“Il valore di tutto” di Mariana Mazzucato

mazzucato

Pagina 3 – Torna all’inizio

Innovazione ed estrazione del valore

Mazzucato analizza anche l’estrazione del valore nell’economia dell’innovazione. Questa sezione si concentrerà su due casi: la determinazione dei prezzi dei farmaci e i profitti legati a “esternalità di rete”.

Nel settore farmaceutico l’uso dei brevetti è diventato uno strumento per soffocare l’innovazione. Sul mercato troviamo «sempre più farmaci con un valore terapeutico scarso o nullo» secondo Mazzucato[7]. Nel 2014 Gilead, un’azienda farmaceutica, rilasciò un nuovo farmaco per il virus dell’epatite C, Sovaldi, che rappresentava un grande passo avanti nel trattamento di questa malattia. Una terapia di tre mesi costa 84mila dollari (1.000 dollari a pillola), mentre per la versione “perfezionata”, Harvoni, il prezzo sale a 94.500 dollari. Beneficiando della copertura dei brevetti, Gilead ha potuto agire come un monopolista e, poiché la domanda per questi prodotti è rigida[8], i prezzi stabiliti sono elevatissimi.

Le aziende farmaceutiche, non a caso, hanno giustificato tali prezzi in base al valore che quei farmaci producevano. Eppure, afferma Mazzucato, la determinazione dei prezzi basata sul valore era stata pensata per contenere i prezzi. Al riguardo l’autrice cita il caso del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) nel Regno Unito, che calcola il valore dei farmaci in base all’indicatore di quality adjusted life years (QALY). Un QALY è un anno di salute perfetta, se il valore è minore di uno vuol dire che la salute non è perfetta. Il NICE ritiene generalmente che un farmaco sia efficiente se il costo è compreso fra le 20mila e le 30mila sterline per ogni QALY. Un simile meccanismo è uno strumento molto potente, perché il NICE fornisce consigli al Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) su quali farmaci acquistare, aiutando una migliore allocazione del budget del NHS. Non è un caso se, secondo l’OCSE, il Regno Unito spende solo il 9,9% del PIL in spese sanitarie mentre per gli USA tale valore è pari al 16,9% del PIL[9] (a dimostrazione che il servizio sanitario nazionale possa contribuire anche a contenere le spese).

Nel caso delle esternalità di rete Mazzucato afferma che si hanno quando, ad esempio, «il valore di un telefono aumenta quando aumenta anche il numero di persone a cui il proprietario di quel telefono può collegarsi» o quando «un social network diventa più utile per il suo proprietario nel momento in cui più persone lo usano. Facebook o Twitter fanno di tutto per aumentare il numero di utenti: più grande è la rete, più forte è la posizione dell’azienda». Google da motore di ricerca è diventato un servizio mail, che può essere usato per accedere a servizi di videochiamata, scrittura o correzione di documenti. Aziende della Silicon Valley come Google, Amazon e Facebook vengono dipinte come “forze del bene”, a differenza di quelle di Wall Street; si parla di sharing economy o addirittura di “socialismo digitale”, eppure, come afferma l’autrice, l’idea per cui «questi servizi siano offerti a tutti gratuitamente […] con lo scopo di dare potere alle persone e creare un mondo più aperto è straordinariamente ingenua». Google e Facebook operano su un mercato “a due metà”. Nella prima vi sono i servizi per i consumatori, nell’altra le offerte rivolte alle imprese, dalle vendite di spazi pubblicitari fino a informazioni sul comportamento dei consumatori. «Nel momento in cui i consumatori aumentano (usando un motore di ricerca o un social network), i click sulle pubblicità e le informazioni sul comportamento dei consumatori aumentano di conseguenza, incrementando la profittabilità sull’altra metà del mercato».

I consumatori offrono a Google «input necessari per il suo processo di produzione: le visualizzazioni delle pubblicità e, soprattutto, i loro dati personali […] se online vi è qualcosa di gratuito, tu non sei il consumatore, sei il prodotto».

La sottovalutazione del settore pubblico secondo Mazzucato

 Come è stato anticipato, fra le principali teorie economiche, dai mercantilisti ai neoclassici, nessuna ha mai ritenuto lo Stato come attore produttivo. Alcune teorie sono anche andate oltre a questa semplice tesi, sostenendo che i fallimenti di Stato fossero peggio di quelli di mercato o che, poiché maggiormente esposto al rischio di corruzione e “cattura”, lo Stato dovesse mantenere un ruolo al più marginale nell’economia. Le conseguenze di un simile pensiero sono tante, in questa sezione ne verranno discusse due: le preferenze per politiche di austerità e le privatizzazioni.

