“Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale” di Vittorio Emanuele Parsi

Parsi

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Le quattro facce dell’Iceberg: analisi e conclusioni di Parsi

Come accennato, sono quattro le facce dell’Iceberg contro il quale il Titanic dell’Occidente rischia di imbattersi. La prima è rappresentata dal declino della leadership americana e dall’emergere di Russia e Cina, potenze autoritarie in grado di ridefinire il sistema delle relazioni internazionali. La Russia, paese economicamente fragile e in declino, nasconde questa fragilità dietro ad una politica estera aggressiva e ad una spesa militare elevatissima (il 5,3% del Pil nel 2016). Parsi sottolinea le straordinarie capacità dell’Armata rossa nei territori caldi del Caucaso, dell’Ucraina e della Siria e, soprattutto, lo strategico attivismo russo nell’Artico, dove, secondo il Servizio geologico degli Stati Uniti, sono collocate gran parte delle riserve di gas naturale e petrolio non ancora sfruttate. La Russia, inoltre, ha conseguito una vittoria importante nello scacchiere mediorientale, assumendo la leadership – grazie anche all’inerzia statunitense – e permettendo così al proprio alleato Assad di mantenere il controllo della Siria.[2]

Nel frattempo, anche la Cina si è impegnata negli ultimi anni ad espandere il proprio raggio di influenza – in particolare nel controllo dei mari – avvalendosi soprattutto del supporto logistico di porti amici.[3] Le mire espansionistiche cinesi, galvanizzate da un forte nazionalismo interno, sono rinvenibili nell’atteggiamento nuovamente aggressivo sui dossier delle isole – Spratly, Paracelso e Senkaku – e nei progetti di sviluppo infrastrutturale volti a creare una nuova Via della Seta.

Al nuovo dis-ordine globale di cui abbiamo parlato, si aggiunge la seconda faccia dell’Iceberg: la polverizzazione della minaccia legata al terrorismo jihadista. Non è questa la sede per ripercorrere, come fa l’Autore, il complesso intreccio tra ideologia islamista ed errori strategici di politica estera (l’intervento in Iraq, ad esempio). Nel libro viene trattata con lucidità la drammatica questione dell’immigrazione, dell’integrazione e del terrorismo – in particolare, l’Autore analizza attentamente il fenomeno della radicalizzazione delle seconde generazioni di immigrati, spesso composte da giovani lasciati ai margini della società nelle periferie delle grandi città europee. In sintesi, quando Parsi parla della seconda faccia dell’iceberg intende «un attacco alla dimensione securitaria [dell’ordine internazionale liberale], i cui effetti devastanti sono stati pienamente compresi solo progressivamente» (p.115).

La terza faccia dell’Iceberg riguarda il revisionismo di Donald Trump, volto a «destrutturare dal suo stesso interno l’ordine internazionale liberale, a partire dall’impegno di riportare posti di lavoro, produzione e profitti negli Stati Uniti»” (p.144). Secondo Parsi il problema cui Donald Trump intende dare risposta, ovvero il turbocapitalismo iper-globalizzato degli ultimi anni, è reale, ma le ricette che il nuovo Presidente degli Stati Uniti propone paiono velleitarie e anacronistiche. Parsi critica la chimera del neoisolazionismo (dazi, guerra commerciale etc.) perseguita da Trump, sia per quanto riguarda l’economia sia per quanto riguarda la politica estera. L’imprevedibilità[4] di Donald Trump, in un passaggio storico così delicato, rappresenta per antonomasia il grande dis-ordine globale.

Infine, l’ultima faccia dell’Iceberg è rappresentata dalla crisi delle democrazie, «afflitte dalla contrapposizione tra forme di populismo identitario e sovranista e tendenze oligarchiche e tecnocratiche» (p.173). I sintomi di questa crisi sono rinvenibili nella svolta politico-economica degli anni Ottanta, svolta che ha permesso a una élite ristretta di usufruire delle opportunità offerte dalla globalizzazione mentre la maggioranza della popolazione ha visto i propri redditi stagnare. Lo scossone della crisi ha marcato ancora di più questo bipolarismo, accentuando nell’immaginario collettivo l’idea di una contrapposizione tra un popolo omogeneo e unitario e una élite autoreferenziale. Secondo Parsi è necessario ritrovare l’equilibrio tra democrazia e mercato che aveva caratterizzato l’ordine internazionale liberale, regolamentando un capitalismo incontrollato senza però sacrificare i valori della democrazia rappresentativa e del pluralismo, il più delle volte minacciati da quello che l’Autore definisce “populismo identitario”.

All’interno del grande dis-ordine globale di cui abbiamo offerto una sintetica panoramica, naviga smarrita l’Europa. L’Autore si focalizza proprio sul progetto europeo, per ora informe e incompiuto, nelle ultime pagine. Questo progetto si è sviluppato senza una coscienza politica in grado di supplire alla discrasia fra gli obiettivi dei singoli Stati membri, traducendosi quindi in una unione solo economica, sorretta dai principi del neoliberalismo. «Il futuro dell’Unione europea […] dipende in gran parte dall’atteggiamento con cui sapremo e vorremo porci la sfida di una riarticolazione nei suoi rapporti con gli Stati membri che non ne mortifichi le necessarie sovranità, ma che si ponga piuttosto il problema di armonizzare la pluralità e di renderne compatibili gli obiettivi. E che preveda un sempre più improcrastinabile riequilibrio tra la dimensione sociale e quella economico e finanziaria dell’Unione.» (p.200).

Il libro di Parsi è una fonte preziosa per capire il presente nelle sue varie sfumature – politiche economiche e culturali. Il viaggio che la penna dell’Autore intraprende negli ultimi trenta/quarant’anni di storia ha il merito di evidenziare gli errori e le occasioni mancate del Titanic dell’Occidente, oggi in procinto di schiantarsi contro l’Iceberg dalle quattro facce. Le pagine di questo testo, per concludere, nonostante in alcuni casi siano espressione di una visione personale, si traducono comunque in una necessaria e proficua critica dell’esistente, sia per quanto riguarda l’ordine globale neoliberale sia per quanto riguarda il presente e il futuro dell’Europa.

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[1]    Le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, l’Accordo generale sulle tariffe e sul commercio e l’Alleanza Atlantica.

[2]    Ci limitiamo a ricordare questo successo russo senza entrare nei dettagli della complessa situazione in Medio Oriente, impossibile da affrontare in questa sede.

[3]    Sittwe Kyaoukpyo in Birmania, Chittagong in Bangladesh, Singapore, Hambamtota in Sri Lanka, Marao nelle Maldive, Gwadar e Pasni in Pakistan, Aden in Yemen, Port Salalah in Oman, Obock a Gibuti.

[4]    L’amministrazione Trump è molto più complessa di quanto sembra. Istanze neoisolazioniste sono accompagnate da politiche di tradizionale stampo repubblicano, ai dazi protezionistici si aggiungono i tagli fiscali per le imprese. Notiamo, insomma, un revisionismo ibrido, all’insegna di quella “imprevedibilità” di cui Trump si fa portatore.


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Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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