaso Brollo

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Welfare pubblico non mero pauperismo

Questo breve excursus nel passato permette di riconoscere come la sicurezza pubblica sia stata una preoccupazione diffusa e costante ben prima della nascita del moderno welfare state razionale, e come la congerie di istituzioni che si sono dedicate al sollievo delle asprezze materiali non fossero mosse solo da mero pauperismo, come invece nell’illuministico Ottocento i governi di mezza Europa, bensì da un senso di appartenenza e di definizione comunitaria diverso. Permette vieppiù di cassare il pregiudizio di un intervento pubblico leggero o assente in era preindustriale, dimentico di come la Chiesa e la Corporazione fossero, a tutti gli effetti, elementi pubblici e comunitari, e come il governo abbia sempre pianificato l’azione della collettività nel reame della sicurezza pubblica, pur con diversi gravami sui bilanci, almeno fino al Quattrocento. Il soccorso sociale e la solidarietà erano materia pubblica, se un confine tra pubblico e privato possa essere effettivamente tracciato prima della nascita dello Stato moderno.

Concludendo, e muovendo dalla storia alla teoria, di che o chi si occupa il welfare? Il Welfare può essere ricondotto a tre dimensioni fondamentali: rimettere in carreggiata chi è caduto, aiutare chi non può rialzarsi, spianare la strada a chi si sta accingendo ad intraprenderla. Far lavorare chi può lavorare, dare sicurezza a tutti che l’eventuale caduta non sarà rovinosa, sanare le disuguaglianze in risultato e in opportunità. Per riprendere la definizione di Barr (2002), il welfare vuole provvedere alla redistribuzione e all’assicurazione. Come a Firenze, l’istruzione pubblica, gratuita, universalistica, tecnica e umanistica, è centrale alla costruzione di uno Stato ove tutti siano equipaggiati per rispondere alle sfide dell’esistenza. Livellatore sociale par excellence, la scuola risponde al primo scopo accennato poco sopra: spianare la strada, garantire opportunità, indicare il percorso. Riprendendo Ernesto Rossi, il sistema scolastico non può che essere universalistico, per favorire la coesione sociale e il dispiegamento razionale della formazione. Come a Venezia, il sistema della sicurezza sociale deve essere fondamentalmente centrato sul lavoro e deve garantire che la precarietà materiale non sia tale da pregiudicare l’esistenza di un individuo, o la sua non-debolezza nella negoziazione del salario, o la sua partecipazione alla produzione. In una formula, per garantire benessere e sussistenza non minacciata. Il già citato Ernesto Rossi, in “Abolire la Miseria”, ha sottolineato come in questo senso un’assicurazione pubblica monetaria rivolta ai poveri abbia il problema della discriminazione tra coloro i quali siano poveri perché incapacitati al lavoro e coloro i quali lo siano perché non vogliano prendere parte alla produzione. Il labour test, già centrale alla Poor Law inglese ottocentesca, ha dimostrato ampiamente la sua fallacia, favorendo meccanismi pauperistici, l’esclusione dalla sfera della produzione, ovvero quei gironi infernali delle working houses. Non si può pensare di aiutare indifferentemente i neghittosi e gli impossibilitati; come scriveva Francesc Eiximenis, un francescano catalano del quattordicesimo secolo, nel suo “Regiment de la cosa pública”: «Com los inútils deuen ésser gitats, e hi deuen ésser sostenguts los pobres mendicants qui són ver indigents»[11]. Quindi, ancora una volta, incontriamo l’esigenza un welfare universalistico e basato su aiuti materiali, che diano la base della sicurezza esistenziale a tutti, senza però togliere lo stimolo del lavoro e la necessità di concorrere alla produzione.


[1] Villani Giovanni, Nuova Cronica, a cura di Porta G., Fondazione Pietro Bembo, Guanda, Parma 1991, XII, 94.

[2] Sapori Armando, «La cultura del mercante medievale italiano», in Gli Orizzonti Aperti. Profili del Mercante Medievale, a cura di Airaldi G., Scriptorium, Paravia, Torino, 1997, p.142.

[3] Black Robert, «Education and the Emergence of a Literate Society», in Italy in the Age of the Renaissance, 1300-1550, a cura di Najemy J. M., Oxford University Press, Oxford, 2004, pp. 18-36.

[4]  Sanudo Marin, De origine situ et magistratibus urbis Venetae, ovvero La città di Venezia (1493-1530), in Caracciolo Aricò A. (editore), Centro di studi Medioevali e Rinascimentali, Milano, 1980, p. 22.

[5] Perini Sergio, «Lavoro e contrasti sociali nella Venezia secentesca», in Archivio Veneto, No. 210, a. CXLI, 2010, S. V, V. CLXXV, pp. 7-59.

[6] Ibid, pp. 18-20.

[7] Per uno studio delle disuguaglianze in Europa pre-industriale, si veda Alfani Guido, «The rich in historical perspective. Evidence for preindustrial Europe (ca. 1300-1800), in IGIER Working Paper Series, No. 571, March 2016; Alfani Guido, Ryckbosch Wouter, «Growing Apart in early modern Europe? A comparison of inequality trends in Italy and the Low Countries, 1500-1800», in Explorations in Economic History, 2016, In Press.

[8] Brown Peter, Per la cruna di un ago. La ricchezza, la caduta di Roma e lo sviluppo del cristianesimo, 350-550 d.C., Giulio Einaudi Editore, Torino, 2014.

[9] In generale, si veda il magistrale Pullan Brian, Rich and Poor in Renaissance Venice. The Social Institutions of a Catholic State, to 1620, Harvard University Preess, 1971.

[10] D’Andrea David, «Charity and Confraternities», in (a cura di) Dursteler Eric R., A Companion to Venetian History, 1400-1797, Brill, Boston, 2013, pp. 422-447.

[11] Eiximenis Francesc, Regiment de la cosa pública, a cura di de Molins de Rei P. D., Barcelona, 1927, rist. anast., Barcelona, 1980, cap. 21-22, pp. 124-132.


Questo articolo è la rielaborazione e l’estensione di un intervento dell’autore ad un forum organizzato dall’associazione “I Pettirossi” e dal “Movimento di Azione Laburista” presso la fondazione Lelio Basso (Roma, 6 maggio 2017).


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Scritto da
Tommaso Brollo

Nato nel 1993 a Tolmezzo (UD). Ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi di Milano. Si interessa principalmente di storia economica e del pensiero economico, ma non disdegna di spaziare all'attualità.

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