Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare: fragile e necessario

Non Proliferazione Nucleare

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Indebolimento del Trattato di Non Proliferazione Nucleare

La debolezza del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, però, non passa solamente dalle critiche che gli sono state mosse, ma anche da alcune considerazioni circa i comportamenti degli attori internazionali. Il caso Nord Coreano, già trattato in un precedente articolo, è probabilmente il caso più significativo e noto, ma non è l’unico. Altri casi, meno visibili e meno sponsorizzati dai media internazionali, hanno indebolito il Trattato in ugual maniera o rischiano di farlo in futuro.

L’esempio probabilmente meno conosciuto è quello riguardante Israele, uno dei quattro paesi a non aver sottoscritto il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Lo Stato ebraico, sebbene non abbia mai né smentito né confermato, possiede un modesto arsenale atomico costruito in gran segreto a partire dagli anni Cinquanta. Sebbene alcune considerazioni di carattere storico (i motivi della nascita dello Stato di Israele) e strategico (la natura difensiva di Israele, l’ostilità dei vicini) possano essere prese in considerazione, il fatto che la maggior parte dei paesi (USA in testa) abbia accettato l’arsenale nucleare israeliano al di fuori della legalità, ha indubbiamente danneggiato il Trattato, sia direttamente che indirettamente. A livello diretto, ha supportato l’idea di chi vede nel Trattato di Non Proliferazione Nucleare uno strumento di potere, dove l’aspetto legale viene subordinato a logiche legate alla strategia e ai rapporti di forza contingenti tra stati e coalizioni. A livello indiretto, gli avversari regionali di Israele hanno ricevuto un incentivo a sviluppare armi atomiche a loro volta e, proprio in virtù dell’esempio israeliano, possono legittimamente aspettarsi che, quando i rapporti di forza internazionali cambieranno, la stessa indulgenza sarà dimostrata anche nei loro confronti.

Non a caso, uno dei maggiori rivali regionali di Israele ha deciso oramai da tempo di intraprendere un programma di ricerca nucleare, considerato quanto meno ambiguo. L’Iran, infatti, ha più volte rassicurato la comunità internazionale circa gli scopi pacifici del suo programma di ricerca, senza però risultare particolarmente convincente. Uno dei maggiori pericoli, in questo scenario, è che si inneschi un cosiddetto “effetto cascata” nella regione, con altri attori regionali (a partire dall’Arabia Saudita) determinati a sviluppare un proprio piano di ricerca nucleare, per contrastare quello iraniano. Inoltre, Israele ha adottato una dottrina (la cosiddetta “Dottrina Begin”) che prevede che il solo Stato detentore di armi nucleari nella regione debba essere lo Stato di Israele. Una dimostrazione di tale dottrina la si è avuta nel 2007 quando l’aeronautica israeliana attaccò e distrusse l’impianto siriano di Deir el-Zor, sospettato di essere utilizzato per scopi nucleari. L’attacco fu sferrato senza avviso alcuno e con incredibile efficacia, a dimostrazione dell’importanza che Israele attribuisce a questo tema. Non può essere escluso un aumento delle tensioni, o addirittura un attacco simile, nel caso in cui il programma nucleare iraniano non dovesse fermarsi.

Il NPT, così come l’impalcatura mondiale di non proliferazione, rischia di diventare una mera formalità, una norma alla quale adeguarsi solo in assenza di interessi divergenti legati alla sicurezza nazionale. Le armi nucleari, d’altro canto, costituiscono strumenti eccezionali, a livello militare, storico e psicologico. La distruzione che sono in grado di causare, infatti, impone a coloro che possono deciderne l’impiego una logica circa il loro utilizzo che è e deve essere diversa rispetto a quella comunemente utilizzata per le armi convenzionali. Allo stesso modo, la reazione dell’opinione pubblica di fronte alla sola possibilità di utilizzo di tali armi è talmente forte (sia in senso positivo che negativo) da aggiungere un ulteriore grado di complessità circa il loro utilizzo, la loro creazione e l’atteggiamento del proprio Paese verso gli altri stati impegnati nel loro sviluppo.

Nonostante tutto ciò, la combinazione tra il potere che queste armi è in grado di dare ai propri possessori e il dato storico che nessun Paese detentore di armi atomiche sia mai stato direttamente attaccato, rende ancora oggi gli incentivi per il loro sviluppo tremendamente alti e allettanti.

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Bolognese, classe ’94, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Si occupa di politica italiana e internazionale, geopolitica e Unione Europea, studi strategici e sicurezza internazionale.

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