“Tornare alla crescita” di Pierluigi Ciocca
- 12 Febbraio 2019

“Tornare alla crescita” di Pierluigi Ciocca

Scritto da Luca Picotti

6 minuti di lettura

Recensione a: Pierluigi Ciocca, Tornare alla crescita. Perché l’economia italiana è in crisi e cosa fare per rifondarla, Donzelli Editore, Roma 2018, pagine 224, 19 euro (scheda libro).


I presupposti, geografici e politici, che stanno alla base della struttura economica italiana sono la carenza di risorse naturali, l’alta densità della popolazione e la frammentazione sia orografica che politica, con mercati spesso segmentati e poco interconnessi a causa del deficit infrastrutturale.

Nonostante questi limiti intrinseci di ordine sistemico, la storia economica dell’Italia unita presenta successi di enorme rilievo: nei 150 anni dall’Unità il PIL pro capite è aumentato di 13 volte, contro una media dell’Europa occidentale di 10; nel 1861 la speranza di vita alla nascita era di 30 anni, oggi gli italiani sono tra i più longevi al mondo con una speranza di vita che va ben oltre gli 80 anni; lo Human Development Index, un indice compreso tra lo 0 e l’1 che comprende reddito, salute e istruzione, è passato dallo 0,19 del 1870 allo 0,94 di oggi.

In particolare, vi sono stati due periodi di grande accelerazione e sviluppo, caratterizzati da dinamismo imprenditoriale, apertura internazionale, incrementi di produttività e da salari in ascesa: l’età giolittiana (1900-1913) e gli anni del cosiddetto miracolo economico (1950-1969). L’opposto è accaduto in tre fasi, l’età di Crispi, quella di Mussolini e gli ultimi venticinque anni.

«La realtà vera è che l’Italia non produce più di quanto produceva quindici anni fa; la disoccupazione, non solo quella dei cosiddetti giovani, è alta, il lavoro mal pagato, precario; la povertà si estende; l’evasione fiscale impazza; il debito pubblico spaventa i mercati; la questione meridionale si è incrudita; la produttività delle imprese ristagna. La cultura, le istituzioni, la politica, la società civile stentano a scuotersi, a fare fronte» (p.4). Con queste parole Pierluigi Ciocca, economista e già membro del direttorio della Banca d’Italia, descrive lo stato di salute attuale dell’economia italiana nel suo ultimo libro Tornare alla crescita. Perché l’economia italiana è in crisi e cosa fare per rifondarla edito da Donzelli. Il volume, una raccolta di scritti dell’Autore variamente datati, analizza a fondo le cause che stanno dietro al lento declino italiano degli ultimi venticinque anni e propone alcune ricette per affrontarlo, da una maggiore focalizzazione sugli investimenti pubblici alla necessità di una diversa politica europea.

Ciocca innanzitutto concentra l’analisi, attraverso un importante utilizzo dei dati, sugli anni Novanta, una sorta di spartiacque sul quale è necessario porgere l’attenzione per comprendere il trend negativo imboccato dall’Italia. Se la crescita del prodotto interno lordo era in media del 6% negli anni del miracolo economico, del 3,6% negli anni Settanta e del 2,4% negli anni Ottanta, con gli anni Novanta la cifra si abbassa ulteriormente all’1,4%. Nel reddito pro capite, scrive Ciocca, fatta 100 la media d’Europa, l’Italia era a 105 nel 1991, a 99 nel 2000. Il tasso medio di disoccupazione degli anni Novanta è stato del 10,6%, due punti in più rispetto al decennio precedente, mentre la produttività industriale risultava accresciuta, alla fine del 1999, solo del 7%, contro il 10-12% di Francia e Germania.

L’economista, a differenza di una letteratura sul tema più eterodossa, non attribuisce questo declino alla progressiva perdita della possibilità di attuare svalutazioni competitive – prima con il sistema dei cambi fissi, dal quale l’Italia è dovuta uscire nel 1992 per poi rientrare nel 1996, e poi definitivamente con la moneta unica – anzi, l’Autore si dimostra critico verso la sottovalutazione del cambio e l’eccessiva spesa pubblica della prima repubblica. I problemi concernono invece, come sottolinea, la finanza pubblica instabile, con la conseguente pressione dei mercati e sfiducia delle imprese, la bassa predisposizione all’innovazione e la pressoché stagnante produttività. Oltre alle occasioni mancate degli anni Ottanta, ovvero la non avvenuta sostituzione dell’«economia mista» con un’«economia di mercato con regole», la critica dell’Autore va a colpire anche il «facile profitto» delle imprese dopo la svalutazione del 1992, assicurato dal cambio debole, dai salari contenuti e dai vari sussidi statali.

In sintesi, Ciocca descrive gli anni Novanta come un decennio in cui l’economia è rimasta stagnante e la svalutazione del 1992 ha permesso alle aziende di conseguire ingenti profitti sfruttando la debolezza del cambio anziché l’incremento della produttività; più in generale, con un’economia che andava globalizzandosi, in quel decennio l’Italia non si è attrezzata dinanzi ai mutamenti in corso, lasciando inalterati gli squilibri strutturali che più la danneggiavano, in primis il debito pubblico e gli scarsi investimenti in infrastrutture materiali e immateriali.

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Indice dell’articolo

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Scritto da
Luca Picotti

Classe 1997, di Udine. Studia giurisprudenza presso l'Università degli studi di Trieste. Su Pandora scrive soprattutto di teoria politica e trasformazioni socioeconomiche, con particolare attenzione alle anomalie del capitalismo contemporaneo, all’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e nella società e ai problemi socioculturali della globalizzazione.

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