“Scuola di classe. Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno” di Roberto Contessi

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Recensione a: Roberto Contessi, Scuola di classe. Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno, Laterza, Roma-Bari 2016, 124 pp, 14 euro (scheda libro).


La scrittura di libri che si propongono di rappresentare la scuola attuale si espone a un rischio concreto: quello di risultare solo l’ultima variabile prevedibile di un canone consolidato. Che si tratti del solito campionario degli strafalcioni fatti dagli alunni, del libro-inchiesta sul perché la scuola non funziona o del saggio su “come dovrebbe essere la scuola veramente inclusiva”, l’impressione è spesso quella di avere davanti l’ennesima declinazione del solito copione sulla scuola inefficiente, ingiusta e alla fine inutile. Ovviamente non mancano le ragioni per ritenere il sistema di istruzione italiano inefficace, problematico e, magari, anche classista, il problema è che alla denuncia – seppure articolata e convincente –, quasi sempre, non fanno seguito proposte altrettanto convincenti. Solitamente le soluzioni occupano poche doverose pagine e si limitano a riproporre suggerimenti generici, astratti e a tratti ingenui. Ingenui, intendo, come tutte le soluzioni basate su ingiunzioni vaghe, parole d’ordine e slogan applicabili a qualunque contesto (e quindi a nessuno). Nella maggior parte dei casi ciò deriva da una mancata o parziale conoscenza dell’universo scuola attuale, molto diverso da quello vissuto nelle vesti di alunni da tanti autori.

Quanto appena detto non vale per Scuola di classe. Perché la scuola funziona solo per chi non ne ha bisogno, il libro di Roberto Contessi, PhD in filosofia del linguaggio, autore tra l’altro di Linguaggio e percezione (Carocci), e soprattutto docente di storia e filosofia nelle scuole superiori. Il punto di vista di Contessi è chiaramente quello di chi vive quotidianamente la complessità della realtà scolastica attuale, fatta di contraddizioni, paradossi, ingiustizie, ma anche quotidiani tentativi di rendere quest’universo meno ingiusto e, soprattutto, utile per chi da esso deve attendersi una formazione alle pratiche di cittadinanza attiva, senza le quali la democrazia resta solo un guscio vuoto.

Quattro capitoli e una conclusione, per un totale di 111 pagine che si leggono rapidamente, vuoi per il riuscito andamento narrativo, vuoi perché si coglie immediatamente che l’Autore conosce l’argomento scuola e, per questo, le riflessioni sono la conseguenza di un pensiero articolato nel tempo e soprattutto nel confronto con quelle contraddizioni in cui si dibatte la scuola. Ciò che rende inoltre interessante il volume è che accanto alla pars destruens, che evidenzia con attenzione le «cattive abitudini della scuola» (p.VII), c’è una interessante pars construens basata su una serie di proposte, discutibili certo, che evidenziano un tentativo di pensare una scuola di qualità. Ma cosa si deve intendere con quest’ultimo sintagma? Secondo Contessi innanzitutto la costruzione di «un ambiente di apprendimento che innalzi l’equità a favore dell’utenza, facendo leva su chi dal sistema formativo ha bisogno di trarre strumenti di emancipazione. Su chi ha fame di emergere» (p.74).

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Il nuovo classismo della scuola

Pagina 2: I mali della scuola

Pagina 3: Pensare una scuola di qualità


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Siciliano, nato nel 1979. Insegnante di storia e filosofia nei licei e ricercatore indipendente. È Phd candidate in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. È membro della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea [Sissco], dell’Istituto di Studi Storici Salvemini di Messina, dell’Istituto di Studi avanzati in psicoanalisi [ISAP]. Scrive su riviste e giornali online e oltre a diversi articoli di storia, filosofia e psicoanalisi è autore di: “Senso e godimento. La follisofia di Jacques Lacan” [Galaad ed.]. Svolge attività di ricerca presso il Centro Studi in Psichiatra e Scienze umane della Provincia di Cuneo.

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