“Volare alto. Sostenere la crescita dell’industria aerospaziale in Italia” di Leonella Gori e Alessandro Sannini
- 17 Marzo 2026

“Volare alto. Sostenere la crescita dell’industria aerospaziale in Italia” di Leonella Gori e Alessandro Sannini

Recensione a: Leonella Gori e Alessandro Sannini, Volare alto. Sostenere la crescita dell’industria aerospaziale in Italia, prefazioni di Giampaolo Gabbi e Walter Cugno, Edizioni Nuova Cultura, Roma 2026, pp. 228, 25 euro (scheda libro)

Scritto da Luca Picotti

5 minuti di lettura

Reading Time: 5 minutes

Di recente è stato pubblicato un volume molto interessante sul settore aerospaziale, intitolato Volare alto. Sostenere la crescita dell’industria aerospaziale in Italia, edito da Edizioni Nuova Cultura. Gli autori sono Leonella Gori, docente di Finanza presso la SDA Bocconi School of Management, e Alessandro Sannini, investitore di private equity, entrambi profondi conoscitori del settore, sia nella sua dimensione industriale, che in quella finanziaria, fondamentale nelle fasi di sviluppo e crescita e ancora troppo trascurata. Il libro è inoltre arricchito dalla prefazione di Giampaolo Gabbi, sempre SDA Bocconi, e di Walter Cugno, già VP di Thales Alenia Space Exploration. Questo insieme di competenze è coerente rispetto al taglio rigoroso del volume, che ha come obiettivo proprio quello di offrire una indagine analitica dei principali fattori che interessano il settore aerospaziale, con note definitorie per individuare i diversi segmenti della catena, analisi dei dati economici di un campione rappresentativo di imprese italiane attive nel settore, rassegna dei diversi canali di finanziamento, ruolo del settore pubblico e cornice geopolitica generale. Trattasi di un lavoro utile, in primo luogo, per gli stakeholder del settore – imprese, manager, decisori pubblici, finanziatori – ma in realtà importante, nonché accessibile, anche per un pubblico più ampio: questo, da un lato, perché la lettura permette di afferrare gli assi principali della tematica; dall’altro, perché l’aerospazio rappresenta ormai una frontiera di estrema attualità, sia dal punto di vista economico che politico.

Quello della space economy è un settore già molto rilevante, capace di movimentare nel 2023 circa 630 miliardi di dollari, ma soprattutto in forte crescita, tanto che ci si aspetta possa arrivare ad un giro d’affari di 1,8 trilioni di dollari nel 2035. Gli investimenti, sia pubblici che privati, nonché i costanti progressi tecnologici, oltre che la delicatezza strategica di tale frontiera, sono tutti fattori che confermano la centralità del settore nei prossimi anni. Sul punto, non si può prescindere da un dato di partenza, ripreso e discusso lungo l’intero volume: l’ambito aerospaziale avrà sempre una componente pubblicistica e intrinsecamente legata alla dimensione politico-militare. Questo per due semplici ragioni: in primo luogo, perché il settore si è sviluppato sin dalle origini in un’ottica statale, nella cornice di una competizione (con anche però alcune importanti fasi di cooperazione) per la primazia, soprattutto militare; in secondo luogo, il recente sviluppo della dimensione privata e commerciale, senz’altro rilevante nell’imprimere modifiche profonde nell’approccio allo spazio, deve comunque fare i conti con lo strutturale volto a duplice uso dei relativi prodotti e tecnologie, atteso che chi opera nel settore difficilmente potrà ritenersi autonomo rispetto alle politiche di difesa del proprio Stato di appartenenza: autorizzazioni all’attività; controlli sull’export; difesa tramite strumenti giuridici quali il golden power. In questo senso, ogni analisi del settore non può che partire da questo profondo intreccio, che si riflette anche nelle direzioni e negli investimenti che tradizionalmente il pubblico ha in esso riversato. Anche se, e questo è uno dei temi che più emergono dalla lettura, oramai il settore ha raggiunto un tale livello di maturità, in termini tra gli altri di imprenditoria privata, da non potere più dipendere solo dallo Stato, necessitando per forza di cose anche di altri canali di finanziamento.

Prima di arrivare a tale questione, è importante riprendere le note definitorie che gli autori propongono, proprio per farsi un’idea della catena del valore e della sua composizione. La suddivisione principale ruota attorno alla prospettiva da cui si guarda: verso lo spazio, o dallo spazio. Verso lo spazio abbiamo le attività cosiddette upstream: ossia «l’insieme delle infrastrutture, ad esempio satelliti, vettori, che noi umani costruiamo e inviamo verso lo spazio, appunto, fino a ricomprendere le basi che abbiamo in progetto di collocare sul nostro satellite, la Luna, o su alcuni pianeti del sistema solare» (R&S, produzione, integrazione, lancio). Dallo spazio abbiamo invece le attività cosiddette downstream: è «il complesso di applicazioni, strumenti di analisi che sono realizzate a Terra per studiare, elaborare ed esaminare i dati generati dai dispositivi collocati in orbita» (p. 19). I riflessi nel nostro quotidiano sono diversi e piuttosto importanti: dalla geolocalizzazione alla previsione di eventi estremi, dal monitoraggio delle colture agricole alle concentrazioni di inquinanti in atmosfera. In sostanza, una capacità di osservazione dall’alto che permette di accumulare dati e utilizzarli per efficientare processi produttivi sulla Terra o comunque fornire servizi di interesse pubblico. Questo, senza contare la dimensione più strettamente comunicativa, anche militare, legata a servizi come quello di Starlink ad esempio. Infine, merita menzionare anche il livello intermedio, il cosiddetto midstream, un ibrido che fa da ponte tra gli altri due; si tratta infatti delle infrastrutture a terra, stazioni e piattaforme che consentono le attività verso lo spazio e dallo spazio, fornendo sicurezza e continuità di servizio.

