“L’urbanista socialista” di Michele Achilli

Michele Achilli

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Il rapporto PCI – PSI nella politica urbanistica italiana

Durante il periodo delle riforme urbanistiche citate nel paragrafo precedente, vi fu sempre un rapporto ambiguo tra la maggioranza, rappresentata da DC, PSI, Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) e Partito Repubblicano Italiano (PRI), e la “minoranza collaborativa” del PCI. Come ricostruisce bene l’autore nel proprio libro, l’iter parlamentare che portò all’emanazione della Legge Ponte ne è un significativo esempio.  Sebbene, infatti, il PCI avesse un ruolo collaborativo rispetto alle politiche portate avanti dal PSI all’interno delle amministrazioni locali, soprattutto in materia di politica urbanistica – tanto da costituire con quest’ultimo la Lega dei Comuni Democratici –, in sede parlamentare il PCI ebbe un atteggiamento discutibile proprio nel percorso che portò all’approvazione della Legge Ponte, la quale, non a caso, venne votata in seconda lettura dalla VI Commissione con lo scarto di un solo voto. Questa situazione si verificò poiché, in seguito all’astensione dell’ala destra della DC – che non voleva minacciare in alcun modo gli interessi immobiliari speculativi dell’epoca – il PCI decise di porsi sullo stesso piano dei liberali (contrari) e votò contro la legge, verosimilmente per ragioni tattiche, mirando a mettere in difficoltà il governo.

La dimostrazione dell’imbarazzo politico creato dal PCI si evinse ulteriormente in seguito alle dichiarazioni favorevoli alla Legge Ponte espresse da alcuni noti esponenti comunisti del mondo accademico, come quella del Presidente dell’INU Edoardo Salzano, il quale, nella Prefazione del volume “Gli Standard Urbanistici”, definì la suddetta legge come “una conquista” nel campo dell’urbanistica. 

Michele Achilli e la questione urbanistica

LUrbanista socialista rappresenta una preziosa cronaca del periodo che ha forgiato l’urbanistica italiana contemporanea. La fedele ricostruzione dei fatti e del contesto politico-culturale aiuta il lettore a capire l’importanza di quella azione legislativa e, allo stesso tempo, quanto questa fu incompleta nella risoluzione dei problemi che, ancora oggi, rimangono irrisolti, come l’equo canone, il tema della rendita fondiaria e l’abusivismo edilizio, per citarne alcuni.
Vi è infine un’altra macro-questione che attraversa tutto il saggio, quella legata al rapporto Stato-comuni. L’operazione legislativa che portò alle modifiche e agli aggiustamenti della Legge Ponte godette di una collaborazione tra Parlamento, Governo e amministrazioni locali. Questa sinergia tra forze politiche, all’interno dei grandi partiti storici – che avevano soprattutto il ruolo di propulsori di elaborazione politica – permise di risolvere la complessità della questione urbanistica che, con la successiva costituzione operativa delle Regioni, di fatto, ha visto un suo deperimento nel dibattito politico.
La delegazione della materia urbanistica alle Regioni ha permesso una variegata declinazione degli strumenti urbanistici tale da rendere quasi impossibile una regia unica nazionale dello sviluppo territoriale, un’impostazione legislativa che si è successivamente accentuata nel cosiddetto “Modello Lombardo”[1] dei Piani di Governo del Territorio (PGT) andando a smarcare ulteriormente il livello nazionale da quello locale.

In conclusione, L’Urbanista socialista non è solo un saggio che ricostruisce il punto di arrivo del dibattito urbanistico in Italia, ma anche una guida indirizzata ai futuri legislatori e ai politici, con la speranza che questi saranno in grado di riaprire il dibattito sulla questione urbanistica per elaborare una nuova strategia nazionale.

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[1] Impostazione urbanistica fondata sulla frantumazione della pianificazione urbana nelle mani dei comuni e raccordata da deboli piani territoriali regionali, contrapposta al “Modello Tosco-Emiliano” che, al contrario prevede una significativa regia regionale.


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Nato a Brescia nel 1994, ha conseguito la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano. Ha vissuto in Corea del Sud dove ha lavorato per il City Architect di Seoul Seung H-Sang. Successivamente ha svolto il tirocinio Schuman presso il Segretariato Generale del Parlamento Europeo a Bruxelles.

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