“L’urbanista socialista” di Michele Achilli

Michele Achilli

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La Legge Ponte e le norme sulla disciplina urbanistica

Quando Michele Achilli venne eletto alla Camera poco più che trentenne, subentrando al famoso esponente partigiano socialista Alcide Malagugini, era già in discussione quella che ancora oggi rappresenta una delle riforme urbanistiche più importanti emanate nell’Italia repubblicana: la Legge 765/1967 del 6 agosto 1967, meglio nota come “Legge Ponte”.

Nel corso del quinquennio dei governi di centrosinistra a guida Aldo Moro (1964-69), la prassi politica sembrava essersi rallentata e, con essa, il dibattito sulla politica urbanistica italiana. Tuttavia, il dramma della frana di Agrigento del 19 luglio 1966 – poco dopo l’inizio del Governo Moro III – segnò l’avvio dell’iter parlamentare che portò all’approvazione della Legge Ponte l’anno successivo. Appena dopo il disastro, il Ministro dei Lavori Pubblici, l’allora esponente socialista Giacomo Mancini, si presentò in aula rimarcando la necessità di una nuova legge urbanistica – anche in forma di decreto legge – che potesse regolamentare l’incontrollata espansione edilizia dell’epoca, ossia la causa originaria della frana di Agrigento.

L’urgenza dell’intervento parlamentare portò poi alla nascita della legge chiamata “Ponte” verso la definitiva Legge Urbanistica che non verrà mai emanata.

In quel periodo, il neoeletto Deputato Achilli, vista la nota esperienza professionale, fu assegnato alla VI Commissione della Camera (Lavori Pubblici), nella quale ebbe modo di proporre importanti modifiche al testo della Legge Ponte portato in Parlamento dal Ministro, tra cui: misure efficaci per la demolizione di opere abusive, norme restrittive per le lottizzazioni di aree in assenza di piani particolareggiati, l’obbligo di assunzione da parte del proprietario costruttore degli oneri per le urbanizzazioni primarie e secondarie, limitazioni alle volumetrie e dimensioni dei fabbricati nei comuni privi di strumenti urbanistici, nonché la prescrizione di standard urbanistici nella formazione dei piani regolatori.

 Sulla scorta di questo impulso riformista, il Governo presenta successivamente il disegno di legge “Norme per una nuova disciplina urbanistica” per introdurre ulteriori strumenti urbanistici tesi a regolamentare soprattutto i piani particolareggiati e le indennità di espropriazione; un disegno di legge che tuttavia, visto l’orizzonte di scadenza della Legislatura, vedrà la sua approvazione nella Legge Tappo, una forma incompleta rispetto agli obiettivi prefissati, sintetizzati attraverso il vincolo di durata quinquennale del Piano Regolatore comunale.

In questo scenario di fine Legislatura, coerentemente con il proprio ruolo propositivo all’interno della VI Commissione, l’autore stesso presenta la proposta di legge parlamentare dal titolo “Norme aggiuntive in materia di piani territoriali di coordinamento”, approvata poi come Legge 507/1968 in data 2 aprile 1968. L’entrata in vigore della Legge Ponte obbligava, infatti, il Ministero dei Lavori Pubblici ad accelerare i tempi per l’esame delle pratiche relative la formazione dei piani territoriali e, questa legge, risultò determinante per il loro coordinamento.

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Nato a Brescia nel 1994, ha conseguito la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha vissuto in Corea del Sud dove ha lavorato per il City Architect di Seoul Seung H-Sang. Successivamente ha svolto il tirocinio Schuman presso il Segretariato Generale del Parlamento Europeo a Bruxelles.

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