Il TAP tra energia e geopolitica

TAP

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Il tiro alla fune

Le ragioni geopolitiche del progetto TAP sono già state in parte affrontate in questo scritto ma meritano un maggior approfondimento.

Con l’espressione “tiro alla fune” Parag Khanna intende la competizione tra gli stati nella geografia delle connessioni infrastrutturali ed economiche per trovarvisi il più possibile al centro ed esserne luogo di origine e transito[20]. Un gioco simile esiste tra Azerbaijan, UE e Russia ma anche tra il Nord e il Sud Europa. Nel 2019 dovrebbe entrare in funzione North Stream II, il raddoppio del gasdotto che viaggia dalla Russia alla Germania attraverso il mare, senza transitare in altri stati. Sarà in grado da solo di soddisfare quasi un quarto della domanda attuale UE di gas. Si tratta di un progetto economicamente valido tra un grosso esportatore e la prima economia UE. Da un punto di vista politico esso è avversato dai paesi Est europeo e dalla Commissione.

A differenza del TAP, esso aumenta la dipendenza dalla Russia, rafforzando il ruolo preponderante di Gazprom. Esso consentirebbe al tempo stesso alla Germania di acquisire il ruolo di hub del gas per tutta l’UE, con cospicui vantaggi commerciali[21]. Berlino sta volutamente ignorando le ragioni dell’UE dopo che queste hanno, invece, impedito la realizzazione del South Stream, un gasdotto analogo che avrebbe portato gas russo in Europa attraverso il Mar Nero e l’Italia.[22]

Il TAP non può competere con i numeri del North Stream II (110 miliardi di metri cubi di capacità), anche tenuto conto di una rete pensata per trasportare il gas da Nord a Sud e da Est a Ovest e che deve essere migliorata per consentire l’inversione di flusso, necessario per condurre nel resto d’Europa il gas azero e del Mediterraneo orientale da Sud e il GNL dai rigassificatori iberici. Tuttavia, il TAP contribuisce alla resilienza europea e promuove lo sviluppo di un hub meridionale del gas. Inoltre, rinforza il legame commerciale tra Azerbaijan ed Italia[23], rafforzando un Paese che costituisce un fattore di stabilità per il Caucaso, con tendenze multiculturali e non incline a incoraggiare estremismi[24] (pur non essendo una democrazia, come nessuno degli altri principali stati da cui importiamo idrocarburi).

Permettendo all’Italia di avere un po’ di “fune”, il TAP rappresenta l’opportunità strategica di guadagnare un posizionamento migliore nelle filiere globali. Sono considerazioni che un Paese maturo, e dotato di una politica energetica di lungo periodo, deve svolgere con serenità e senza abbandonarsi a considerazioni di corto respiro.

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[20] Khanna Parag, “Connectography”, Fazi Editore, settembre 2016

[21] Buck Tobias, “How Russian gas became Europe’s most divisive commodity”, Financial Times, 17 luglio 2018

https://www.ft.com/content/e9a49e8c-852c-11e8-a29d-73e3d454535d

[22] Chiellino Giuseppe, “Germania-Ue, sfida sul gasdotto Nord Stream 2”, il Sole 24 Ore, 4 agosto 2017

https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-08-04/germania-ue-sfida-nord-stream2-194406_PRV.shtml?uuid=AEHuiq8B

[23] Cariani Valentina, “Un mercato strategico per il Sistema Italia”, OBOR Watch, ISPI, 26 febbraio 2018

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-mercato-strategico-il-sistema-italia-19743

[24] Massari Augusto, “Azerbaijan: paese di primo piano”, OBOR Watch, ISPI, 26 febbraio 2018


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Classe 89, milanese. Ha terminato un Master of Science in Global Energy and Climate Policy presso la School of Oriental and African Studies di Londra. Laureato in Scienze Internazionali ed Istituzioni Europee presso l’Università degli Studi di Milano.

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