Il territorio come categoria critica
- 16 Luglio 2017

Il territorio come categoria critica

Scritto da Andrea Baldazzini

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Territorio e politiche dello spazio

Mantenendo questa linea interpretativa si possono così individuare almeno tre aspetti attorno ai quali viene a giocarsi un differente rapporto tra le politiche dello spazio (cioè la sua produzione e organizzazione), e i modi adottati dalle individualità per vivere, cioè abitare, quello stesso spazio:

  • Lo spazio del progetto nel quale opera l’urbanista non è mai né vergine né neutrale, esso è sempre una spazialità attraversata da una pluralità di interessi, risorse, bisogni, cioè da rapporti relazionali stretti fra istanze materiali (le persone, le architetture ecc…) e immateriali (sentimenti, denaro ecc…), le quali sono tra loro disposte secondo logiche verticali (gerarchie) o orizzontali (solidarietà, condivisione). Perciò la funzionalità dell’opera da realizzare si trova a doversi confrontare con istanze specificatamente politiche, nel senso più ampio del termine, arrivando dunque a fungere da punto di mediazione tra le istanze vitali della collettività e quelle relative all’amministrazione o allo sviluppo proprie della politica.
  • Lo spazio del territorio è anche spazio della provvisorietà: sia in quanto ospita perennemente pratiche provvisorie generatrici di senso (l’identità di un luogo è data dai modi del vivere quotidiano che lo caratterizzano e dove rientrano anche le varie forme di dissenso e conflitto), sia perché la sua struttura e composizione sono costantemente soggette a trasformazioni. Lo spazio è da sempre un qualcosa di vivo che necessita di interventi volti non solo a mantenerne l’equilibrio (politiche di adattamento), ma finalizzati alla sua stimolazione in termini di riproduzione e innovazione (politiche generative).
  • La spazialità dell’abitare è una dimensione intrinsecamente progettuale, dovrebbe essere il luogo per eccellenza dell’immaginazione (intesa proprio come categoria e pratica politica), dove il presente dello spazio è pensato come istituente, cioè in quanto processualità aperta al divenire, alle trasformazioni, alla contingenza, e non in quanto istituito, cioè una spazialità necessaria, quali sono il ghetto o la prigione.

L’insieme delle considerazioni svolte fin qui dovrebbero allora essere sufficienti a motivare la necessità di continuare a lavorare su quella particolare categoria critica che è il territorio, o più in generale la spazialità, così decisiva sia dal punto di vista analitico-descrittivo, sia da quello della pratica politica volta alla trasformazione dell’esistente. Come suggerisce Angelo Turco: «potrebbe essere arrivato il tempo di immaginare la Geografia come una disciplina empirica capace però di sviluppare nel suo seno anche una sorta di filosofia dell’azione. Si tratterebbe di una filosofia dell’agire territoriale, una riflessione che investe, da un lato, l’intima geograficità dell’esperienza umana, dall’altro lato, i problemi di valore sollevati da una pratica spaziale tanto memoriale che quotidiana e progettuale, tanto individuale che sociale»[5].

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[1] Massimiliano Guareschi e Federico Rahola (a cura di), Forme della città: sociologia dell’urbanizzazione, Milano: Agenzia X, 2015, p. 44.

[2] Manfredo Tafuri, Storia dell’architettura italiana, 1944-1985, Torino: G. Einaudi, 1986, p. 12.

[3] Filippo Trasatti, Leggere Deleuze attraversando Mille piani, Milano; Udine: Mimesis, 2010.

[4] François Zourabichvili, Il vocabolario di Deleuze, introduzione e traduzione di Cristina Zaltieri, Mantova: Negretto, 2016.

[5] Angelo Turco, Por una crítica de la razón geográfica. la imaginación territorial entre filosofía, ciencia y reflexividad, 2015.


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Scritto da
Andrea Baldazzini

Classe 1992, laureato in filosofia contemporanea presso l'Università di Bologna, mi occupo di trasformazioni dei sistemi di welfare con particolare interesse per il Terzo Settore e il welfare di comunità. Presso la stessa università sono tutor del corso di alta formazione in Welfare Community Manager e collaboro con il Centro Servizi del Volontariato di Modena.

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