“Tecnologia vs umanità” di Gerd Leonhard
- 12 Agosto 2019

“Tecnologia vs umanità” di Gerd Leonhard

Recensione a: Gerd Leonhard, Tecnologia vs umanità. Lo scontro prossimo venturo, Egea, Milano 2019, pp. 224, euro 24 (scheda libro).

Scritto da Luca Picotti

6 minuti di lettura

Tra le sfide fondamentali del ventunesimo secolo, quella relativa all’impatto del progresso tecnologico sulle nostre vite riveste particolare importanza, soprattutto se consideriamo l’accoglimento positivo che in generale le persone riservano alle innovazioni per la loro capacità di semplificare la vita e aumentare il benessere. Mentre per le altre sfide – pensiamo al cambiamento climatico, alle migrazioni o alla crisi della democrazia liberale – vi è una maggiore preoccupazione, in quanto gli effetti negativi sono più facilmente percepibili, per quanto concerne invece lo sviluppo tecnologico meno frequentemente – seppur con maggiore diffusione rispetto al passato – vengono evidenziati i pericoli, spesso ostracizzati o comunque relegati ad un futuro distopico ritenuto, se non fantasioso, quantomeno lontano e nebuloso. Alcune problematiche legate alla violazione della privacy in rete o allo spettro di una potenziale disoccupazione tecnologica (il dibattito in questo caso è molto polarizzato) lentamente stanno prendendo forma nel dibattito pubblico, ma non vi è ancora una sufficiente consapevolezza riguardo alle trasformazioni tecnologiche in atto, che vanno analizzate in un’ottica di lungo periodo – in modo da non rimanere focalizzati sull’apparente benessere immediato che le nuove tecnologie ci offrono – partendo da un assunto fondamentale: il futuro è già qui. Intelligenza artificiale, deep learning, Internet of things, editing genetico fanno già parte della nostra realtà e ci pongono dinanzi a domande imprescindibili circa il nostro rapporto futuro con la tecnologia, tra rischi e opportunità. In particolare, in che modo possiamo governare l’ipertrofico progresso tecnologico senza diventare noi stessi “tecnologia”? Come rimanere umani, considerati gli sviluppi nel campo delle biotecnologie e dell’ingegneria genetica? Qual è il punto di equilibrio tra un progresso che può migliorare alcuni aspetti delle nostre vite e una conservazione che può preservare la nostra intrinseca umanità? Con quale etica dobbiamo affrontare l’impatto di tecnologie che alimenteranno sempre di più il nostro narcisismo e la nostra tendenza all’illimitata autodeterminazione individuale?

Sono queste alcune delle domande che sarà necessario porsi nei prossimi anni, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e costruire un dibattito costruttivo che permetta di affrontare le sfide future con consapevolezza e senza cadere nella retorica neo-luddista o in quella trans-umanista.

A questo scopo, è utile la lettura del volume, edito da Egea, Tecnologia vs umanità. Lo scontro prossimo venturo del futurologo Gerd Leonhard. In circa duecento pagine troviamo, trattate con uno stile ironico e informale, alcune delle più pregnanti questioni in merito agli sviluppi tecnologici, dalla pervasività della Rete alla legge di Moore, dalla cosiddetta obesità digitale all’avvento della Singolarità. Leonhard adotta un approccio che potremmo definire scettico, volto ad evidenziare i maggiori pericoli insiti nell’incontrollato sviluppo tecnologico e a demistificare alcune delle retoriche dei trans-umanisti – coloro che, per semplificare, sognano il superamento dell’essere umano attraverso le tecnologie. Il punto fondamentale che emerge dalla lettura è quello della valorizzazione dell’umanità e della costruzione di una nuova etica: senza un pensiero in grado di comprendere e interpretare lo sviluppo tecnologico, sostenendolo quando è diretto al benessere comune e limitandolo quando minaccia la natura umana, il rischio è quello di «diventare noi stessi tecnologia».

Un punto di partenza per comprendere la repentina accelerazione che le innovazioni tecnologiche hanno avuto negli ultimi anni è quello della Legge di Moore e, più in generale, dello sviluppo esponenziale della tecnologia rispetto a quello lineare tipico del soggetto umano. «Per mettere le cose in prospettiva, direi che nella maggior parte dei campi siamo a un livello di performance relativa pari circa a 4, e il prossimo passo esponenziale ci porterà a 8, invece che a un più lineare 5. Ci troviamo dunque nel preciso istante in cui gli aumenti esponenziali cominciano a diventare importanti, e la tecnologia sta già comportando di fatto cambiamenti esponenziali in ogni ambito della società: in quello dell’energia e dei trasporti, in quello delle comunicazioni e dei media e persino in tutto ciò che riguarda la medicina, la salute e l’alimentazione». (p.10). Leonhard riporta alcuni esempi emblematici per sottolineare la velocità dei cambiamenti: in pochi anni siamo passati da auto elettriche con un’autonomia inferiore agli 80 Km alle ultime Tesla e alla BMW i8 che arrivano a quasi 600 Km con una sola carica; oppure, spostandoci sui costi del sequenziamento del genoma umano, siamo passati dai circa 10 milioni di dollari del 2008 agli 800 odierni.

Sono tre le parole con le quali Leonhard descrive questo incessante sviluppo tecnologico: esponenziale, come abbiamo appena accennato; combinatorio, in quanto le grandi conquiste come l’Intelligenza artificiale, l’Internet delle cose e il deep learning tendono ad intersecarsi e a contribuire al reciproco sviluppo; ricorsivo, nel senso che queste tecnologie sono in grado di svilupparsi da sé, come i robot capaci di riprogrammarsi.