All’interno di questo complesso indotto, occorre capire quale sia la posizione della space economy italiana. Il nostro Paese vanta notevoli eccellenze e una attitudine alla dimensione spaziale storicamente importante – non a caso a livello europeo siamo tra i leader nel settore. Allo stesso tempo, la dimensione industriale è largamente influenzata dalla tradizionale conformazione economica italiana, con poche grandi imprese e ampi distretti di piccole o medie imprese, frammentante e distribuite nelle principali regioni del Nord Italia. «A differenza di altre economie spaziali, dove dominano colossi verticalmente integrati, il modello italiano si distingue per una struttura più diffusa e segmentata. Poche grandi imprese guidano i progetti di punta, ma attorno ad esse si muove una galassia di PMI, distretti industriali e consorzi, che rappresentano il vero motore dell’innovazione. Tuttavia, questa frammentazione comporta anche sfide significative, soprattutto in termini di accesso ai capitali, integrazione nella supply chain internazionale e organizzazione di politiche industriali coordinate» (p. 33). I grandi gruppi sono noti: da Thales Alenia Space Italia, leader nella realizzazione di satelliti, sistemi di telecomunicazione e moduli per la Stazione Spaziale Internazionale, a Leonardo, con il suo ampio portafoglio diversificato, da Avio, specializzata nella propulsione spaziale e sviluppatrice del lanciatore Vega, a Telespazio, attiva nei servizi satellitari avanzati. Il resto è un variegato mosaico di PMI estremamente specializzate in singoli segmenti della catena, a partire dalla componentistica di precisione, i software avanzati, i sistemi di propulsione. Alte competenze particolarmente apprezzate e dinamiche, ma che nella loro frammentazione rischiano di rimanere esposte alla concorrenza internazionale e dipendere eccessivamente dai grandi gruppi che forniscono, senza capacità sia finanziarie che industriali autonome.

Il volume va non a caso a toccare il tema dei canali di finanziamento, spesso trascurato, eppure fondamentale per la crescita del settore. Il punto è costruire un ecosistema fertile che consenta di valorizzare le ampie competenze sviluppate dai distretti di PMI, promuovendone lo sviluppo e l’integrazione. Sul punto, è illusorio affidarsi alla mera leva pubblica, che peraltro tende ad andare di base verso i grandi gruppi. Allo stesso tempo, i tradizionali canali bancari soffrono alcuni limiti, per eccessi di rigidità e difficoltà a valorizzare realtà con flussi non lineari e i cui beni non sono quelli tradizionali a garanzia dei finanziamenti bancari – tipicamente gli immobili – bensì sempre più spesso il know-how, il capitale umano, le specifiche tecniche e i brevetti detenuti. In questo senso, occorre un approccio più flessibile già nella fase della valutazione. Sul punto gli autori si soffermano sull’importanza di altri canali. Ad esempio, quello del mercato del capitale di rischio, a partire dalle diverse quotazioni, utile per ottenere capitale e ampliarsi, sebbene comporti poi una esposizione, sia di pressione di mercato che regolatoria, che bisogna sapere gestire. Rileva altrimenti il private equity, che evita le problematiche della quotazione e consente di ottenere capitale e strategie di crescita (know-how manageriale, organizzazione, internazionalizzazione), anche se spesso comporta una cessione del controllo che non sempre i distretti di imprese familiari sono disposti a considerare. Va da sé che questi canali sono sempre più necessari e devono essere combinati con le tradizionali leve pubbliche e quelle bancarie, anche tramite collaborazioni tra fondi, istituzioni di ricerca e agenzie come ESA e ASI. Solo in questo modo si può favorire un ecosistema vivace in grado di canalizzare risorse e favorire la condivisione di conoscenze, riducendo gap informativi e asimmetrie.

Il merito di Volare alto, che ha un respiro ben più ampio della fotografia limitata che si è offerta in questa sede, è proprio quello di toccare i temi più rilevanti. Senza dimenticare la dimensione geopolitica e militare, che esiste e sempre esisterà, a maggiore ragione in questi tempi turbolenti, l’ambito spaziale è qualcosa che parte dalla concretezza delle imprese, dalla gestione aziendale, dai soggetti finanziatori, dalla collaborazione con il pubblico e, in generale, dagli ecosistemi che un Paese riesce a creare. Lavorare in questa direzione è perciò necessario, per non perdere quanto costruito e soprattutto per essere protagonisti negli sviluppi futuri.

Scritto da
Luca Picotti

Avvocato e saggista. Ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l’Università di Udine. È membro dell’Osservatorio Golden Power e scrive per diverse testate, occupandosi di tematiche giuridico-economiche, scenari politici e internazionali. È autore di: “Linee invisibili. Geografie del potere tra confini e mercati” (Egea 2025) e “La legge del più forte. Il diritto come strumento di competizione tra Stati” (Luiss University Press 2023).

Pandora Rivista esiste grazie a te. Sostienila!

Se pensi che questo e altri articoli di Pandora Rivista affrontino argomenti interessanti e propongano approfondimenti di qualità, forse potresti pensare di sostenere il nostro progetto, che esiste grazie ai suoi lettori e ai giovani redattori che lo animano. Il modo più semplice è abbonarsi alla rivista cartacea e ai contenuti online Pandora+, è anche possibile regalare l’abbonamento. Grazie!

Abbonati ora

Seguici