Ipse dixit. The Putin Interviews e il bias di conferma
- 16 Ottobre 2017

Ipse dixit. The Putin Interviews e il bias di conferma

Scritto da Pietro Figuera

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La versione di Putin e l’intento di Stone

Il bilancio, per Putin e la sua figura, è senz’altro positivo. Tant’è vero che il documentario verrà mandato in onda integralmente sulle TV russe.

La sua versione è credibile, coerente, persino confortevole nonostante le sue conclusioni geopolitiche siano tutt’altro che incoraggianti. Lo stato delle relazioni russo-americane, il vero focus delle quattro ore di colloquio, è descritto dal presidente russo in modo ben aderente alla realtà. Condivisibili anche le opinioni di Putin relative alle responsabilità (e alle vere intenzioni) della NATO, la cui parabola storica degli ultimi venti anni non lascia molto spazio all’interpretazione.

Putin cade su altri campi. Diritti civili, democrazia, caso Snowden, annessione della Crimea e guerra all’ISIS in Siria: temi certamente complessi, in cui gli omissis presidenziali risultano determinanti. Ma sono cadute che non fanno rumore. Non solo perché l’impassibilità e la prontezza delle sue risposte non palesano alcuna incertezza o intento menzognero, ma anche e soprattutto perché ricalcano una propaganda già diffusa e rilanciata su scala globale.

Per i russi, dunque, dall’intervista non verrà fuori nulla di nuovo. Tutti i concetti espressi dal loro presidente rientrano da tempo nella quotidianità della loro informazione, della loro visione del mondo.

In Europa occidentale, e in special modo in Italia, gli effetti probabilmente saranno un po’ meno scontati. Ma se da un lato la versione di Putin smentisce buona parte dell’informazione ufficiale, pigramente distesa su posizioni filo atlantiche, dall’altro vi è una crescente fetta di opinione pubblica che – se non legge quotidianamente Sputnik News – è quantomeno influenzata politicamente dalla propria simpatia per Putin. O dall’immagine (spesso inconsapevolmente caricaturale) che ne ha di lui. L’intervista rafforzerà le loro convinzioni, e la condiscendenza di Stone non sarà per loro che un’ulteriore prova delle ragioni di Mosca.

Un trionfo del bias di conferma, dunque. Ovvero di quel corto circuito cognitivo che ci ingabbia nelle nostre convinzioni, a causa della pigrizia o della paura di uscire dagli schemi, e che ci porta sempre alle stesse conclusioni. Un po’ ciò che accade quando si frequentano sempre gli stessi amici, gli stessi gruppi politici o religiosi e si seguono, appunto, sempre gli stessi media. Una fallacia rischiosa, perché appiattisce il pensiero e l’analisi critica.

Ma l’intento di Stone era probabilmente un altro, perché il suo pubblico di riferimento non è quello europeo, né tantomeno è formato dai followers di Russia Today (nella quale, per la cronaca, lavora il figlio). Il regista americano si rivolge chiaramente ai suoi concittadini, in gran parte fuorviati da una concezione distorta del loro grande rivale geopolitico. Decenni di guerra fredda, uniti alla mai sopita ostilità politico-mediatica di Washington e ad una conoscenza approssimativa della storia russa, non agevolano di certo il compito di chi voglia introdurre una versione diversa degli eventi (ovvero il minimo sindacale in un sistema informativo pluralista).

E allora che ben venga l’impegno di Stone, pur se viziato da un’eccessiva bonarietà nei confronti di Putin. Una doccia fredda che può smuovere certe convinzioni passivamente radicate, e addirittura aprire qualche spiraglio di autocritica all’interno dell’unica superpotenza rimasta.

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[1] https://www.wired.it/attualita/politica/2017/10/02/oliver-stone-al-cremlino/


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Scritto da
Pietro Figuera

Nato nel 1989, si è diplomato al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale. Dopo gli studi triennali condotti presso l’Università degli Studi di Catania, ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Attualmente collabora con diverse testate tra cui Limes ed è socio del Limes Club Bologna. Specializzato in Russia e Mediterraneo, è autore del libro "La Russia nel Mediterraneo. Ambizioni, limiti, opportunità" e coautore dell’ebook "La Russia di Sochi 2014: Giochi olimpici, Caucaso e geopolitica".

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