Tronti operaista
- 08 Luglio 2019

Tronti operaista

Scritto da Francesca Fidelibus

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Tronti e il problema del politico

A quest’altezza cronologica, la polarizzazione tra strategia propria della classe e tattica propria del partito è compiutamente delineata: non più ricerca di un’unità organica ma, sotto il nome di Lenin, necessità di una tattica che rovesci la strategia per applicarla, come emerge nel saggio La linea di condotta (pp. 199-220) del 1966. Qui, Tronti teorizza il “brusco salto” e l’auto-negazione della classe operaia in quanto parte del capitale: «nella ripresa dello sviluppo del pensiero operaio bisogna rivalutare di nuovo, daccapo, il lato attivo, il lavoro creativo» (p. 203). In tal senso, la conoscenza è legata alla lotta: la parzialità coglie, conosce teoricamente la totalità nella misura in cui lotta per distruggerla nella pratica delle cose (p. 204). Ma per fare ciò è necessaria un’organizzazione politica che ponga in atto un’azione intesa come «invenzione soggettiva», «aderenza alle cose reali […]» (p. 214). Nessun equilibrio statico, dunque, tra lavoro politico e scoperte teoriche, ma un rapporto di movimento in cui l’uno serve all’altro a seconda del momento e della congiuntura. È la teorizzazione della rottura in un punto in cui far convergere tutte le forze della soggettività operaia per spezzare in blocco la rete sempre più fitta del capitalismo.

Una teorizzazione, tuttavia, destinata a subire uno scacco nel 1967, anno che segna la fine dell’esperienza di «Classe operaia» icasticamente rappresentata dalla chiusa dell’ultimo saggio della sezione, Classe partito classe (pp. 221-226): «Adesso noi ce ne andiamo» (p. 226). È il termine di un discorso politico-strategico per la classe operaia e per il movimento operaio di cui, fino a quel momento, Tronti auspicava la pretesa di imporsi. Il filo rosso del saggio è emblematico: la svolta o sarà di massa o non sarà. Ma l’incapacità della soggettività operaia di svilupparsi dovuta alla mancanza di un’organizzazione politica e ad un capitalista collettivo che, attraverso l’aggiustamento salariale, prendeva sempre più le forme della pianificazione democratica, porta Tronti ad un riavvicinamento al Pci e ad una riflessione sul politico per un ripensamento tattico della rottura rivoluzionaria mancata. L’orizzonte discorsivo si sposta, dunque, dalla fabbrica all’istituzione, dal problema della presa di potere al problema del governo che apre alla seconda sezione dell’Antologia e chiude il periodo dell’operaismo con l’illusione ottica di un Tronti che, nell’esuberanza intellettuale e nell’entusiasmo giovanile, di fronte al rosso del tramonto ha pensato di vedere, come tanti altri, il rosso dell’aurora (cfr. Gli operaisti, cit., p. 295). Quella fase di lotte degli anni Sessanta sembrava aprire una stagione, un nuovo punto di partenza ma si dimostrò il finale scintillante di una storia operaia legata alla figura, allora centrale, dell’operaio-massa. A distanza di anni, guardando al fallimento della stagione operaista Tronti, leninista da sempre, sottolinea ricchezze e limiti, continuità e distacchi da quel momento teorico: «ho sempre pensato e continuo a pensare che senza una direzione politica nessun movimento sociale vince […] E il motivo per cui poi alla fine questa soggettività operaia non ha vinto, non ha sfondato è perché non ha trovato la direzione politica […] Di qui poi tutta la mia attenzione negli anni seguenti a questo maledetto problema del politico» (Gli operaisti, cit., p. 296). Un problema, quello del politico, che porta Tronti a distaccarsi, in parte, dall’esperienza dell’operaismo senza, tuttavia, abbandonarne lo strumentario teorico che, lui, più di tutti, aveva contribuito a costruire.

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Scritto da
Francesca Fidelibus

Laureata in Scienze Filosofiche all'università di Bologna con una tesi dal titolo "L'insostenibile equilibrio. Giambattista Vico tra democrazia e catastrofe", in corso di stampa. Attualmente è cultrice della materia in Filosofia Morale all'Università di Bologna e membro fondatore del gruppo di ricerca Prospettive italiane. Ricerche di storia della filosofia.

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