La Turchia dopo il voto: scenari e prospettive

Turchia

Non sono bastati 107 comizi elettorali in 50 giorni per trascinare le elezioni presidenziali in Turchia al secondo turno: la corsa di Muharrem İnce, il principale sfidante di Recep Tayyip Erdoğan e candidato del CHP, si ferma al 30,6% (15.336.594 voti). Il presidente turco, che cercava la riconferma e con essa la tanto agognata attuazione del sistema presidenziale esecutivo approvato tramite referendum il 16 aprile 2017, esce da questa tornata elettorale con il 52,6% delle preferenze e 10.987.888 voti in più dello sfidante repubblicano.

Un risultato del genere era prevedibile? Sì. L’opposizione poteva fare di meglio? No. İnce, ieri pomeriggio, ha ufficialmente ammesso e accettato la sconfitta, cancellando ogni illazione circa un ricorso al Consiglio Elettorale Supremo per il riconteggio delle schede e l’annullamento dei risultati del voto in alcune province del paese.

Se la gestione della campagna elettorale è stata esemplare e fin oltre le aspettative, il Partito Repubblicano del Popolo – erede delle tradizione kemalista di cui riporta ancora nel logo del partito le 6 frecce programmatiche – ha mancato di coesione e cooperazione durante il conteggio delle schede; tanto che per qualche ora – quando incessanti erano le voci di presunti brogli e manipolazioni mediatiche del risultato – sulla piattaforma turca di Twitter uno degli hashtag in tendenza è stato #incenerede ossia “dov’è İnce”.

Per il Partito Repubblicano del Popolo si dovrà necessariamente aprire un periodo di riflessione e ripensamento, soprattuto in vista delle elezioni municipali del 2019: Kemal Kılıçdaroğlu, il leader del CHP, appartiene alla “vecchia scuola” del partito, che è riuscito solo parzialmente a svecchiarsi in questi anni, atrofizzato da anni di cocenti sconfitte elettorali, lotte intestine e imbarazzante impotenza di fronte al fenomeno AKP-Erdoğan. Del resto, tra Kılıçdaroğlu e Muharrem İnce non corre buon sangue: i primi attriti tra i due esponenti del CHP emersero già ad aprile 2016, quando il CHP approvò la proposta targata AKP di abolire l’immunità parlamentare. L’ala del partito rappresentata da İnce si oppose a questo provvedimento, che di fatto aprì la strada all’incarcerazione dei deputati HDP e di Enis Barberoğlu, parlamentare del CHP condannato a 25 anni di carcere.

L’opposizione si è svegliata troppo tardi? Probabilmente sì. La retorica fresca, giovane e provocatoria di Muharrem İnce è stata davvero una ventata di aria fresca, e i suoi comizi – da un punto di vista meramente ludico – sono stati, a tratti, anche divertenti da guardare. Ma le manifestazioni oceaniche di İzmir, Ankara e İstanbul a conclusione della sua campagna elettorale non sono bastate per cancellare l’onta di anni in cui l’immobilismo politico dell’opposizione è stato uno dei fattori – seppur non determinante – che ha favorito la travolgente ascesa di Erdoğan e dell’AKP.

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Indice dell’articolo

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Nato nel 1994. Frequenta il corso di laurea magistrale in Studi Afro-Asiatici presso l'Università di Pavia. La sua area di studi è la Turchia: si interessa di nazionalismo, etnicità, processi politici e studi strategici.

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