I vari aspetti della cultura politica

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Il testo che segue è tratto da una delle relazioni tenute all’inizio del seminario “Una nuova cultura politica? La sinistra in tempi interessanti. Generazioni a confronto” che si è tenuto venerdì 16 dicembre a Roma presso la Sala di Santa Maria in Aquiro del Senato. Ringraziamo il prof. Biasco per aver accettato di partecipare e di farci pervenire l’intervento che segue.


Il disarmo intellettuale

Quando un partito (o uno schieramento politico) è un “mondo” culturale percorso da elaborazione profonda e storia, la fusione e amalgamazione delle generazioni e dei ceti che in esso si riconoscono è fluida e facilitata. Per lo meno ne è condizione necessaria, visto che, della frattura generazionale che si è verificata all’interno della sinistra, il crollo intellettuale è certo una delle cause. Una frattura, che ha determinato una perdita in entrambe le direzioni depauperando i canali per la memoria storica, la trasmissione e l’acquisizione di problematiche, le categorie analitiche e la verifica della loro idoneità a interpretare le trasformazioni, nonché la condivisione reciproca di soggettività e di quanto domandato e offerto alla politica. Oggi è un bell’evento di cui dobbiamo ringraziare Bottos e il gruppo che si riunisce attorno a Pandora, che hanno consentito questo confronto tra una parte più riflessiva e più militante della nuova generazione – che sente questo smarrimento e si chiede quali siano le coordinate della sinistra – e personalità che hanno vissuto altre epoche, ma che si pongono gli stessi problemi, in una ricerca convergente con le loro ansie politiche e intellettuali. Grazie

Se la sinistra “riformista” (da ora in poi “sinistra”) non ha più una decifrabile identità e cultura politica non tutto è ascrivibile a leadership più recenti (che pure hanno abbondantemente messo del proprio e reciso i legami con quel che rimaneva di vitale). Quando si è sciolto il partito in cui militavo (i Ds) per confluire nel Pd, – lasciatemi iniziare con una reminiscenza – non ha lasciato in eredità né un dibattito culturale, né idee specifiche di governo, né un patrimonio di elaborazioni, strutture di staff, scuole di partito, un rapporto con gli intellettuali. Quel poco che rimaneva di identificazione culturale era per un ricordo del passato che ancora sopravviveva.

La progressiva penetrazione della narrazione del presente espressa dalla cultura egemone è frutto di un disarmo. Al meglio, essa candida la sinistra come forza capace di guidare più ragionevolmente l’adattamento ai canoni stabiliti dalla forza di pressione del mercato mondiale, fissando su quale arretramento attestarsi nel campo dei diritti sociali, del welfare e delle ampiezza delle fratture tra oligarchie e popolo. Non certo la pone come forza che aspira a proporre le leve per uscire dalla morsa e affrontare il futuro secondo linee più immaginative e partecipative.

Dove identificare la cultura politica

Sono stato invitato qui, penso, per avere stimolato la riflessione sulla cultura politica in un libro recente1, ma anche come membro del network “Ripensare la cultura politica della sinistra”. Un network informale nato dall’esigenza di non disperdere e portare a massa critica tante forze intellettuali che in questi anni hanno lavorato per tenere vivo il pensiero critico sulla società capitalistica. Ciò, nella speranza che le comuni riflessioni fossero utili alla politica e a una sinistra che vuole (e deve) fare i conti con il cambiamento e la trasformazione, con le nuove soggettività, i vincoli di politica economica, i passaggi di ammodernamento dello Stato e la crisi fiscale, ma non ha intenzione di abdicare alla sua storia migliore e di perdere la memoria di sé stessa. E che vuole cercare le leve per guardare al futuro.

Sarebbe bello poter entrare nel merito di ciò che è emerso in incontri che hanno riguardato le idee forza della sinistra, la ricostruzione dello Stato, il rapporto tra corpi sociali e istituzioni, oltre a un’analisi per spaccati della società italiana. O poter parlarvi dell’impegno attuale nella ricerca dei connotati che può assumere il socialismo nella realtà odierna.

Non bisogna, tuttavia commettere l’errore di pensare che la cultura di un partito sia un prodotto intellettuale. Sarebbe un errore grave. Essa è una elaborazione quotidiana che deriva da una interazione complessa tra azione, esperienza, idee condivise con i militanti e simpatizzanti, formazione dei dirigenti, insediamenti sociali, memoria storica, letture della società e orientamento istintivo di masse popolari. È tutt’uno con la prassi stessa di un partito che ne sia portatore.

Se è così, occorre parlare di cultura politica (di un partito, di un’area o di una schieramento) come un misto di vari ingredienti, che declinerei in quattro direzioni.

  1. Da un lato è espressa dall’universo antropologico, che, con varie mediazioni, accomuna le percezioni, le sensibilità, il modo di ragionare e di impostare i problemi dei dirigenti e delle masse di aderenti e simpatizzanti, (il popolo di sinistra) e giustifica l’appartenenza allo stesso ambito politico; mi riferisco a quell’universo insito nel modo di sentire, di interpretare il mondo, di impostare le relazioni causa-effetto, di dare le gerarchie di valore e definire l’immaginario collettivo, largamente diffuso e condiviso a livello popolare.
  2. Da un altro punto di vista, è espressa dalle fonti di ispirazione del pensiero introiettato (o consapevolmente elaborato) dalle sue élite (e fatto proprio dal partito), che arriva a coinvolgere la rappresentazione delle relazioni economiche e sociali, fino alle interpretazioni della storia, alle posizioni filosofiche e dottrinarie professate e alle angolature utopiche e ideali e le categorizzazioni di quel pensiero.
  3. Ma sono, ancora, cultura di un partito anche quegli orientamenti più contingentemente empirici riferiti alle modalità di svolgimento della politica nel quotidiano, che attengono soprattutto alla formazione di chi la pratica a livello dirigente. Modalità, che trasmettono al corpo sociale i criteri di viverla e di riprodurla, oltre che i linguaggi, i riti, valori e disvalori, gli slogan, l’orizzonte temporale e il rapporto da tenere coi media. L’attività politica in quanto tale produce cultura (che oggi identificheremmo nel politicismo).
  4. Non marginale rispetto agli altri aspetti, il partito (o schieramento) che rappresenta la sinistra si definisce culturalmente anche per come concepisce e organizzare la funzione intellettuale e per il rapporto che instaura con le competenze e i saperi.

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Indice dell’articolo

Pagina corrente: Dove identificare la cultura politica

Pagina 2: L’organizzazione della cultura

Pagina 3: Per concludere


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Professore di Economia Internazionale all’Università La Sapienza di Roma. Formatosi a Cambridge è tra i fondatori della “Scuola di Modena”. È stato anche parlamentare nella XIII Legislatura (1996-2001) e Presidente della Commissione Bicamerale su fisco e, successivamente, come autore del “Libro Bianco” redatto dalla Commissione che porta il suo nome (2007) ha contribuito all’attuale legislazione fiscale sulle imprese e sulla finanza. Suoi libri recenti sono "Regole, Stato, Uguaglianza", "Per una sinistra pensante" e "Ripensando il capitalismo".

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