“Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale” di Vittorio Emanuele Parsi
- 11 Aprile 2018

“Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale” di Vittorio Emanuele Parsi

Scritto da Luca Picotti

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Dall’ordine internazionale liberale all’ordine globale neoliberale

L’ordine internazionale liberale, come lo intende l’Autore, «è l’insieme di principi e istituzioni attraverso i quali il sistema internazionale è stato governato a partire dal secondo dopoguerra» (p.15). Ideato da Roosevelt e Churchill, quest’ordine si fondava sulla leadership americana, su cinque istituzioni principali[1] e su una vocazione universale e generalista volta a ricostruire l’Occidente sui principi dell’uguaglianza e della libertà dopo le nefandezze del conflitto mondiale. L’Autore si focalizza soprattutto sull’equilibrio, rinvenibile nel termine “liberalismo”, di economia e mercato: l’ordine internazionale liberale ha garantito «una crescita ordinata e lo sviluppo di quell’embedded liberalism, quel “liberalismo vincolato” che, come ha affermato per primo John Ruggie [1982], creava delle free-market societies e non semplicemente dei liberi mercati» (p.28). In altri termini, dal secondo dopoguerra la competizione economica era stata inserita in un vasto reticolo di assetti sociali e istituzionali affinché l’ordine sociale e il sistema del welfare non venissero sopraffatti dalle logiche del mercato.

Il sistema internazionale liberale, sicuramente perfettibile e non privo di lacune, avrebbe dovuto, secondo Parsi, espandersi e mantenere i propri equilibri anche dopo la caduta del Muro di Berlino, con la fine del bipolarismo e il progressivo avvicinamento dei paesi dell’Est nell’orbita occidentale e americana. Quanto avvenne fu invece, ritiene l’Autore, un tradimento dell’ordine liberale: la globalizzazione fu affrontata secondo i dogmi e i principi del neoliberalismo, emersi negli anni Ottanta in ambito accademico con Milton Friedman e in quello politico con Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Il paradigma neoliberale, sorto sulle macerie del keynesismo negli anni della stagflazione, con il leitmotiv dell’antistatalismo e della deregulation ha caratterizzato la storia politico-economica degli ultimi quarant’anni, contribuendo più di qualunque altro fattore al disfacimento dell’ordine internazionale liberale.

Parsi sottolinea le tre “promesse mancate” che hanno dirottato l’ordine internazionale liberale: un mondo più sicuro, un mondo più giusto e un mondo più ricco per tutti. La prima è stata sconfessata dall’attentato dell’11 settembre 2001, che ha prodotto «la grave percezione di essere inermi, impotenti e totalmente indifesi» (p.41), e dall’inconcludente intervento in Afghanistan: «oltre a non essere invulnerabile l’Occidente non era neppure invincibile» (p.45). La seconda è stata smentita dallo scellerato intervento in Iraq, legittimato da una menzogna impunita; «l’ennesima conferma che dietro le nobili parole che rivestivano il concetto di nuovo ordine mondiale, dai tratti marcatamente liberali e contraddistinto dall’equità e dalla rule of law, non si celava altro che la solita, vecchia arroganza imperiale» (p.54). La terza promessa mancata è forse la più grave: «La libertà del mercato è diventata presto la dittatura del mercato, dove gli unici che sperimentano una crescente libertà – dalle regole, dalle responsabilità e, alla fine, persino dal funzionamento di un’economia di mercato correttamente intesa – sono i grandi operatori: quelli finanziari ancor più di quelli economici» (p.55). L’Autore denuncia le politiche del “credito facile” che hanno portato alla Grande crisi del 2008, l’economia delle rendite, la stagnazione dei salari dei ceti medi e la subordinazione del lavoro al capitale. Il mondo, sottolinea Parsi, non è diventato più ricco per tutti, ma solo per pochi: le disuguaglianze sono aumentate a dismisura, rendendo più fragili le nostre democrazie.

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Scritto da
Luca Picotti

Nato a Udine nel 1997, studia giurisprudenza presso l’Università degli studi di Trieste ed è redattore della rivista. Scrive soprattutto di teoria politica, trasformazioni socioeconomiche e processi di globalizzazione.

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