“Togliatti e gli intellettuali” di Albertina Vittoria
- 15 Novembre 2017

“Togliatti e gli intellettuali” di Albertina Vittoria

Scritto da Francesco Monica

8 minuti di lettura

Pagina 2 – Torna all’inizio

Togliatti e il ruolo di Gramsci

Il libro sottolinea come Antonio Gramsci sia stato il «protagonista» della «storia e della politica culturale comunista, non solo come dirigente e uomo politico, per le sue riflessioni prima e durante il carcere, ma anche per quanto riguardò la diffusione del suo pensiero attraverso editori e riviste, per la quale Togliatti si impegnò da quando tornò in Italia»[6]. L’autrice mostra come il pensiero dell’uomo politico sardo «muoverà la politica di Togliatti» con lo scopo di «fare di Gramsci uno tra i più grandi studiosi della cultura italiana del Novecento, il cui pensiero costituirà le fondamenta della “via italiana al socialismo”»[7]. Le riflessioni gramsciane, dall’Ordine Nuovo ai Quaderni del Carcere, esprimevano la convinzione che vi fosse una forte identità tra cultura e organizzazione politica, e che senza di essa non si potesse concepire e costruire il Moderno Principe, figura concettuale che per Gramsci indica il Partito Comunista. Seguire l’insegnamento del filosofo sardo e porlo al centro della costruzione del “partito nuovo”, insieme ad Antonio Labriola che assunse «un ruolo di grande importanza nella politica culturale dei comunisti, [con] l’obiettivo di ricostruire le fondamenta del marxismo italiano»[8], era necessario per costruire l’identità del PCI radicandola profondamente nella cultura e della storia del nostro paese.

Alcuni dirigenti del partito rileggevano invece Gramsci seguendo l’ortodossia sovietica, generando contrasti con Togliatti e altri intellettuali “organici” del partito. Ambrogio Donini, primo presidente dell’Istituto Gramsci, propose, nel 1951, un convegno gramsciano. Il progetto non si realizzò perché Togliatti si oppose alla lettura che Donini voleva dare della figura del fondatore dell’Ordine Nuovo, in quanto «riconduceva Gramsci nell’ambito dell’ortodossia marxista-leninista di stampo ždanoviano» non facendo emergere che era «al di fuori dell’ortodossia» essendo «colui che aveva dato uno sviluppo originale al marxismo, all’interno della cultura e della politica italiana»[9]. Un altro caso fu la discussione, nel 1954, tra Arturo Colombi e Togliatti all’Istituto Gramsci. Il primo, dirigente di spicco del PCI, mosse, in una relazione, una serie di critiche verso i giovani storici del partito riguardo alla visione storica del movimento socialista nel nostro paese e soffermandosi sul linguaggio che utilizzavano: era a suo avviso sbagliato adoperare i termini «neutri» di Gramsci, in quanto il pensatore sardo era costretto, dal controllo fascista, a non usare il linguaggio dell’ortodossia marxista. La relazione di Colombi generò dure reazioni e critiche verso il suo autore, soprattutto da parte di uno dei giovani studiosi a cui era rivolta, Gastone Manacorda, che rivendicò «una linea culturale del tutto diversa, per non dire antitetica, a quella ždanoviana e stalinista rappresentata da Colombi (e da Donini)»[10]. Togliatti, tramite una lettera, espresse la sua contrarietà alle posizioni di Colombi e «l’appoggio implicito» a Manacorda, il quale sosteneva che la lettura storica del movimento operaio, e l’elaborazione gramsciana, andava interpretata all’interno del contesto storico-culturale italiano. Manacorda volle affermare come il pensiero di Gramsci fosse opposto a quello di Ždanov, e Togliatti colse «l’occasione per ribadire le radici nazionali -con la centralità di Gramsci, innanzitutto- della politica e della cultura del PCI»[11].

Il “Migliore” capì le potenzialità dell’eterodossia gramsciana fin da prima del suo rientro in Italia, per questo si adoperò per ottenere i Quaderni del carcere, volendo fortemente la pubblicazione della prima edizione, che era stata concepita, divisa per argomenti, come uno strumento popolare di massa per far conoscere il pensiero di Gramsci ai militanti e ai quadri di partito.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Francesco Monica

Nato a Reggio Emilia nel 1994. Laureato in Filosofia presso l'Università di Bologna.

Pandora di carta

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]