“Tecnologie per il potere. Come usare i social network in politica” di Giovanni Ziccardi

Giovanni Ziccardi

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Ziccardi e il lato oscuro della fast politics

Infine, Ziccardi si sofferma su quello che lui stesso chiama il “lato oscuro” della fast politics, toccando tre punti. Il primo è la diffusione di falsi profili e bot che veicolano notizie alterate o messaggi di propaganda a favore di una determinata parte politica: imitando l’azione di profili reali, questi profili vengono accreditati dal pubblico come quelli ufficiali della campagna e per questo i contenuti, spesso molto divisivi, vengono resi virali. La presenza di questi bot, però, genera un dislivello fra le parti che può finire con l’influenzare in maniera determinante l’esito della consultazione. Contro di essi, i gestori dei social network hanno intrapreso attività di rimozione spesso inefficaci o attuate solo a fatti avvenuti (pp. 187-195).

Il secondo è l’impiego e la diffusione di fake news nel quadro di una propaganda “paramilitare” che può giungere fino all’impiego di troll per annichilire gli avversari. Nota Ziccardi che l’ampio uso delle fake news nel discorso politico è dovuto a quattro loro caratteristiche, che le rendono particolarmente efficaci: la viralità della loro diffusione, promossa e garantita da tutti i profili afferenti ad una stessa galassia politica; la non verificabilità immediata prodotta dalla scarsa inclinazione degli utenti virtuali ad un’informazione approfondita; l’autorevolezza data dalla viralità stessa della notizia; la sempre maggiore micro-tragetizzazione, che consente loro di arrivare direttamente al destinatario che più darà loro credito (pp. 198-199). A dirigere tutto questo presiedono organizzazioni altamente gerarchizzate ed efficienti, vere e proprie macchine della propaganda paramilitari, dotate di una grande “potenza di fuoco” perché in grado di controllare costantemente la rete di contatti social del politico per cui lavorano, adattandosi così velocemente all’evoluzione dello scenario politico. Ma non solo, queste macchine sono capaci anche di generare messaggi che influenzano profondamente il dibattito pubblico, o attraverso tweet divisivi che ne dettano i temi, o attraverso potenti azioni di storytelling, per cui riescono a confezionare un’immagine della realtà che vada a vantaggio del proprio candidato e che sia accettata come oggettiva dalla rete di contatti cui viene rivolta (pp. 200-207). Infine, possono essere impiegati, scientemente o no, dei troll che alzino la tensione del dibattito in rete, divulgando contenuti molto polarizzanti che puntano a mettere in ridicolo l’avversario o ad insinuare sospetti su di lui, ottenendo il risultato di galvanizzare la base di elettori già fedeli e attrarre gli indecisi (pp. 207-208).

Terzo punto è il prodotto dei primi due: la distorsione degli equilibri democratici. L’utilizzo spregiudicato dei mezzi sopracitati introduce potenzialmente una profonda distorsione nel funzionamento della democrazia: se i cittadini sono continuamente monitorati e la propaganda offerta loro è tagliata su misura, fino a creare differenti immagini del mondo, allora il dibattito sarà praticamente inesistente e il reale pluralismo, base delle democrazie liberali, sarà sempre più compresso (pp. 210-211). La fast politics, dunque, punta alla creazione di un mondo su misura, ad un’affabulazione del mondo in cui verità e menzogna hanno lo stesso peso e diventa sempre più difficile distinguere l’una dall’altra. Questo meccanismo è inoltre influenzato negativamente dal caos comunicativo generato dal sovrapporsi di milioni di voci diverse, tutte con lo stesso peso autoritativo (pp. 212-213). Infine, come dimostrato dal caso Russiagate negli Stati Uniti, tutti questi mezzi possono essere utilizzati da potenze straniere per tentare di influenzare l’esito elettorale in paesi considerati nemici, abbandonando così in parte i vecchi metodi corruttivi a favore di nuovi sistemi infinitamente più efficaci e più difficili da scoprire.

In conclusione, la visione di Ziccardi si caratterizza per un cauto ottimismo: i social network sono una grande opportunità anche per la politica, che deve imparare a sfruttarne le capacità al meglio, godendone appieno i vantaggi. Tuttavia, il loro uso scorretto può creare seri vulnus alla stabilità democratica dei paesi in cui questi vengano usati per una guerra senza quartiere fra i partiti, anche in conseguenza di infiltrazioni straniere maligne. Per questo motivo, con il suo manuale, Ziccardi richiama ad un uso consapevole e il più possibile corretto dei social, che se impiegati correttamente possono portare grande giovamento alla democrazia. Di questo però, nell’opera, non riesce ancora ad emergere un quadro convincente, mentre degli attuali aspetti negativi è delineata un’analisi seria e preoccupante.

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Nato nel 1996, studia Storia all'Università di Torino, dove si sta laureando con una tesi in Storia medievale. Si interessa di storia e politica, con particolare riguardo alla crisi della democrazia contemporanea.

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