Stanare i capitali in fuga: luci e ombre della strategia europea di contrasto ai paradisi fiscali

paradisi fiscali

In un’economia mondiale sempre più globalizzata e digitalizzata, in cui i capitali possono essere trasferiti a velocità impensabili fino a qualche decennio fa, i paradisi fiscali rivestono un ruolo cruciale. La loro esistenza permette agli individui più ricchi e alle imprese multinazionali di distogliere, con relativa facilità, fette di base imponibile dai paesi che dovrebbero legittimamente applicarvi le imposte. A farne maggiormente le spese sono le economie in via di sviluppo, dove le tasse sui redditi d’impresa rappresentano solitamente una quota maggiore sul totale delle entrate, ma anche nei paesi più avanzati lo spostamento di tali profitti produce perdite consistenti[1].

I paradisi fiscali si potrebbero definire, semplificando, come giurisdizioni che puntano ad attrarre i capitali esteri grazie a una politica di concorrenza sleale sul piano fiscale. Tipicamente offrono regimi di tassazione con aliquote infime se non nulle, una forte resistenza a scambiare informazioni di natura fiscale e finanziaria con gli altri paesi e la mancata adesione agli standard internazionali in materia di accountability.

Nel maggio del 2016 più di trecento economisti hanno indirizzato ai leader mondiali una lettera in cui sostengono che i paradisi fiscali non hanno alcuno “scopo economicamente utile”. Gli studiosi hanno concordato sul fatto che l’esistenza di territori che permettono l’occultamento di risorse in società fittizie “distorce il funzionamento dell’economia globale”; inoltre, permettendo ad alcuni individui molto ricchi e alle grandi multinazionali di operare secondo regole diverse dai comuni cittadini, i paradisi fiscali “minacciano lo stesso stato di diritto”[2].

Non si tratta, quindi, soltanto di una preoccupazione concreta circa il reperimento delle risorse pubbliche: se si osserva il problema a un livello più profondo, si scorgono le conseguenze deleterie sul piano politico e sociale di un’iniqua suddivisione del carico fiscale. L’esistenza di una comune e proporzionata partecipazione agli oneri di mantenimento e funzionamento dello Stato è uno dei fondamenti della coesione di una comunità politica; nel momento in cui i cittadini iniziano a percepire uno sbilanciamento nel sistema, la credibilità dell’intera impalcatura rischia di vacillare.

Non a caso Oxfam, al pari di altre organizzazioni internazionali, è impegnata da tempo in campagne di sensibilizzazione e pressione verso i governi per introdurre misure di contrasto ai paradisi fiscali, nell’ottica più generale della lotta alla disuguaglianza e alla povertà nel mondo[3]. Fin da quando l’UE ha reso nota l’intenzione di avviare un processo di selezione delle “giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali”, Oxfam ha seguito con attenzione tale processo, non mancando di sollevare alcune critiche già nel momento in cui la prima lista costruita sulla base di tali criteri è stata approvata. Il 7 marzo 2019, anticipando l’uscita del più recente aggiornamento di tale elenco, Oxfam International ha pubblicato un nuovo rapporto sul tema[4], mettendo in guardia sul rischio che alcuni dei paradisi fiscali più dannosi venissero depennati. Con questo articolo si vuole quindi cogliere l’occasione data dal rapporto per fornire un’analisi dei punti di forza e di debolezza della strategia europea adottata fino ad oggi.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il contrasto ai paradisi fiscali

Pagina 2: Il meccanismo della black list europea dei paradisi fiscali

Pagina 3: Un’analisi critica


[1]J. Langerock, Off The Hook: How the EU is about to whitewash the world’s worse tax havens, Oxfam International, March 2019, disponibile al link: https://www.oxfam.org/en/research/hook-how-eu-about-whitewash-worlds-worst-tax-havens., pp. 6-7.

[2]La lettera è disponibile, tra gli altri, a questo seguente link.

[3]Ai seguenti link si possono trovare, ad esempio: il rapporto Tax battles, the dangerous global race towards the bottom, pubblicato nel 2016: https://www.oxfam.org/en/even-it/singapore-switzerland-worlds-worst-tax-havens; una mappa interattiva dei peggiori paradisi fiscali (secondo i parametri di Oxfam): https://www.oxfam.org/en/research/tax-battles-dangerous-global-race-bottom-corporate-tax; una petizione contro i paradisi fiscali: https://www.oxfam.org/en/even-it/paradise-papers-hidden-costs-tax-dodging.

[4]J. Langerock, Off The Hook, op. cit.


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Classe '93, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e la licenza magistrale del Collegio Superiore all'Università di Bologna. Fa parte di diverse associazioni che si occupano di inclusione scolastica, accesso alla giustizia e contrasto alle mafie. Si interessa di filosofia della pena e delle istituzioni penitenziarie.

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