Il TAP tra energia e geopolitica

TAP

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Le ragioni tecniche ed economiche del TAP

Per quanto riguarda i consumi italiani di gas i dati parlano di un costante calo dovuto alla crisi economica fino al 2014 e di una risalita a partire da quell’anno, in parte dovuta alla ripresa industriale e in parte per via fenomeni di siccità che hanno ridotto la produzione idroelettrica, compensata dal termoelettrico. Nel 2017 si è registrata una crescita del 6% del consumo complessivo rispetto al 2016 e anche nel 2018 si rileva un lieve aumento, tendente al +1,8%[4].

Nonostante l’importanza della risalita dei consumi non sia valutata allo stesso modo dagli addetti ai lavori, le importazioni sono tornate a crescere dal 2014[5]. A tal proposito si può ricordare che la nostra capacità di importazione è comunque usata solo al 50%. Ci si potrebbe quindi chiedere per quale ragione sia necessario incrementarla.[6] Il gas importato proviene per oltre il 40% dalla Russia, seguita da Algeria, Qatar, Libia e Norvegia. Il peso di Mosca è diventato più significativo negli ultimi anni, dato il declino della produzione nordeuropea. Un dato che suggerisce l’opportunità di perseguire una maggiore diversificazione delle fonti energetiche.[7]

 

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Importazioni italiane gas

Da un punto di vista geopolitico va rilevato come il TAP permetta l’approvvigionamento diretto di gas azero, rappresentando un’alternativa alle forniture russe. Inoltre, il sottoutilizzo della nostra capacità di importazione – in particolare di quella di rigassificazione, ovvero degli impianti che rigassificano il gas naturale liquefatto (GNL) importato – costituisce solo apparentemente una sovracapacità, in quanto le direttrici che conducono il gas in Italia sono poche e metà del metano importato viaggia su un unico gasdotto attraverso il passo del Tarvisio[9]. La dipendenza da questi colli di bottiglia rende il Paese poco resiliente. Il suddetto gasdotto, infatti, fu al centro di un’esplosione a Baumgarten in Austria nel dicembre 2017 che bloccò il trasporto facendo salire il prezzo del gas in Italia dell’87%, fino a 44,5 €/MWh[10]. La diversificazione delle importazioni e la riduzione dell’impatto di tali imprevisti sono quindi tra le potenziali implicazioni del TAP.

Infine va sottolineato che senza il TAP vi sarebbe il rischio di dover sopperire alla domanda di importazioni con maggiori quantità di GNL, più oneroso in quanto implica i costi del processo di liquefazione e del trasporto via mare. Va inoltre considerata la concorrenza dei mercati dell’Estremo Oriente a cui i produttori preferiscono rivolgersi data la loro maggiore redditività.[11] Il prezzo del gas sul mercato italiano (Psv) potrebbe anche ridursi avvicinandosi a quello sul mercato olandese (Ttf), considerato un prezzo “medio” indicativo dell’Europa nel complesso. Il differenziale di prezzo a detrimento del Psv è da imputare per lo più alle importazioni dal Nord Europa, che potrebbero essere ridotte dal TAP inducendo un conseguente abbassamento dei prezzi Psv.

Passando dall’Italia all’Europa, anche in questo caso i consumi complessivi di gas stanno crescendo. Il consumo del 2017 ha registrato un +6% rispetto all’anno precedente (come in Italia). Nonostante pure in questo caso l’entità della crescita sia messa in discussione, con esperti che sostengono che il trend complessivo degli ultimi anni sia negativo grazie allo sviluppo di rinnovabili ed efficienza energetica, emerge come il declino della produzione interna contribuisca ad un aumento delle importazioni. Secondo la International Energy Agency la domanda europea salirà dello 0,3% annuo fino al 2040. Non un grande incremento ma una parte significativa di questo potrebbe essere soddisfatta dal TAP[13]. Per quanto si tratti di numeri che non intaccano la sostanziale dipendenza dalla Russia, che resta in grado di fissare un prezzo competitivo. Resta il fatto che con questo progetto si va nella giusta direzione della diversificazione e della resilienza. Tant’è che la Banca europea degli investimenti (BEI) contribuisce con 1,5 miliardi €[14] e l’azionariato del TAP è tutto europeo: 20% Snam (Italia), 20% Bp (UK), 20% Socar (Azerbaijan), 19% Fluxys (Belgio), 15% Enagàs (Spagna), 5% Axpo (Svizzera)[15].

