La punta più avanzata dell’Africa: il Sud Africa verso le elezioni

Sud Africa

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Il Sud Africa al bivio tra grandi contraddizioni

La memoria e il valore di questa conquista sono ancora presenti alla popolazione sudafricana. In molti ricordano vividamente, o per esperienza personale o per diretta testimonianza, che cosa significava vivere sotto il regime precedente. Il Sud Africa è un paese giovane, con una popolazione giovane, giovani istituzioni, giovani fondamenta. È un paese che sta ancora affrontando la memoria e le eredità del suo passato traumatico[2], e che, nonostante tutto, ha un senso diffuso di speranza nel futuro. È questo l’elemento che più sorprende l’osservatore del nostro vecchio continente, oggi così intriso di malinconia rancorosa. Nonostante le sue evidenti ingiustizie, l’incompletezza e l’imperfezione della sua transizione, il Sud Africa è un paese con lo sguardo rivolto al futuro. Gli abitanti degli informal settlements di Soweto accolgono i – pochi – visitatori bianchi non con una comprensibile ostilità, ma con un sorprendente entusiasmo, come un segno di apertura. La vita caotica, rumorosa e inquinata delle township ricorda quella delle borgate romane degli anni Sessanta raccontata nei romanzi di Pasolini: contraddittoria, violenta e polverosa, ma carica di futuro. Come allora da noi, nelle periferie sudafricane l’antico e il ‘moderno’ si mischiano in un calderone culturale che produce continuamente sintesi inedite. I ragazzi affermano con naturalezza, fra le povere casupole di Soweto, di non avere nulla da giudicare riguardo agli orientamenti sessuali dei loro pari. I giganteschi mall e i cerchi in lega BBS convivono fianco a fianco con i murales della rivoluzionaria Winnie Mandela e con i riti di passaggio dei e delle Sangoma, tradizionali healers di diverse culture africane.

Tutto questo è stato sostenuto negli scorsi 25 anni dal nuovo senso di giustizia generato dalla transizione democratica, da importanti flussi di capitali esteri arrivati dopo il sollevamento delle sanzioni della comunità internazionale contro il regime dell’apartheid, e da forti tassi di crescita. L’ANC, che vinse le prime elezioni democratiche con il 63% dei voti e che per molti ancora rappresenta il partito della fine dell’apartheid, ha governato ininterrottamente durante le scorse 5 legislature. Dopo una lunga serie di procedimenti per corruzione e di tentativi di impeachment, Jacob Zuma si è dimesso dalla presidenza nel febbraio del 2018. La guida dell’ANC e del governo è stata assunta da Cyril Ramaphosa, storico collaboratore di Mandela, la cui vittoria alle prossime elezioni è data quasi per scontata.

In seguito alla crisi del 2007, la crescita del Sud Africa si è fortemente ridotta: il Pil è cresciuto del 1.3% nel 2017 e dello 0.8% nel 2018. Le proiezioni prevedono una crescita del 1.3% nel 2019 e del 1.7% nel 2020. Si tratta di tassi troppo bassi per coprire l’aumento della popolazione, e di conseguenza la crescita del reddito pro capite si è arrestata nel 2014. La mobilità intergenerazionale è molto bassa. Il paese vive una forte pressione migratoria dal resto del continente, ed è passato da 2 a 4 milioni di immigrati fra 2010 e 2017. La questione migratoria costituisce una delle principali fonti di preoccupazione per la popolazione e i casi di xenofobia sono in aumento dal 2008. Il senso di speranza nel futuro, per quanto diffuso, comincia ad essere messo in dubbio, soprattutto dalla generazione più giovane. Stanno emergendo nuove forze politiche, fra cui va menzionato l’EFF (Economic Freedom Fighters), partito di sinistra radicale che usa un linguaggio con aspetti populistici e spinge per politiche radicali, fra cui l’espropriazione della terra e la nazionalizzazione di diverse aziende.

Sud Africa elezioni

Il Sud Africa che si affaccia alle prossime elezioni è un paese in una posizione estremamente delicata. Le grandi contraddizioni che lo attraversano potranno essere sia il motore per raggiungere le sue grandi potenzialità, sia le cause di una nuova regressione. La questione economica è ovviamente al centro di questo bivio. Da grande esportatore di materie prime (fra cui ferro, acciaio e metalli preziosi), il Sud Africa è, come la maggior parte dei paesi del continente, vittima della cosiddetta ‘maledizione delle risorse’. La sua economia è fortemente dipendente dagli andamenti dei mercati globali delle materie prime e il forte export genera pressioni al rialzo sul valore della sua moneta. Questo, a sua volta, ostacola lo sviluppo di un settore industriale, che ricopre un ruolo marginale nel sistema economico sudafricano (la manifattura contribuisce solo al 15% del Pil).

Una classe media nera si sta lentamente sviluppando, ma è ben lontana dal costituire l’elemento centrale della demografia del paese. Individuare un modello di sviluppo che sia in grado di far tornare a crescere l’economia e di affrontare la piaga della disoccupazione, individuare politiche di redistribuzione della ricchezza all’interno della popolazione, rimarginare le ferite lasciate ancora aperte dai tempi dell’apartheid, saranno alcune delle questioni chiave per il futuro del paese. Tutto questo nel nuovo contesto tecnologico a sempre più bassa intensità di forza lavoro e all’interno della questione irrisolta della sostenibilità ambientale dei nostri sistemi economici. Se il Sud Africa sarà all’altezza di queste sfide, potrà forse offrire un modello per l’intero continente africano. I prossimi dieci anni saranno un periodo critico in questo senso.

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[2] Il preambolo della costituzione sudafricana si apre facendo riferimento a tale eredità: “We, the people of South Africa, recognise the injustices of our past.”


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Ha studiato filosofia a Bologna ed è dottorando in storia all'Università di Cambridge. Su twitter è @Raff_Danna

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