“L’ultimo califfato” di Massimiliano Trentin
- 19 Luglio 2017

“L’ultimo califfato” di Massimiliano Trentin

Scritto da Francesco Salesio Schiavi

8 minuti di lettura

Pagina 2 – Torna all’inizio

Genealogia dell’Organizzazione

Partendo dal presupposto che l’Organizzazione dello Stato Islamico affonda le proprie radici ideologiche nel fenomeno jihadista contemporaneo, per comprenderne a pieno la sua forma attuale è necessario analizzarne la genealogia attraverso una prospettiva storica più ampia, incentrata in particolare sui territori e sulle popolazioni in cui esso si è radicato. La storia dell’Organizzazione, infatti, risente fortemente dell’influenza del contesto geopolitico in cui opera, ovvero i territori di Iraq e Siria. Queste due nazioni condividono diversi aspetti: la loro popolazione è sin dalle origini composta di una grande varietà di gruppi etnici e confessionali; allo stesso tempo il percorso storico che esse hanno affrontato a partire dal dissolvimento dell’Impero ottomano segue le medesime tappe. L’avvento dei regimi baathisti durante gli anni Sessanta può essere identificato come una delle principali tappe della storia contemporanea dei entrambi paesi. Il loro consolidamento, oltre a riscrivere interamente la geografia politica della regione, ebbe conseguenze rilevanti soprattutto all’interno del tessuto sociale, a causa del ricorso ad un vasto apparato coercitivo e alla successiva eliminazione della sfera pubblica. La cessazione dello Stato di diritto contribuì ad ampliare ulteriormente il divario tra le autorità statali e le diverse comunità, esacerbandone le divisioni etniche e confessionali e trasformando i due paesi in un mosaico di realtà locali strettamente interconnesse (non è un caso che l’IS si sia sviluppato proprio in quei territori che furono storicamente marginalizzati dai partiti Ba’th).

Dopo la rovinosa sconfitta subita nella seconda guerra del Golfo, l’Iraq fu costretto a fronteggiare un durissimo embargo internazionale, durante il quale la popolazione del paese fu sottoposta ad una grave carenza di beni di prima necessità. Nel 2003 l’invasione statunitense portò al rapido collasso del regime di Saddām Husayn, evidenziando l’alto grado di decomposizione sociale ed economica raggiunto dalla società irachena. La frammentazione del paese fu notevolmente accelerata durante il radicale processo di ristrutturazione delle istituzioni politiche irachene. Come sottolineato da Trentin, “il passaggio fondante il nuovo ordine etnico-confessionale è il processo di smantellamento dell’esercito iracheno e di de-baathificazione”. La decisione di Washington di intraprendere il rapido scioglimento degli apparati statali e delle forze armate irachene fornì un grande bacino di reclutamento per i crescenti gruppi clandestini e di guerriglia.

È in questo contesto che emerse una delle figure più celebri del jihadismo contemporaneo, Abū Muṣʿab al-Zarqāwī: di origine giordane, è nel suo primo gruppo di ispirazione jihadista, il Jamāʿat al-Tawḥīd wa al-Jihād (JTJ), che furono poste le basi dell’attuale IS. Sebbene originariamente affiliato ad al-Qā’ida, fu sulla base del suo progetto principale di istituzionalizzare il jihad nel Bilād al-Shām che egli costituì nel 2004 al-Qā’ida in Iraq (AQI), scontrandosi spesso con al-Qā’ida “centrale” soprattutto sugli obiettivi strategici. In quell’epoca l’Iraq era divenuto uno dei principali teatri d’azione dei vari movimenti jihadisti internazionali: data l’incapacità del governo centrale iracheno di ottenere una piena sovranità sul territorio, il paese era scivolato in una guerra civile a carattere confessionale, in cui i gruppi jihadisti competevano per rappresentare la comunità sunnita. Il neo-nato gruppo stabilì le sue basi soprattutto nelle province di al-Anbār e Diyālā e iniziò a prendere di mira le diverse realtà sciite nel paese che si erano ben integrate nel nuovo sistema istituzionale promosso dagli Stati Uniti basato sulle affiliazioni confessionali ed etniche. Al-Zarqāwī mise inoltre in pratica una nuova forma di violenza, attraverso la diffusione di video che riprendevano le esecuzioni dei massacri delle sue vittime.

La volontà di divenire un “progetto territoriale” porterà alla nascita di un nuovo movimento, più o meno autonomo dalla leadership di al-Qā’ida, con la fondazione nel 2006 dello Stato islamico dell’Iraq (Dawlat al-ʿIrāq al-Islāmiyya). Dopo la morte di al-Zarqāwī, il comando passò all’egiziano Abū Ayyūb al-Maṣrī e all’iracheno Abū ʿOmar al-Baghdādī. Una simile struttura rimase attiva anche durante gli anni 2007-08, quando l’ISI divenne oggetto di pesanti attacchi da parte delle truppe statunitensi, che catturarono o uccisero molti membri di alto livello del gruppo e limitarono notevolmente le sue forze militari. Nonostante tali sviluppi, il gruppo era tutt’altro che sconfitto, proprio in virtù della struttura che si era attribuita; come afferma l’esperto del mondo islamico Lorenzo Declich, “paradossalmente proprio la débâcle militare può aver giocato un ruolo importante nella sua raffinazione e messa in ruolo negli anni seguenti”.

Sarà però il progredire dello scontro armato in Siria, che dal 2011 divenne il teatro di una rivolta civile senza precedenti, a fornire all’Organizzazione un’opportunità unica. Mentre si accentuava la frammentazione del paese, il movimento jihadista in Siria crebbe notevolmente come forza opposta al regime di Damasco. Fu così che il comando centrale di al-Qāʿida inviò Abū Muḥammad al-Jawlānī, un siriano che aveva combattuto in Iraq, a creare una cellula di al-Qāʿida in Siria, che prenderà il nome di Jabhat al-Nuṣra. Ben presto l’ISI iniziò a cooperare con questo ramo siriano di al-Qāʿida, sino a quando il nuovo leader Abū Bakr al-Baghdādī annunciò nel 2013 che il Fronte al-Nuṣra, sarebbe stato sciolto e che i due gruppi si sarebbero fusi in una nuova formazione con il nome di Stato islamico di Iraq e Levante (ISIL). Una tale dichiarazione portò alla definitiva rottura tra l’ISI, al-Qāʿida e la stessa Jabhat al-Nuṣra, con cui lo Stato Islamico si ritrovò spesso a combattere nel tentativo di ottenere la supremazia all’interno dei movimenti jihadisti in Siria.

Quanto sinora detto evidenzia l’interesse vitale che la Siria riveste per l’IS: se da un lato essa offre un presidio strategico da cui possono operare le basi di addestramento e di raccolta dei suoi guerriglieri, dall’altro essa fornisce una nuova legittimità internazionale per rivendicare la rappresentanza esclusiva dell’Islam sunnita. Sarà proprio dalla Siria che l’Organizzazione lancerà la sua campagna espansionistica nell’Iraq settentrionale, che terminerà con l’occupazione della città di Mosul e con la proclamazione il 29 giugno 2014 della nascita dell’Organizzazione e della restaurazione del califfato islamico, con Abū Bakr al-Baghdādī come califfo.

Continua a leggere – Pagina seguente


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora per i numeri 4,5 e 6? Tutte le informazioni qui

Scritto da
Francesco Salesio Schiavi

Nato a Bologna nel 1990, è laureato in Storia e in Scienze Orientali. Attualmente segue un Master in Middle Eastern Studies (MIMES) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si interessa principalmente di storia contemporanea e delle relazioni internazionali del Medio Oriente.

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, ma puoi anche fare una donazione a supporto del progetto. Grazie!

Abbonati ora

Seguici

www.pandorarivista.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]