Sulla nuova via della seta: la Belt and Road Initiative tra economia e strategia

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La Strategia del Filo di Perle

Anche l’Italia è tra le prerogative cinesi. Da sempre l’Adriatico rappresenta il bacino di collegamento naturale per le navi commerciali che transitano nel Mediterraneo. Ed è per questo che le speranze di far diventare l’Italia l’hub di riferimento, sfruttando la posizione geografica e le caratteristiche infrastrutturali dei porti, sono affidate ai porti di Genova, Trieste e Venezia. Con questo spirito l’Autorità portuale veneziana, per esempio, ha annunciato durante l’ultima fiera internazionale “Break Bulk Europe” di Anversa, la riapertura del collegamento diretto con l’Estremo Oriente operato da Ocean Alliance, di cui fa parte anche la stessa COSCO. Anche un altro porto è annoverato nel progetto cinese: è lo scalo di Vado Ligure, di cui la COSCO detiene una partecipazione del 40%.

Un’altra direzione intrapresa dalla Via della Seta è quella verso l’Artico. Nel documento Visione per la cooperazione marittima nella Belt and road initiative, Pechino considera questa rotta come possibile arteria per raggiungere la Mitteleuropa. La grande disponibilità di risorse energetiche presenti nell’area artica hanno rinvigorito gli interessi di molte nazioni e, nonostante alcune navi commerciali della COSCO abbiano già percorso questo tratto, molto c’è ancora da fare. La Russia è tra i maggiori pretendenti al tesoro energetico artico e, pur mantenendo ottimi rapporti con la Cina, in virtù della storica amicizia e dei numerosi accordi per l’importazione di materie prime, in primis il gas, di certo non è disposta a lasciare totale campo libero alla Cina.

Se la via marittima prevede la realizzazione di porti moderni e più grandi utili al trasporto delle fonti energetiche, il progetto per la Via terrestre (la Belt) intende creare dei corridoi commerciali tra Cina ed Europa. L’idea di base è di poter collaborare ai rifacimenti e al potenziamento di tratti già esistenti di ferrovie, autostrade o in generale di infrastrutture di collegamento. Partendo da Est, in Pakistan è prevista la costruzione di un’autostrada di 700 km tra Karachi a Gwadar e una linea ferroviaria per il trasporto delle merci su rotaie; tra India, Bangladesh e Myanmar la Cina vuole costruire un corridoio stradale e riportare alla luce l’antica Stilwell Road, utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale, dai convogli militari statunitensi e inglesi per arrivare in Cina, passando attraverso l’India e la Birmania; in Russia, è stato stipulato un accordo tra la russa Gazprom e il governo per la realizzazione della pipeline Yamal LNG, progetto finanziato principalmente dal Silk Road Fund (SRF), di cui fanno parte la China Development Bank e la Export-Import Bank of China.

Spostandosi ad Ovest, il centro nevralgico degli investimenti cinesi è l’intera area dei Balcani. Nel 2010 Pechino e Belgrado hanno siglato un accordo per la costruzione di un nuovo ponte autostradale sul Danubio, che collega Salisburgo a Salonicco, inaugurato alla fine del 2014. Le ripercussioni di questo ponte sono positive anche per la Serbia, che è in attesa, entro la fine del 2017, del potenziamento della linea, grazie all’aggiunta di un ulteriore tratto stradale tra Belgrado a Budapest, considerato uno snodo fondamentale da cui trasportare le merci verso l’Ucraina e verso i paesi baltici. Inoltre la Cina sta finanziando il collegamento ferroviario tra la città di Veles e Skopje, e sta iniziando a progettare una nuova autostrada che collegherà l’ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia con l’Albania. Ad aprile il treno “Vento dell’Est”, partendo dalla Gran Bretagna, dopo un percorso di 12mila chilometri, è arrivato alla stazione di Yiwu, nella Cina Orientale. Era il primo viaggio di un treno merci, che in 20 giorni e attraversando più di sette paesi, è riuscito a collegare via terra l’Europa con la Cina. Tra i terminal ferroviari più importante c’è la stazione di Duisburg, in cui arrivano i treni merci provenienti dalla città di Chongqing, che negli ultimi anni è diventata una delle città più popolose e attive della Cina.

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Ha studiato lingua cinese all'Università Ca’ Foscari di Venezia, dove si è specializzata in Relazioni Internazionali Comparate. Ha frequentato a Roma un master su Geopolitica e Sicurezza Globale e un corso di specializzazione in Diritto dell’Energia presso la LUISS Guido Carli. Presso la Business School del Sole 24 ore ha frequentato un Master in Management dell’Energia e dell’Ambiente. Attualmente svolge uno stage a Milano presso MGP&Partners.

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