«Ci troviamo all’altezza di uno snodo cruciale e dobbiamo agire con maggiore lungimiranza, con una visione decisamente più olistica e una capacità di gestione molto più salda mentre sguinzagliamo tecnologie che potrebbero avere su di noi un potere infinitamente più grande di quello che immaginiamo […] Dobbiamo assolutamente fare in modo di non lasciare queste decisioni ai “liberi mercati”, ai capitalisti di ventura, ai tecnologi delle aziende o alle più potenti organizzazioni militari del mondo. Il futuro dell’umanità non dovrebbe costituire un paradigma generico dell’età industriale basato sul profitto e sulla crescita a tutti i costi, o un obsoleto imperativo tecnologico che poteva andare bene negli anni Ottanta». (p.16).

Leonhard si focalizza a questo punto su alcuni aspetti a suo parere fondamentali per evitare di farsi travolgere dal “nichilismo” della tecnologia. In primis, è necessario creare un Consiglio etico digitale globale che sia in grado di fornire regole e coordinate per orientarsi in una società completamente trasformata dalla tecnologia e dalla digitalizzazione. L’urgenza è quella di enunciare una serie di valori elementari e universali che facciano fronte al “nichilismo” della tecnologia poc’anzi accennato e descritto con lucidità negli anni Cinquanta dal poeta messicano Octavio Paz: «Il nichilismo della tecnologia risiede non solo nel fatto che è l’espressione più perfetta della volontà di potenza, ma anche nel fatto che manca di significato. “Perché” e “A quale scopo?” sono domande che la tecnologia non si pone[1]».

Vi sono infatti numerose sfide etiche che richiederanno un pensiero solido e convincente. Ad esempio, sottolinea l’Autore, nell’iperconnessione dovuta all’Internet delle cose in che modo verrà impedito che si instauri un Panopticon totale? Al momento si presta grande attenzione all’efficienza dell’iper-connettività e meno alle esternalità negative; un altro esempio, forse ancora più inquietante, è quello relativo alla triade invecchiamento-longevità-morte: verrà concesso solo ai ricchi di diventare ultracentenari? Come ci si porrà dinanzi alla possibilità di potenziarsi attraverso le biotecnologie e l’ingegneria genetica? Saranno sostenibili le diseguaglianze che verrebbero a crearsi?

In secondo luogo, sarà necessario preservare la propria umanità anche a costo di sfidare l’imperativo categorico dell’efficienza. Leonhard propone l’immagine, da contrapporre a quella degli algoritmi, degli androritmi, ovvero tutto quanto risulta difficilmente oggettivabile e calcolabile in quanto risiede nella nostra costituzione più squisitamente umana, effimera, inconscia. In sintesi, tutto quello che ci rende umani e non macchine – e quindi anche la lentezza, l’inefficienza, l’irrazionalità.

Accanto alla custodia degli androritmi, Leonhard aggiunge un acronimo complementare allo STEM (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica) che amplifichi l’importanza dei fattori autenticamente umani, sempre più trascurati a favore delle scienze tecniche: CORE, che sta per creatività/compassione, originalità, reciprocità/responsabilità ed empatia. L’intento di Leonhard è evidente: preservare le caratteristiche più squisitamente umane dinanzi ad un futuro digitalizzato e automizzato.

Infine, particolarmente rilevanti sono i cinque punti con i quali il futurologo si pone in contrasto con lo Zeitgeist tecnologico, sempre al fine di difendere i valori umani. Sono, più precisamente, cinque diritti fondamentali che l’Autore suggerisce per un futuro Manifesto per un’etica digitale:

  • Il diritto di rimanere naturali, vale a dire biologici – in particolare, deve esserci il diritto di vivere non potenziati dalle tecnologie e, soprattutto, di lavorare senza l’obbligo di installare apparecchi tecnologici sul nostro corpo (ad esempio visiere con realtà aumentata).
  • Il diritto di essere inefficienti se e dove questo definisca la nostra fondamentale umanità – in questo modo non verrebbero penalizzati coloro che, per riportare l’esempio dell’Autore, non vorrebbero vedere i loro dati sanitari immessi in un cloud generale.
  • Il diritto di disconnettersi – per non rimanere ingabbiati nella cosiddetta obesità digitale di cui l’Autore parla approfonditamente al capitolo 7 del libro (al quale ci sentiamo di rimandare).
  • Il diritto di rimanere anonimi – in difesa di spazi protetti nei quali non si finisca ad essere identificati e tracciati con il semplice utilizzo di un’applicazione o piattaforma digitale.
  • Il diritto di assumere o coinvolgere persone invece che macchine – per evitare che le aziende che scelgano personale umano rimangano svantaggiate.

I punti sollevati da Leonhard sono molto significativi, radicali e provocatori. Rappresentano una bozza di Manifesto per un’etica digitale e vanno quindi presi in considerazione, discussi e se serve criticati in modo da alimentare il dibattito. Questo libro si presta ad essere un ottimo contributo, un punto di partenza per inquadrare la questione e acquisire consapevolezza non solo riguardo ad un futuro prossimo e venturo, ma riguardo allo stesso presente. Il merito principale del volume è infatti quello di ricordarci che il futuro è già qui tra di noi ed è per questo necessario costruire un pensiero solido all’altezza della sfida. Solo in questo modo potremo indirizzare lo sviluppo tecnologico verso il benessere comune e, soprattutto, preservare l’imprescindibile umanità che ci appartiene di diritto.


[1] La citazione è a pagina 150 e si riferisce a O. Paz, Alternating Current, New York, The Viking Press, 1973.

Scritto da
Luca Picotti

Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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