Nonostante la crisi del 2008 sia stata causata dall’alto livello del debito privato insieme alla deregolamentazione del settore finanziario, la conclusione a cui si è arrivati è che fosse lo Stato l’attore da incolpare e che mantenere basso il debito pubblico fosse cruciale. Eppure, se si considera il rapporto debito/PIL si capisce che è difficile ridurre il debito se si opera unicamente sul numeratore di questa frazione (lavorando solo sulla riduzione del deficit) se il denominatore non cresce. Ciò che è probabilmente più consigliabile è lavorare su come si intende usare il deficit. Al riguardo Mazzucato cita proprio il caso dell’Italia. Dal 1991, con l’esclusione del 2009, l’Italia ha sempre avuto un avanzo di bilancio, inoltre negli ultimi vent’anni il deficit italiano è sempre stato inferiore a quello tedesco. Eppure il PIL è cresciuto poco negli ultimi 4 anni, senza recuperare il 2,8% perso nel 2012 o l’1,7% nel 2013.

Sono stati fatti grandi sforzi per dipingere la finanza come produttiva, cercando allo stesso tempo di fare l’opposto per lo Stato. Basti pensare che il valore aggiunto prodotto da aziende pubbliche viene calcolato come se fossero aziende private nel settore di riferimento (il valore prodotto da una rete ferroviaria pubblica viene ascritto al settore trasporti ad esempio). È quindi naturale che le privatizzazioni siano conseguenti a questa narrazione da cui lo Stato appare non solo come improduttivo ma anche nocivo per gli investimenti privati. Tuttavia, spesso le privatizzazioni producono gli stessi esiti che vorrebbero scongiurare. È il caso del NHS britannico, che durante gli anni del New Labour, fu oggetto della Private Financing Initiative (PFI), con cui aziende private costruivano ospedali che poi venivano affittati al NHS per prezzi molto alti, creando un pesante fardello per le casse dello Stato. L’esito è la nascita di aziende private specializzate nel vincere appalti dal settore pubblico che formano una sorta di oligarchia, impedendo la sana concorrenza su cui è costruita la logica delle privatizzazioni[10].

Conclusioni

Secondo Mazzucato il punto non è tanto arrivare ad una migliore definizione di ciò che è produttivo, ma piuttosto puntare sulle sinergie. Sarebbe conveniente per tutti se la finanza venisse “guidata” verso investimenti di lungo periodo, incanalando i finanziamenti verso l’attività produttiva, in modo da porre fine all’attuale autoreferenzialità. Allo stesso tempo è fondamentale ripensare il ruolo dello Stato nell’economia. Il ruolo da esso svolto ad esempio nel campo delle biotecnologie e dell’elettronica mostra come il settore pubblico non si limiti a correggere i mercati ma li plasmi. A questo proposito si rinvia alla più famosa delle opere di Mariana Mazzucato Lo Stato innovatore, anch’essa recensita su questo sito. Quello proposto dall’autrice è un profondo ripensamento dei rapporti tra pubblico e privato e una sfida ad alcuni dei luoghi comuni più diffusi sul tema dell’origine dell’innovazione. Idee che possono richiamare il pensiero di Karl Polanyi, secondo cui i mercati sarebbero profondamente “imbrigliati” all’interno delle istituzioni politiche e sociali creando una situazione nella quale Stato e mercato, settore pubblico e privato, si rinforzino a vicenda.

Torna all’inizio


[7] Al riguardo si può anche consultare t’Hoen, E. M. F, The Global Politics of Pharmaceutical Monopoly Power: Drug Patents, Access, Innovation and the Application of the WTO Doha Declaration on TRIPS and Public Health (Diemen: AMB, 2009).

[8] Nel senso che ad un aumento dei prezzi non corrisponde una diminuzione della domanda.

[9] OECD, Health expenditure and financing (2017): http://stats.oecd.org/index.aspx?DataSetCode=HEALTH_STAT

[10] Crouch, C. (2017), I paradossi delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni di servizi pubblici, in Mazzucato e Jacobs (a cura di), Ripensare il Capitalismo, Laterza.


Vuoi aderire alla nuova campagna di abbonamento di Pandora? Tutte le informazioni qui

Laureato magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna con una tesi su "Globalizzazione e varietà di capitalismo: processi di specializzazione istituzionale in Regno Unito e Germania". Attualmente è dottorando in Sociologia e Ricerca Sociale presso la stessa università. Ha frequentato un Master in Human Resources and Organization presso la Bologna Business School.

Comments are closed.