La via olandese al populismo: Geert Wilders e il PVV
- 09 Ottobre 2018

La via olandese al populismo: Geert Wilders e il PVV

Scritto da Michelangelo Morelli

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Geert Wilders e il populismo europeo

Alle elezioni europee del 2009 il PVV ottenne un 17% che gli valse quattro seggi nell’europarlamento. Wilders sin da subito dichiarò di non volersi associare all’eurogruppo Identità, Tradizione e Sovranità, segnando le distanze tra il proprio partito e la destra populista continentale. Impose addirittura ai suoi europarlamentari di cambiare i propri seggi, troppo vicini a quello del fondatore del Front National Jean Marie Le Pen, in modo da non comparire nelle foto vicino a lui.

Non stupisce che il liberale e antifascista Geert Wilders volesse sin da subito prendere le distanze da un antisemita e nostalgico della Francia di Vichy come Le Pen. Gli unici contatti presi dal PVV con i populisti furono quelli con l’UKIP britannico, guidato da Malcolm Pearson, e il Partito Popolare Danese, entrambi ostili dalla destra populista europarlamentare e fortemente islamofobi. Fu però sull’ostilità verso i musulmani che in seguito si consumò la scissione: dopo le critiche del successore di Pearson, Nigel Farage, riguardo alle tesi estremistiche sul Corano di Wilders, quest’ultimo decise infatti di troncare il sodalizio.

Alle elezioni legislative del giugno 2010 il PVV riuscì ad ottenere il 15,5% dei voti, confermandosi il terzo partito del paese. Nell’ottobre dello stesso anno il premier liberale Mark Rutte annunciò la formazione di un governo di minoranza, costituito dal VVD e dai cristiano-democratici con l’appoggio esterno di Wilders. L’accordo tra liberali e Wilders, che prevedeva l’attuazione di molti cavalli di battaglia del PVV, fu però largamente inatteso, causando proteste da parte di Wilders fino al ritiro del sostegno nell’aprile 2012 e la conseguente caduta del governo.

Il principale pomo della discordia tra liberali e PVV riguardava la sottomissione del governo olandese all’autorità di Bruxelles, tradottasi nel rifiuto di Wilders di firmare il bilancio per il 2013 che prevedeva numerosi tagli alle spese per soddisfare la richiesta dell’UE di non superare il rapporto tra deficit pubblico e PIL del 3%. La scelta di far cadere il governo si rivelò completamente sbagliata, facendo precipitare il PVV al 10% nelle elezioni del 2012 ed escludendolo dalle trattative per la formazione di un nuovo esecutivo.

Le Europee del 2014 segnarono per il PVV un leggero calo rispetto alle precedenti consultazioni, passando dal 16% al 13% ma mantenendo lo stesso numero di seggi. La vera novità fu l’alleanza, ufficializzata nel 2013 col Front National di Marine Le Pen, succeduta al padre nel 2012 alla guida del partito. La pasionaria frontista realizzò una svolta comune a molti partiti populisti europei, rimpiazzando l’antisemitismo e la memoria collaborazionista del padre con un nazionalismo bifronte, fondato su istanze care al mondo di destra (euroscetticismo, islamofobia) ma attento a tematiche sociali tradizionalmente di sinistra.

Un percorso simile fu intrapreso dal leader del Freiheitlichte Partei Osterreichs (Partito della Liberta Austriaco) Heinz-Christian Strache, salito nel 2017 al governo in coalizione con i conservatori. Rispetto al Fuhrerpartei[9] antisemita e revisionista del predecessore Jorg Haider, Strache cercò di modernizzare il partito, focalizzando l’attenzione sull’euroscetticismo e sui pericoli dell’immigrazione. La stessa soluzione, partendo però da diverse premesse, venne adottata da Matteo Salvini, leader dal 2013 della Lega Nord, che accantonò le istanze etnoregionaliste e federaliste del predecessore Umberto Bossi in favore di un discorso nazionalista e xenofobo.

Nonostante l’avanzata del populismo europeo nel continente, suggellata dalla costituzione nel 2015 del gruppo europarlamentare Europa delle Nazioni e delle Libertà, il PVV si è mantenuto sostanzialmente stabile nei consensi, guadagnando alle elezioni nazionali del 2017 solo il 3% in più rispetto alla precedente tornata. Tale dato potrebbe suggerire una coerenza ideologica del Partito della Libertà nel corso degli anni, capace di evolversi seguendo le tendenze europee senza però venir meno ai suoi principi fondativi. In tal senso il suo leader Geert Wilders incarna perfettamente l’ambiguità del populismo olandese, coerente col trend continentale e debitore della tradizione nazionale.

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[9] Formazione politica caratterizzata da una rigida gerarchia interna, da una forte centralizzazione decisionale e dal culto del leader.


Bibliografia:

-K. Vossen; The power of Populism: Geert Wilders and the Party for Freedom in the Netherlands; Routledge, 2017

-R. Wodak, M. Khosravinik, B. Mral; Right Wing Populism in Europe: Politics and Discours; Bloomsbury, 2013

-G. Wilders; Marked by Death: Islams’s War against the West and Me; Regnery Publishing, 2012

-A. Lijphart, The Politics of Accommodation. Pluralism and Democracy in the Netherlands; Berkeley: University of California Press, 1968.

Filmografia:

-G. Wilders, Fitna, 2008


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Scritto da
Michelangelo Morelli

Laureato in Storia delle Istituzioni Politiche presso l'Università di Bologna, frequenta attualmente il corso magistrale in Scienze Storiche presso il medesimo Ateneo. Appassionato di storia della politica e storia economica, è alunno della Scuola di Politiche.

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