La Turchia dopo il voto: scenari e prospettive
- 26 Giugno 2018

La Turchia dopo il voto: scenari e prospettive

Scritto da Federico Lanza

7 minuti di lettura

Pagina 3 – Torna all’inizio

Il futuro della Turchia

Cosa rimane di queste elezioni e quali sono i trend che ci possiamo aspettare? I governi di coalizione non hanno mai funzionato in Turchia, e potrebbero non funzionare nemmeno questa volta. L’MHP si è già opposto alla revoca dell’OHAL (lo stato di emergenza) promessa dall’AKP in campagna elettorale, e a poco meno di 48 ore dallo scrutinio, sono emerse le prime schermaglie tra gli alleati AKP e MHP circa l’assegnazione di un seggio parlamentare conteso nella provincia di Hatay. L’equilibrio della maggioranza parlamentare e della Cumhur İttifakı dipenderà dall’alleato nazionalista: non è scontato che l’MHP tenti di smarcarsi dal controllo dell’AKP per acquisire più autonomia e spazio di manovra, rifiutando quindi il ruolo di “stampella” del partito di Erdoğan.

Il capo dello Stato continuerà a servirsi della profonda e affinata retorica fatta di provocazioni nei confronti dei paesi dell’Unione Europea (Olanda, Germania e Austria) e di una costante ricerca di un “nemico” a cui imputare qualsiasi debolezza personale o del suo paese.

Dal punto di vista economico e fiscale, Erdoğan non ha mai nascosto il suo desiderio di controllare la Banca Centrale, decidendo personalmente le politiche fiscali e i tassi di interesse; sul lungo periodo, però, potrebbe cedere alle pressioni del mercato, spaventato dalla possibilità di una crisi economica ancora più profonda e da una svalutazione della lira turca ancora più grave. La stabilità dell’economia turca dipenderà da quanto e come Erdoğan deciderà di limitare l’autonomia della Banca Centrale.

In politica estera, è probabile che prevalgono gli interessi consolidati con gli alleati atlantici in nome della realpolitik: ossia una relazione costantemente tesa ma non a rischio strappo con la NATO e una sempre maggiore collaborazione e dipendenza da Mosca per muoversi con relatività tranquillità nel teatro mediorientale e in quello siriano in particolare. Questo dipenderà da un delicato gioco di equilibri tra Washinton, Bruxelles e Mosca che nessuna delle parti in gioco sembra interessata a rompere. Bruxelles sarà costretta a digerire gli attacchi ai suoi paesi membri in nome dell’accordo sui rifugiati, mentre Washington continuerà l’implementazione della road-map con Ankara per il ritiro delle truppe YPG-YPJ da Manbij e la creazione di una zona cuscinetto lungo il confine turco siriano.

A 48 ore dal voto, è possibile solo fare ipotesi e congetture: le elezioni del 24 giugno potrebbero mantenere inalterato lo status quo, ma lo status quo in cui si trova la Turchia è estremamente fragile e turbolento.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Federico Lanza

Nato nel 1994. Frequenta il corso di laurea magistrale in Studi Afro-Asiatici presso l'Università di Pavia. La sua area di studi è la Turchia: si interessa di nazionalismo, etnicità, processi politici e studi strategici.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici