Un diverso punto di vista sulla Nuova Via della Seta: l’Armonia

Il 7 settembre 2013, all’Università Nazarbaeyev in Kazakistan, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping pronuncia un discorso destinato a cambiare gli equilibri geopolitici mondiali, nel quale annuncia la creazione della Nuova Via della Seta. Il progetto ripercorre l’antico tracciato della via che già congiungeva il Mediterraneo con il Mar Cinese Orientale, e l’intento, secondo molti opinionisti che ne hanno già discusso, sarebbe quello di espandere l’influenza cinese in Asia centrale.

La Cina, per portare avanti questo progetto, non solo ha creato un fondo di 40 milardi di dollari (Silk Road Infrastructure Fund) ma ha anche portato a termine la costituzione dell’AIIB (Asian Infrastructure Investment Bank): secondo una classica lettura geopolitica questo viene letto come un tentativo di egemonizzare i paesi dell’Asia Centrale tramite prestiti vincolati a all’implementazione di leggi decise dall’ente stesso (come succede con il Fondo Monetario Internazionale).

Tuttavia l’AIIB è stata creata invece con l’intento di competere con il FMI e la Banca Mondiale proprio per evitare questa ingerenza di istituzioni internazionali nella sovranità dei suoi membri, soprattutto tutti in quelli in difficoltà cioè coloro i quali richiedono i prestiti.

Come se fossimo ancora nella guerra fredda, molti considerano la Cina (collassata l’Unione Sovietica) come il nuovo nemico: autoritaria, comunista, non culturalmente occidentale. Questa visione manichea del bene e male risulta essere troppo semplicistica e rischia di portare a instabilità l’area del Pacifico, istigando Stati impauriti dal vicino colosso cinese, tramite politiche denigratorie.

Quello che occorre è invece cercare di comprendere il vero intento cinese, alla luce delle sue radici storiche e culturali e nulla è di più difficile comprensione come il termine confuciano di armonia, distantissimo dalla nostra cultura. In breve essa prevede che si debba ricercare una situazione di coesistenza ed equilibrio tra gli esseri umani, visti come un’entità sociale e non individuale: questo concetto è rimasto sostanzialmente immutato fino ai giorni nostri, ed è ancora usato nel lessico politico.

La Commissione per lo Sviluppo Nazionale e le Riforme ed i Ministeri degli Esteri e del Commercio cinesi hanno emanato delle linee direttrici sulla Nuova Via della Seta, il 28 marzo di quest’anno ed al centro, sottolineato più volte, vi è lo Spirito della Via della Seta che prevede: pace e cooperazione, apertura ed inclusività, mutuo insegnamento e benefici equi. Questa è una trasposizione del stesso concetto di armonia in un progetto di così grande respiro, ed infatti il documento prosegue affermando che la Cina debba assumere maggiori compiti rispetto le sue capacità e maggiori sforzi nel mantenimento della pace e nello sviluppo globale.

Queste linee direttrici prevedono 5 principi: coordinazione delle politiche nazionali, connessioni infrastrutturali, progressiva liberalizzazione del commercio, integrazione finanziaria e legami tra le persone. Quello che più mi ha colpito è l’aver incluso quest’ultimo principio dove si prevedono anche scambi culturali ed accademici estensivi nonché possibilità di volontariato internazionali e la creazione di scuole comuni.

Durante l’anniversario della dichiarazione dei “Cinque principi di pacifica coesistenza” Xi Jinping afferma con convinzione come la sovranità sia la caratteristica fondamentale di ogni Stato indipendente e che questa comporta la scelta di un proprio sistema sociale e modello di sviluppo. Nello stesso discorso, in linea con il concetto di armonia, viene detto come la differenti civiltà siano una caratteristica della società umana e che nessuna è superiore o inferiore all’altra. Qui viene ribadito ancora quanto sia fondamentale la ricerca di un equilibrio, una coesistenza tra le diverse culture.

Dall’altra parte gli Stati Uniti, con il loro programma Pivot to Asia, hanno invece una visione del tutto differente e cercano in tutti i modi di porre degli ostacoli a questo progetto cinese, cercando di isolare l’Impero del Centro tramite la strategia contenitiva del Trattato di libero scambio del Pacifico (TPP) che esclude la Cina e storcendo il naso ogni volta che un paese europeo ha affermato la sua intenzione di partecipare all’AIIB. Evitando di cadere in quest’ottica, per la quale la Nuova Via della Seta e l’AIIB siano solo una risposta alla TPP, si dovrebbe aggiungere complessità al dibattito cercando di tenere meglio presente anche il punto di vista di quel paese così lontano, soprattutto culturalmente, che è la Cina.


Fonti: http://en.ndrc.gov.cn/newsrelease/201503/t20150330_669367.html

http://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjdt_665385/zyjh_665391/t1078088.shtml

http://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjdt_665385/zyjh_665391/t1170143.shtml

 


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23 anni, studente di giurisprudenza a Trento al quinto anno, affascinato dalle politiche energetiche, dall’intervento statale e dall’Estremo Oriente.

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