Oltre alla dimensione nazionale ed europea vanno menzionate anche le ricadute per la Puglia. Le ricadute economiche per il territorio dovrebbe ammontare a circa 155 milioni di euro: di cui 100 si concretizzeranno in tutto il Salento e 55, sotto forma di compensazioni sociali e iniziative per limitare il disagio dovuto ai lavori, andranno ai comuni coinvolti[16].

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Consumo gas Italia

Quando si parla di progetti infrastrutturali pensati su di un orizzonte decennale occorre estendere lo sguardo oltre le stime di breve e medio periodo. A tal proposito è importante considerare l’obiettivo di mantenere la crescita della temperatura globale sotto i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali e il ruolo che in questo avrà il gas. Ovvero se il gas, essendo la meno inquinante tra le fonti fossili, possa fungere da “ponte” fino all’affermarsi delle rinnovabili. Sia i sostenitori che gli oppositori di questa tesi trovano nella Strategia Energetica Nazionale italiana del 2017 e nell’Accordo di Parigi sul clima del 2015 possibili argomenti a favore di strategie di sostenibilità che prevedano l’aumento o la riduzione del consumo di gas. Il settore energetico è infatti uno di quelli su cui è più difficile fare previsioni. Da un lato le rinnovabili corrono: diverse stime le vedono preponderanti nella nuova capacità di generazione energetica che verrà installata in futuro, col 40% della nuova produzione da oggi al 2040 che userà queste fonti[17]. Dall’altro è stimato che nel 2040, anche onorando l’accordo di Parigi, le fonti fossili soddisferanno ancora il 74% dei consumi mondiali mentre le rinnovabili meno del 20% (e le nuove rinnovabili, solare ed eolico, meno di un ventesimo)[18]. Tuttora in Europa, che pur rappresenta un soggetto politico che ha sempre dedicato attenzione alle questioni climatiche, restano elevati i consumi di carbone di molti paesi. Il carbone è la più inquinante fonte fossile, nonostante il suo prezzo sia tornato a salire il prezzo. Il percorso verso la transizione può essere quindi ancora lungo, per motivi economico-tecnologici spiegati dal professor Alberto Clô nel suo ultimo libro (recensito da Pandora), e per procedere su questa strada servono impegno e investimenti. Pur essendoci visioni diverse sul possibile ruolo del gas nel favorire o nel rallentare questa transizione è chiaro che uno scenario nel quale vi sia una grande preponderanza delle fonti rinnovabili non è all’ordine del giorno e pertanto lo sfruttamento del gas deve continuare ad essere tenuto in conto.

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[4] Idem; Giliberto Jacopo, “Eni, scoperto in Adriatico mega giacimento di metano”, il Sole 24 Ore, 5 ottobre 2018

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-10-05/eni-scoperto-adriatico-mega-giacimento-metano-072744_PRV.shtml?uuid=AEgl0JHG&fromSearch

[5] Lanza Alessandro, “Così il Tap apre una nuova via del gas”, Lavoce.info, 31 luglio 2018

https://www.lavoce.info/archives/54459/cosi-il-tap-apre-una-nuova-via-del-gas/

[6] Bergamaschi Luca, “Se il Tap non serve”, la Stampa, 13 agosto 2018

https://www.lastampa.it/2018/08/13/scienza/se-il-tap-non-serve-YkKWl5J0Nb9zirr679vEfK/pagina.html

