Trump, la Russia e le sanzioni del Congresso: svanisce l’ipotesi di un nuovo reset?
- 30 Luglio 2017

Trump, la Russia e le sanzioni del Congresso: svanisce l’ipotesi di un nuovo reset?

Scritto da Alberto Prina Cerai

11 minuti di lettura

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La Russia si incunea tra il Congresso e il Presidente: quali scenari?

Quello che sembra dunque profilarsi con il possibile passaggio del Russia Sanctions Review Act[7] al Senato è un vero e proprio attacco da parte del Congresso all’unica iniziativa concreta che il Presidente Trump avrebbe potuto intraprendere nei confronti della Russia, ossia l’alleggerimento delle sanzioni.

Non solo, con il passaggio della proposta di legge con una larga maggioranza bipartisan si registra un’altra importante conquista da parte della politica americana: la prima indicazione che le strategie di Putin, qualunque esse fossero, non hanno destabilizzato in maniera permanente gli Stati Uniti e l’integrità del processo democratico americano.

Invece, quasi paradossalmente, le azioni russe hanno avuto l’effetto di generare un massiccio contraccolpo nel sistema, con la Camera che ha votato all’unanimità un provvedimento che con tutta probabilità non lascerà alternativa a Trump se non quella di approvarlo, per non perdere anche gli ultimi residui di un consenso già traballante con le recenti investigazioni sulla sua complicità con la Russia[8].

I democratici lo hanno supportato poiché è un modo per sottrarre al Presidente l’autorità necessaria per governare le relazioni tra USA e Russia, conferendo così al Congresso pieno controllo sulla questione; i repubblicani per la storica avversione nei confronti del Cremlino e per l’impossibilità di poter mostrarsi soft sulla questione. L’iniziativa mette anche Mosca in una posizione forse indebolita, dal momento che le nuove sanzioni come detto isoleranno ancor di più un settore strategico per l’economia russa dagli investimenti americani.

Inoltre ciò significa che le ONG di stanza nella periferia russa continueranno ad operare indiscriminatamente, gettando un’ombra costante sul destino della politica russa, potenzialmente un obiettivo sensibile, ed alimentando così sospetti e ostilità sulla Russia.

Dunque la conseguenza più diretta potrebbe essere quella di aver minato ogni minima possibilità di supporto al Presidente per un futuro engagement con Mosca; da una parte il Partito Democratico non esclude il dialogo con gli altri paesi con la sola ed unica eccezione della Russia, dall’altra una piccola minoranza del Partito Repubblicano (di cui Trump è l’esponente principale) ha le mani legate rispetto alla questione.

Le cospirazioni russe e il tentativo di manipolare le elezioni presidenziali hanno avuto un effetto di ritorno negativo per le strategie del Cremlino; credendo di poter favorire una fazione ritenuta più amichevole e disposta al dialogo, hanno finito per ricreare un ambiente ostile nella società americana e oscurare la figura del presidente agli occhi del Congresso. In un messaggio su Twitter piuttosto malinconico Trump ha dichiarato quanto sia molto difficile da accettare che i «repubblicani facciano davvero poco per proteggere il loro Presidente».

Gli scenari futuri sono a questo punto ben delineati, con il presidente Trump in balia di un Congresso – paradossalmente a maggioranza repubblicana – forte di una coesione a dir poco difficile da aggirare anche con lo strumento del veto presidenziale, una strada politicamente molto pericolosa da imboccare[9].

Il nuovo pacchetto di sanzioni sembra quindi scrivere un capitolo già noto nella storia delle relazioni russo-americane, colmo di risentimenti, colpi proibiti e una inguaribile mancanza di coerenza nel voler affrontarne con maggior realismo le ambiguità.

I limiti della partnership tra i due paesi si sono registrati anche con l’avvento del XXI secolo e dopo il fallimento di ulteriori tentativi di instaurare rapporti molto personali – soprattutto durante la presidenza di George W. Bush – con il pragmatismo dell’amministrazione democratica e il richiamo alla moderazione non si sono verificati passi avanti. Il probabile rinnovo della sanzioni quindi traccia una continuità con il secondo mandato di Obama, congelando o forse facendo svanire del tutto ogni possibilità di riavvicinamento tra i due paesi.

Tracciata la nuova linea di faglia tra l’Occidente e la Russia, ora spostatasi a Donetsk, appare evidente in queste condizioni quanto la realpolitik di Putin e la politica americana in difesa della libertà e del diritto di autodeterminazione dei paesi dello spazio post-sovietico continueranno ad essere nel lungo termine inconciliabili.

Oltre alle implicazioni in politica estera, l’iniziativa del Congresso dunque, sottraendo al presidente il potere politico di gestire un dossier caldo come quello russo, dimostra tanto la fragilità dell’amministrazione repubblicana quanto l’indisponibilità di lasciare nella mani del Presidente la gestione di uno degli interessi vitali nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. Un messaggio molto forte e foriero di future spaccature all’interno dell’amministrazione.

Punire la Russia per ammonire il Presidente: è questo il messaggio che traspare dall’iniziativa del Congresso, intenzionato a riprendere le redini nella conduzione della politica estera nei confronti di uno storico nemico che ha probabilmente fallito nel suo obiettivo malcelato: minare la credibilità della democrazia americana.

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[1] https://www.nytimes.com/2017/07/25/us/politics/house-sanctions-russia-trump

[2] https://www.nytimes.com/2017/07/23/us/politics/trump-russia-sanctions

[3] http://www.spiegel.de/international/world/interview-with-henry-kissinger-on-state-of-global-politics

[4] https://www.nytimes.com/2017/07/23/world/europe/trump-putin-sanctions-hacking

[5] Il concetto di «democrazia sovrana» rappresenta la base di quello che, all’epoca articolato dopo il celebre discorso di Putin alla Conferenza di Monaco del 2007, appare tuttora come un progetto futuribile di soft power russo, si veda Angela Stent, The Limits of Partnership. U.S-Russian Relations in the Twenty-First Century, Princeton, N.J., Princeton University Press, 2014, pp. 141-146

[6] Angela Stent, The Limits of Partnership. U.S-Russian Relations in the Twenty-First Century, pp. 95-100

[7] https://www.congress.gov/bill/115th-congress/senate-bill

[8] https://www.reuters.com/article/us-usa-russia-sanctions

[9] https://www.washingtonpost.com/powerpost/house-prepares-to-pass-sanctions-bill–and-set-up-veto-dilemma-for-trump/2017/07/25/


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Scritto da
Alberto Prina Cerai

Nato a Biella, laureato in Scienze Strategiche presso l’Università degli studi di Torino e in Storia Contemporanea all’Università di Bologna. Ha svolto un periodo di ricerca al Liddell Hart Centre for Military Archives (LHCMA) presso il King’s College. Interessato di storia, politica e sicurezza americana e di geopolitica.

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