Le trasformazioni interne al Partito Democratico americano

Partito Democratico americano

La natura dei partiti politici americani è un elemento che caratterizza moltissimo la dinamica politica. Il Partito Democratico americano, come il Repubblicano, è sempre stato molto distante dal senso che in Europa ha la parola “partito”.

Il Partito nacque dal lavoro del Senatore (poi Presidente) Van Buren e dal Presidente Jackson per facilitare l’elezione dello stesso Jackson nel 1828. Con lo scopo di minimizzare i costi di start up del partito stesso, costoro invitarono partiti a base statale e locale ad unificarsi sotto l’etichetta nazionale di Democratici. Questi partiti statali e locali erano già esistenti, con proprie piattaforme, leader, elettori, organizzazioni. Il costo di far nascere il partito in questa maniera fu che a tali partiti si dovette riconoscere un significativo potere autonomo nella designazione dei candidati e nella scelta delle politiche.

Dal canto loro a livello nazionale si guadagnava compattezza e copertura politica di tutto il territorio nazionale (specie nella fase a suffragio limitato per quanto ampio e in assenza delle primarie). L’altro indubbio vantaggio cooperativo si ritrovava nella gestione del complesso sistema di spoil system proprio degli Stati Uniti. Manca, ai partiti americani, tutta quella parte di funzioni che potremmo definire di mobilitazione ed integrazione della massa di riferimento tra due elezioni, che è stata la tipica caratteristica specie dei partiti socialisti europei. Sul piano strutturale la conseguenza è la totale assenza di un “apparato”[1].

Partito Democratico americano

Comitato nazionale democratico, Baltimora 1912

L’organismo di governo del partito americano è un Comitato Nazionale composto da un ampio numero di persone che finisce per discutere degli aspetti “regolatori” della vita del partito ed a gestire il rapporto con la propria base di supporter registrati a fini di finanziamento o informazione. Tutto questo non è sostanzialmente cambiato con l’introduzione delle primarie e la loro peculiare regolazione americana[2]. Anzi per certi versi si può sostenere che le primarie, introdotte come correttivo al potere dei “party bosses[3]” nella scelta dei candidati sano state un ennesimo colpo alla capacità di centralizzazione.

Nella prassi questi elementi hanno avuto due conseguenze importanti. Il DNC è sempre stato uno strumento “in mano” ai candidati presidenziali per supportare la propria campagna sia sul fronte interno sia nel Paese.  In secondo luogo la costruzione dei “movimenti” intesi come crogiolo più o meno omogeneo di interessi è avvenuto sempre al di fuori del partito sulla base del poderoso di sistema di organizzazioni d’interesse presente negli USA che si organizzano letteralmente per scalare il Partito[4]. Quando le condizioni politiche però non garantiscono più unità d’intenti il frazionismo dei partiti americani conduce a vere e proprie rivolte[5] intenzionalmente orientate a far “perdere” i propri ex compagni di partito data la natura maggioritaria del sistema elettorale americano.

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[1] Mancano inoltre, oltre all’apparato anche significativi poteri disciplinari, meccanismi di definizione di un manifesto/programma del Partito, attività di socializzazione politica in un quadro nazionale. Sul piano sistemico manca un partito competitivo che sia pienamente identificato con il movimento dei lavoratori. Questo risultato è figlio della scelta dei sindacalisti americani sul finire del 1800 di non dotarsi di uno strumento politico autonomo e di perseguire solamente l’attività di sindacale. L’affermazione della New Deal Coalition roosveltiana ha poi definitivamente soppresso gli spazi per la creazione di un terzo partito competitivo avendo saldato fortemente ed in maniera durevole gli interessi del blocco sindacale con quelli del Partito Democratico.

[2] Tipicamente svolta per il tramite di vere e proprie leggi.

[3] Specie al sud dopo la Guerra Civile.

[4] Così durante la presidenza Roosevelt e fino a quella di Lyndon Johnson il centro nevralgico è stato l’attivismo delle centrali sindacali americane, una delle quali, la C.I.O. formò il primo P.A.C. della storia politica USA. E’ stata l’azione del CIO PAC e di altre associazioni, come l’American Democratic Action che hanno supportato e incentivato l’azione della New Deal Coalition e, per esempio, portato i neri del nord degli Stati Uniti dal riconoscersi nel Partito Democratico dopo più di mezzo secolo di identificazione con quello di Lincoln (il Repubblicano). Sempre l’attivismo di questi centri esterni al Partito ha conseguito il perseguimento dell’agenda dei diritti civili, ultimo grande traguardo prima della fine della coalizione del New Deal.

[5] Così nel periodo pre Guerra Civile quando esplode la coalizione che aveva sostenuto le presidenze jacksoniane che portano a due candidature Democratiche alle presidenziali del 1860, e così dopo la morte di Roosevelt vi è un progressivo distacco della base del “solid south”. Già dal 1948 quando i cosiddetti Dixiecrat candidarono Trumbhold alle presidenziali con l’obiettivo di far perdere Truman. Non ci riuscirono ma Trumbhold fu il più votato in 4 Stati.


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Nato nel 1984 a Roma. Laureato in Scienze Politiche presso l’Università La Sapienza. Ha studiato sopratutto i sistemi politici istituzionali anglosassoni ed i partiti politici europei ed americani.

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