[7] Lanza Alessandro, “Così il Tap apre una nuova via del gas”, Lavoce.info, 31 luglio 2018

https://www.lavoce.info/archives/54459/cosi-il-tap-apre-una-nuova-via-del-gas/

Ardito Greta, Sala Lorenzo, “Dietro il Tap c’è Putin?”, Lavoce.info, 11 settembre 2018

https://www.lavoce.info/archives/54908/dietro-il-tap-ce-putin/

[8] Ardito Greta, Sala Lorenzo, “Dietro il Tap c’è Putin?”, Lavoce.info, 11 settembre 2018

https://www.lavoce.info/archives/54908/dietro-il-tap-ce-putin/

[9] Rendina Federico, “Da sudditi del gas a padroni del nuovo hub europeo? Si può fare”, il Sole 24 Ore, 13 dicembre 2017

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-13/da-sudditi-gas-padroni-nuovo-hub-europeo-si-puo-fare-093254.shtml?uuid=AEusRWRD

[10] Giliberto Jacopo, “Esplosione hub gas Austria, ecco da dove arriva il metano in Italia”, il Sole 24 Ore, 12 dicembre 2017

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-12-12/esplosione-hub-gas-austria-ecco-dove-arriva-metano-italia-122115_PRV.shtml?uuid=AEAx21QD&fromSearch

[11] Haraigue Nadira, “L’approdo di Enea”, 31 luglio 2018

http://sostienenadira.it/tap-lapprodo-di-enea/

[12] Bergamaschi Luca, “Se il Tap non serve”, la Stampa, 13 agosto 2018

https://www.lastampa.it/2018/08/13/scienza/se-il-tap-non-serve-YkKWl5J0Nb9zirr679vEfK/pagina.html

Ruggieri Gianluca, “”Hub europeo del gas naturale? Ecco perché non conviene all’Italia”, Altreconomia, 23 giugno 2017

https://altreconomia.it/hub-gas-naturale/

[13] Galeotti Marzio, Lanza Alessandro, “Tap, la via del gas per una lunga transizione”, Lavoce.info, 4 aprile 2017

https://www.lavoce.info/archives/46006/tap-velleita-cinismo/

[14] Palmiotti Domenico, “BEI sostiene Tap con un finanziamento da 1,5 miliardi”, il Sole 24 Ore, 7 febbraio 2018

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-02-07/bei-sostiene-tap-un-finanziamento-15-miliardi-132924_PRV.shtml?uuid=AEz1T2vD&fromSearch

[15] Ardito Greta, Sala Lorenzo, “Dietro il Tap c’è Putin?”, Lavoce.info, 11 settembre 2018

https://www.lavoce.info/archives/54908/dietro-il-tap-ce-putin/

[16] Giliberto Jacopo, “Lecce si misura con la mappa sociale dei No Tap e le ricadute sul territorio”, il Sole 24 Ore, 3 aprile 2018

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-04-02/lecce-si-misura-mappa-sociale-no-tap-e-ricadute-territorio-173439.shtml?uuid=AEUJufRE&fromSearch

[17] IEA, “World Energy Outlook 2017”, IEA Publications, novembre 2017

[18] Clô Alberto, “Energia e clima”, Saggi, il Mulino, 2017

[19] Bellomo Sissi, “Carbone più forte della politica: in Europa i consumi corrono (anche con prezzi record)”, il Sole 24 Ore, 6 settembre 2018

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-09-05/carbone-piu-forte-politica-europa-consumi-corrono-anche-prezzi-record-212058_PRV.shtml?uuid=AECmhZkF&fromSearch


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Classe 89, milanese. Ha terminato un Master of Science in Global Energy and Climate Policy presso la School of Oriental and African Studies di Londra. Laureato in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee presso l’Università degli Studi di Milano.

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